Per Diana Bracco, il “Corriere della Sera” non è soltanto un giornale: è un rito quotidiano, un filo che lega memoria familiare, vita professionale e identità milanese. Nel suo intervento per “Il mio Corriere”, l’inserto speciale dedicato ai 150 anni del quotidiano, l’imprenditrice ripercorre ricordi personali e momenti chiave della storia della sua famiglia e dell’azienda. 

Diana Bracco: dai ricordi d’infanzia con il padre alla lettura quotidiana

Da milanese, per me il Corriere della Sera è il giornale del cuore”, racconta. Tra le immagini più vive della sua infanzia c’è quella del padre, Fulvio Bracco, che ogni lunedì mattina si precipitava a sfogliare le pagine sportive per leggere i resoconti delle partite della sua amata Inter. Negli anni, quel gesto familiare si è trasformato per Diana Bracco in una consuetudine personale: la lettura del giornale al mattino, rigorosamente su carta.

Il Corriere per me è solo cartaceo e un rito mattutino”, spiega. Un’abitudine che le permette di attraversare le diverse sezioni del quotidiano, dall’economia agli esteri, dalla cultura alla vita cittadina, saziando la sua curiosità e il suo amore per la lettura. Tra le pagine più attese ci sono anche quelle dedicate alla musica e agli spettacoli, soprattutto quando raccontano i concerti alla Scala. Rileggere le recensioni il giorno dopo, dice, significa ritrovare su carta le emozioni vissute la sera prima. Per Diana Bracco, il quotidiano milanese ha sempre saputo interpretare l’anima della città: “il Corriere ha sempre saputo raccontare, interpretando al meglio quello spirito ambrosiano fatto di apertura internazionale, solidarietà, responsabilità e dedizione al lavoro”. Un’identità a cui la sua famiglia si sente profondamente legata.

Le prime pagine che Diana Bracco non dimentica

Nel tempo, alcune prime pagine sono rimaste scolpite nella sua memoria. Una in particolare è quella pubblicata all’indomani degli attentati dell'11 settembre 2001, con l’editoriale di Ferruccio de Bortoli intitolato “Siamo tutti americani”. Proprio gli Stati Uniti rappresentano un capitolo importante anche nella storia imprenditoriale della famiglia.

Nel cassetto dei suoi ricordi più preziosi, Diana Bracco, Presidente e CEO del Gruppo, conserva due ritagli di giornale: uno del “Corriere della Sera” e uno del “New York Times”. Entrambi raccontano l’operazione con cui, nell’agosto 1994, il Gruppo Bracco acquisì Squibb Diagnostics, gigante americano della diagnostica per immagini. “Fu un’operazione coraggiosa con cui lanciammo il nostro American dream”, ricorda l’imprenditrice. Una tappa fondamentale nello sviluppo internazionale dell’azienda, che si prepara a celebrare il centenario della sua fondazione. Nello stesso cassetto, però, c’è anche un ricordo più intimo e commovente: il numero del “Corriere” pubblicato dopo la scomparsa del padre nel 2007. “Ho toccato con mano il segno profondo che Fulvio Bracco aveva impresso nella storia dell'industria italiana”, conclude Diana Bracco.