Energia, l'Europa accelera sul solare: un quarto dell’elettricità Ue arriva dal fotovoltaico. Un nuovo schiaffo alla strategia energetica del governo Meloni
Per la prima volta nella storia del sistema elettrico europeo, nel mese di giugno 2026 il solare ha coperto un quarto della produzione di energia dell'Unione europea. Un risultato che segna un passaggio significativo nella trasformazione del mix energetico europeo e conferma la crescita rapidissima di una fonte che, fino a pochi anni fa, rappresentava una componente marginale della produzione elettrica.
Secondo l'analisi di Ember, think tank energetico che mira ad accelerare la transizione verso l'energia pulita, il fotovoltaico ha prodotto 52 terawattora di elettricità nell'Ue a giugno 2026, raggiungendo una quota del 25% della generazione complessiva. Il dato supera il precedente record registrato appena un mese prima, nel maggio 2026, quando il solare aveva raggiunto 47 TWh, pari al 23% della produzione.
Per la terza volta soltanto nella storia del mercato elettrico europeo, il solare è diventato la principale fonte singola di energia nel mese. Prima di giugno 2026 era accaduto soltanto nel giugno 2025 e nel maggio 2026.
Il sorpasso sulle fonti tradizionali
Il risultato di giugno fotografa un cambiamento profondo nelle gerarchie energetiche europee. Il solare ha superato tutte le altre fonti di produzione elettrica: il nucleare si è fermato al 21%, il gas naturale al 15%, l'eolico al 14%, l'idroelettrico al 12%, mentre il carbone ha rappresentato soltanto l'8%.
La crescita del fotovoltaico è stata favorita dalle condizioni tipiche dei mesi estivi, con una forte disponibilità di irraggiamento solare proprio nel periodo in cui la domanda elettrica è aumentata anche per effetto dell'utilizzo dei sistemi di raffrescamento durante le ondate di calore.
In particolare, la produzione solare ha contribuito a mantenere stabile l'approvvigionamento elettrico in una fase in cui altre fonti hanno risentito delle condizioni climatiche estreme: temperature elevate e periodi caratterizzati da poco vento hanno ridotto il contributo di alcune tecnologie tradizionali.
Come sottolinea Ember, il ruolo del solare nel sistema europeo è cambiato rapidamente: da fonte complementare è diventato una componente essenziale della sicurezza energetica, grazie soprattutto ai costi in calo e alla possibilità di installazione relativamente rapida rispetto ad altre infrastrutture energetiche.
Cinque anni di crescita senza precedenti
Il dato di giugno 2026 arriva dopo una fase di espansione molto intensa. Nel giugno 2021 il fotovoltaico produceva soltanto il 10% dell'elettricità europea, con 21 TWh generati nel mese.
In appena cinque anni la quota è più che raddoppiata. Tra il 2021 e il 2025 il solare europeo è cresciuto di oltre il 20% ogni anno, diventando la fonte energetica con il ritmo di crescita più elevato nell'intero sistema elettrico dell'Unione.
Alla base di questa accelerazione c'è soprattutto l'aumento della capacità installata. Nel solo 2025 l'Unione europea ha aggiunto 65,1 gigawatt di nuova capacità fotovoltaica, spinta dagli investimenti pubblici, dagli incentivi nazionali e dalla crescente diffusione degli impianti privati su abitazioni, aziende e strutture industriali.
Il fotovoltaico è diventato anche uno degli strumenti principali con cui governi e cittadini cercano di ridurre la dipendenza dalle importazioni energetiche e limitare l'esposizione alle oscillazioni dei prezzi internazionali del gas... Italia esclusa!
Record in molti Paesi europei
La crescita non riguarda soltanto il dato complessivo dell'Unione. Nel 2026 diciotto Stati membri hanno già registrato nuovi record mensili per la quota di elettricità prodotta dal sole.
La Spagna è uno degli esempi più significativi. Nel giugno 2026 il fotovoltaico ha superato per la prima volta un terzo della produzione nazionale, arrivando al 34% dell'elettricità generata. La crescita degli impianti rinnovabili, sostenuta da politiche favorevoli, ha rafforzato il ruolo del Paese come uno dei mercati solari più dinamici d'Europa.
Anche la Germania ha raggiunto livelli mai visti prima: dopo aver superato il 33% della produzione elettrica da solare nel maggio 2026, ha toccato il 36% nel mese successivo.
Un caso particolarmente significativo è quello della Polonia. Tradizionalmente considerata uno dei Paesi europei più legati al carbone, Varsavia ha registrato una crescita molto rapida del fotovoltaico, arrivando al 24% della produzione elettrica da solare nel giugno 2026. Dal 2020 al 2025 il Paese ha aggiunto oltre 20 gigawatt di nuova capacità solare.
