Il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich parla di “dichiarazione di guerra”. Ma la vera guerra, da anni, è quella condotta contro il diritto internazionale, contro i palestinesi della Cisgiordania e contro qualsiasi tentativo della comunità internazionale di fermare l’espansione coloniale dello Stato ebraico. La possibile richiesta di mandato d’arresto internazionale da parte della Corte Penale Internazionale dell’Aia nei suoi confronti non nasce dal nulla: è il risultato di una lunga sequenza di politiche, dichiarazioni e azioni che perfino numerosi giuristi israeliani considerano incompatibili con le Convenzioni di Ginevra.
Smotrich, figura simbolo dell’estrema destra religiosa israeliana e probabilmente affetto da gravissimi disturbi psichici, ha reagito come spesso fanno i governi che iniziano a sentirsi vulnerabili sul piano giudiziario: attaccando le istituzioni internazionali, gridando al complotto e rilanciando con ulteriori provocazioni. Ha definito la CPI “un tribunale antisemita” e ha accusato la Corte di schierarsi contro Israele, contro i suoi “diritti biblici, storici e legali”.
Una formula ormai abituale nella delinquenziale propaganda dello Stato ebraico: ogni critica viene bollata come antisemitismo, ogni richiamo al diritto internazionale come persecuzione politica. Ma il problema per Tel Aviv è che le accuse non arrivano da slogan ideologici: arrivano da organismi giuridici internazionali, da rapporti documentati, da organizzazioni per i diritti umani e persino da esperti israeliani di diritto internazionale.
Secondo quanto emerso, la procura della CPI starebbe valutando il ruolo avuto da Smotrich nell’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Insediamenti che la Corte internazionale di giustizia considera contrari al diritto internazionale e che, secondo la Quarta Convenzione di Ginevra, possono configurare crimini di guerra. Non si tratta di una disputa teorica o diplomatica: dietro quelle colonie ci sono espropri, demolizioni, espulsioni, intimidazioni e un sistema di occupazione che da decenni frammenta il territorio palestinese rendendo sempre più impossibile la nascita di uno Stato indipendente. In sostanza, quello messo in atto da Israele fin dal 1967 è un progetto di pulizia etnica per dar seguito al progetto genocidario di uno Stato ebraico che vada dal fiume (Giordano) al mare (Mediterraneo), come espressamente indicato nello statuto costitutivo del Likud, l'attuale partito di Netanyahu, di cui il noto terrorista Menachem Begin fu uno dei fondatori.
Ed è proprio qui che emerge il volto reale del progetto politico di Smotrich. Il ministro non nasconde nulla: ha apertamente dichiarato di voler “uccidere l’idea” di uno Stato palestinese. Durante la conferenza stampa convocata per denunciare la possibile iniziativa della CPI, ha addirittura rivendicato con orgoglio la creazione o la legalizzazione retroattiva di 103 nuovi insediamenti in Cisgiordania. Un’espansione senza precedenti che procede mentre Gaza viene devastata dalla guerra e mentre l’attenzione internazionale oscilla tra indignazione e impotenza.
Non solo. Smotrich ha celebrato anche la nascita di 160 avamposti agricoli, strutture formalmente illegali persino secondo il diritto israeliano, ma sostenute e protette dalle istituzioni statali. Dietro la retorica agricola si nasconde un meccanismo brutale: occupare quanta più terra possibile e spingere via le comunità palestinesi. Gli stessi coloni dichiarano apertamente che l’obiettivo è l’espulsione dei residenti palestinesi. E i numeri raccontano una realtà devastante: secondo l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem, decine di comunità palestinesi sono state costrette ad abbandonare le proprie case a causa delle violenze dei coloni dopo il 7 ottobre 2023.
Il dettaglio più inquietante è forse la reazione di Smotrich alla notizia del possibile mandato d'arresto. Invece di difendersi sul piano giuridico, il ministro ha annunciato la demolizione del villaggio beduino di Khan al-Ahmar, una comunità palestinese che la comunità internazionale cerca da anni di proteggere. Una sorta di messaggio politico: se la giustizia internazionale prova a fermare Israele, Israele accelera nei suoi piani criminali.
La linea del governo israeliano resta la stessa: rifiutare la giurisdizione della Corte Penale Internazionale sostenendo che Israele non aderisce allo Statuto di Roma. Ma questa obiezione non cancella il nodo centrale: l’occupazione, la colonizzazione e il trasferimento forzato di popolazioni civili nei territori occupati restano questioni disciplinate dal diritto internazionale umanitario.
La vicenda Smotrich mostra anche un altro aspetto: il progressivo slittamento dello Stato ebraico verso una destra nazionalista e suprematista che non prova nemmeno più a nascondere i propri obiettivi. Gli anni in cui Israele cercava almeno formalmente di apparire come una democrazia liberale occidentale sembrano lontani. Oggi ministri che parlano apertamente di annientare il progetto nazionale palestinese siedono ai vertici del governo, controllano apparati decisivi dello Stato e gestiscono direttamente i territori occupati.
E mentre il governo di Benjamin Netanyahu continua a denunciare “pregiudizi” internazionali, il mondo assiste a un’escalation continua: colonie che si moltiplicano, comunità palestinesi che spariscono, villaggi minacciati di demolizione, civili sfollati e una leadership israeliana che reagisce alle accuse internazionali non con aperture diplomatiche, ma con nuove rappresaglie politiche.
Il rischio, ormai evidente, è che Israele stia entrando in una fase storica in cui il conflitto non viene più gestito, ma alimentato deliberatamente. E quando uno Stato considera il diritto internazionale un nemico da abbattere, la deriva non riguarda più soltanto il Medio Oriente: riguarda il significato stesso di legalità internazionale nel XXI secolo e coloro che non se ne accorgono - o fanno finta di non accorgersene - ne sono complici e parimenti responsabili... come, ad esempio, la premier Giorgia Meloni e il suo governo oltre agli ebrei diasporici del nostro Paese che plaudono a leggi che definiscano antisemita chiunque critichi lo Stato ebraico... a prescindere!


