Sanità, Schillaci alla Camera: “Una riforma con visione, basta interventi spot”
Il Governo punta a una riforma strutturale del Servizio sanitario nazionale, basata su prevenzione, integrazione tra territorio e ospedali e valorizzazione dei professionisti sanitari. Lo ha ribadito il ministro della Salute Orazio Schillaci intervenendo durante il question time alla Camera, difendendo l’impostazione della riforma promossa dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Secondo il ministro, la nuova impostazione segna una discontinuità rispetto al passato. “La riforma del Servizio sanitario nazionale ideata dal Governo Meloni ha una visione d’insieme che mancava da anni”, ha dichiarato Schillaci, sottolineando che l’obiettivo non è intervenire con “misure spot” o semplici correzioni di bilancio, ma avviare un vero cambio di paradigma: passare da un sistema che interviene quando la malattia è già presente a uno che investe sulla prevenzione e sulla tutela della salute prima che si trasformi in emergenza.
Il ministro ha indicato tre direttrici principali su cui si muove l’azione del governo.
La prima riguarda la riforma strutturale del sistema sanitario. All’esame del Senato c’è il disegno di legge delega per la riorganizzazione dell’assistenza territoriale e ospedaliera, che punta a ridefinire il ruolo delle strutture sanitarie: ospedali come centri di eccellenza di terzo livello con bacino nazionale, strutture dedicate alla gestione programmata degli interventi e standard minimi uniformi su tutto il territorio. L’obiettivo è ridurre la cosiddetta mobilità sanitaria, cioè i casi in cui i cittadini sono costretti a spostarsi anche per centinaia di chilometri per ricevere cure adeguate. “Quando un paziente deve salire su un treno per farsi operare a mille chilometri da casa non è mobilità sanitaria, è la sconfitta dello Stato”, ha affermato il ministro.
Il secondo fronte riguarda il personale sanitario. Il disegno di legge sulle professioni sanitarie interviene su formazione, organizzazione del lavoro e incentivi per chi opera nelle aree più difficili. Tra le misure previste anche semplificazioni burocratiche e una revisione della responsabilità professionale: quando i medici rispettano le linee guida, la responsabilità dovrebbe essere limitata ai soli casi di colpa grave. Una scelta che, secondo Schillaci, servirebbe a ridurre la medicina difensiva, un fenomeno che ogni anno costa miliardi al sistema sanitario.
Il terzo pilastro della riforma riguarda prevenzione e innovazione tecnologica. Il governo punta sul nuovo Piano nazionale della prevenzione 2026-2031, sull’estensione degli screening previsti dal Piano oncologico e sul rafforzamento degli strumenti digitali come il fascicolo sanitario elettronico e la telemedicina, soprattutto per i pazienti cronici e per le aree interne del Paese. Anche l’intelligenza artificiale, ha sottolineato il ministro, sta già cambiando la diagnostica e dovrà essere governata per migliorare la qualità delle cure.
Schillaci ha poi rivendicato i primi risultati delle politiche adottate. Tra questi l’aumento di 7,4 miliardi di euro del Fondo sanitario nazionale previsto per il 2026 e il miglioramento delle performance registrato in oltre mille ospedali dopo il decreto sui tempi d’attesa, con un incremento medio del 20 per cento. Secondo il ministro si starebbe inoltre riducendo il divario di spesa sanitaria rispetto alla media europea.
Infine, un messaggio contro le letture più pessimistiche sulla condizione della sanità italiana. “La sanità italiana è più forte di quanto il catastrofismo di professione voglia farci credere”, ha affermato Schillaci, citando come indicatore l’aumento della longevità: in Italia vivono oggi circa 23.500 centenari, un numero cresciuto del 130 per cento negli ultimi anni.
“Il nostro compito”, ha concluso il ministro, “è rafforzare il sistema sanitario, renderlo più equo e consegnarlo alle generazioni future con serietà, rigore e responsabilità”.