E l'Italia? Resta indietro per il peso delle insensate scelte energetiche del governo Meloni
Così, mentre molti Paesi europei segnano nuovi record nella produzione fotovoltaica, l'Italia procede con lentezza e rischia di perdere una parte importante della trasformazione energetica in corso. Un Paese con condizioni climatiche particolarmente favorevoli, un'elevata disponibilità di sole e un enorme potenziale per lo sviluppo delle energie rinnovabili non sta sfruttando pienamente i propri vantaggi naturali, a causa delle scelte strategiche compiute dall'attuale governo.
La linea energetica dell'esecutivo guidato da Giorgia Meloni ha puntato infatti con decisione sul gas naturale come elemento centrale della sicurezza energetica nazionale, una scelta coerente con un'impostazione che privilegia le fonti fossili e che si inserisce nella più ampia visione internazionale vicina alle politiche energetiche promosse dall'area conservatrice statunitense. Il risultato è che l'Italia rischia di rimanere ancorata a un modello che molti partner europei stanno progressivamente superando, mentre altri Stati accelerano sulla produzione domestica da fonti rinnovabili.
La questione non riguarda soltanto gli obiettivi ambientali, ma anche la competitività economica del sistema Paese. Una maggiore produzione di energia solare avrebbe infatti un effetto diretto sulla riduzione dei costi elettrici, soprattutto per imprese e industrie ad alto consumo energetico. In un contesto in cui il prezzo dell'energia rappresenta uno dei principali fattori di competitività internazionale, rallentare lo sviluppo delle rinnovabili significa mantenere più elevata la dipendenza dai mercati del gas, esponendo famiglie e aziende alle oscillazioni dei prezzi internazionali.
Un ulteriore elemento riguarda il meccanismo europeo di formazione del prezzo dell'elettricità. Spagna e Portogallo hanno ottenuto dall'Unione europea una revisione delle regole applicate al mercato elettrico, introducendo strumenti che hanno permesso di contenere l'impatto dell'aumento dei prezzi del gas sul costo finale dell'energia. L'Italia, invece, non ha seguito con la stessa determinazione questa strada, nonostante il peso che il caro energia continua ad avere sul sistema produttivo nazionale.
Questa scelta pesa soprattutto sulle aziende energivore, cioè quelle industrie per cui il costo dell'elettricità rappresenta una componente rilevante del processo produttivo. Senza interventi strutturali sul mercato elettrico e senza un'accelerazione significativa sulle fonti a basso costo come il fotovoltaico, molte imprese italiane continuano a pagare un prezzo superiore rispetto ai concorrenti europei, con conseguenze sulla capacità di investimento, sull'occupazione e sulla competitività.
La frenata sulle rinnovabili produce inoltre un effetto negativo su un settore industriale che potrebbe rappresentare un importante motore di crescita. L'esperienza spagnola dimostra come lo sviluppo del fotovoltaico non sia soltanto una questione energetica, ma anche industriale: nuovi impianti significano investimenti, occupazione qualificata, sviluppo di filiere tecnologiche, servizi di installazione e manutenzione, ricerca e innovazione.
L'Italia dispone di competenze, imprese specializzate e condizioni climatiche favorevoli per diventare uno dei principali protagonisti europei del settore. Tuttavia, una colpevole mancanza di strategia sulle rinnovabili ha finora trasformato un'opportunità economica in un'occasione mancata.
Mentre il resto d'Europa accelera verso un sistema elettrico più autonomo e meno dipendente dalle importazioni fossili, il nostro Paese, guidato da una manica di saltafossi capaci solo di sfornare inutili decreti sicurezza per rendere ancor più insicure le nostre città, sta restando spettatore di una rivoluzione energetica che avrebbe invece tutte le caratteristiche per guidare.
La nuova sfida: gestire una rete sempre più rinnovabile
Il record del giugno 2026 rappresenta una vittoria per la transizione energetica europea, ma apre anche nuove sfide tecniche. Un sistema elettrico con una quota crescente di fonti variabili come sole e vento richiede infatti investimenti nelle reti, negli accumuli energetici e nelle tecnologie capaci di bilanciare rapidamente domanda e produzione.
La questione centrale non riguarda più soltanto la capacità di installare nuovi pannelli solari, ma la capacità di integrare questa energia in modo stabile nel sistema. Nei momenti di massima produzione solare sarà necessario evitare sprechi e sovraccarichi della rete, mentre nelle ore serali o nei periodi meno favorevoli serviranno sistemi di accumulo e fonti di compensazione.
Il dato di giugno 2026 segna comunque un punto di svolta: il solare non è più una promessa futura della politica energetica europea, ma una realtà già presente nel funzionamento quotidiano del continente. In pochi anni una tecnologia considerata marginale è diventata la principale fonte elettrica dell'Unione nei mesi di maggiore disponibilità solare, modificando profondamente gli equilibri del mercato energetico europeo.