Salute

Liste d’attesa infinite, sanità pubblica in agonia: l’Italia verso il modello americano

C’era una volta il Servizio Sanitario Nazionale. Era il fiore all’occhiello del nostro Paese, un baluardo di civiltà che garantiva cure a tutti, indipendentemente dal reddito. Oggi, quel modello di equità e universalità sta lentamente sgretolandosi, sotto il peso di tagli, carenze di personale, oltretutto malpagato e sottoposto a turni stressanti, e una crescente diseguaglianza territoriale.

Le liste d’attesa interminabili per una semplice prestazione diagnostica o una visita specialistica non sono più un’eccezione, ma la regola. Mesi, a volte anni, di attesa per un esame che nel frattempo può fare la differenza tra una diagnosi precoce e una condanna. Così, sempre più italiani, stanchi di aspettare, si rivolgono alla sanità privata, pagando di tasca propria ciò che lo Stato non riesce più a garantire, nonostante le ritenute in busta paga sotto la voce SSN, un pò come sta avvenendo anche per le pensioni: i lavoratori versano contributi all'Inps come al SSN, per poi ricevere in cambio un pugno di mosche!!

Secondo la Relazione del Cnel sui servizi pubblici 2025, la spesa privata in sanità ha raggiunto i 42,6 miliardi di euro l’anno, pari al 25% del totale nazionale, con un aumento del 2% solo nell’ultimo anno. È il segnale di un sistema che si sta polarizzando: chi può permetterselo si cura, chi non può resta in attesa. E in attesa, spesso, si ammala di più.

Il finanziamento pubblico della sanità italiana si ferma al 74%, contro una media europea del 77,3%. Pochi punti percentuali che però raccontano un abisso di differenze: ospedali che chiudono, medici di base che mancano, pronto soccorso al collasso. Mentre mancano oltre 180mila infermieri rispetto alla media europea, cresce la “fuga dal pubblico” di giovani professionisti, attratti da stipendi migliori e condizioni di lavoro più dignitose nel privato o all’estero.

In questo scenario, il principio stesso di “universalità delle cure” viene meno. Il rischio, sempre più concreto, è di scivolare verso un modello sanitario all’americana, dove la qualità delle cure dipende dal portafoglio. Un sistema in cui la malattia diventa una questione economica e non più un diritto.

La sanità pubblica non è solo un servizio: è una conquista civile, un pilastro della coesione sociale. Perderla significa accettare che la vita di un cittadino valga meno di quella di un altro.
Eppure, il sistema, bene o male, ancora resiste grazie alla dedizione di chi ogni giorno lavora nei reparti, spesso con risorse minime e carichi massimi.

Ma la resilienza non basta più. Servono investimenti strutturali, programmazione, visione. Non si può continuare a tappare falle con soluzioni temporanee mentre la barca affonda.

Difendere la sanità pubblica significa difendere un’idea di Paese: solidale, civile, giusto. Un Paese in cui nessuno debba scegliere tra pagare o guarire, tra curarsi o aspettare.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Salute
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