Milano torna a raccontarsi attraverso i suoi spazi, aprendo porte che per il resto dell’anno restano chiuse al pubblico. L’edizione 2026 di Open House Milano conferma la vocazione della città a laboratorio architettonico in continua evoluzione, grazie a un programma che intreccia luoghi iconici, nuove progettualità e storie personali.

Tra queste spicca quella di Lucia Mannella, architetta e guida volontaria dell’iniziativa, che nel suo racconto sottolinea come l’evento sia diventato un punto di riferimento per chi vuole comprendere Milano oltre la superficie. Dalle residenze storiche ai complessi industriali riconvertiti, fino agli studi di progettazione, il percorso di quest’anno ha messo in luce il dialogo tra memoria e innovazione che caratterizza il tessuto urbano. "Il tema scelto per l'undiecsima edizione è Milano dall'alto - racconta la Mannella -, che è un invito a osservare la città da una prospettiva completamente diversa. Quindi una visione d'insieme, una vertigine che non disorienta".

Il format, nato a Londra e oggi diffuso in oltre 50 città nel mondo, a Milano coinvolge centinaia di volontari e migliaia di visitatori. L’obiettivo resta quello di avvicinare i cittadini all’architettura, mostrando come ogni edificio custodisca una visione, un metodo, un’idea di futuro. Un approccio che Mannella incarna perfettamente, trasformando ogni visita in un racconto di identità e trasformazione. (foto Bordignon)