Lo avevano promesso, lo avevano urlato in campagna elettorale. Poi, come con la legge Fornero, hanno fatto l’esatto contrario: invece di abbassare le accise sui carburanti, le hanno aumentate. Ci è voluta la crisi nello Stretto di Hormuz perché il governo Meloni si decidesse finalmente a muoversi.
E così il Consiglio dei Ministri ha approvato ieri sera un decreto urgente che taglia di 25 centesimi le accise sui carburanti. Il provvedimento è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 marzo 2026 e scatta già da oggi, 19 marzo.
Una toppa, però, che rischia di essere peggiore del buco. In assenza di un piano energetico nazionale serio, volto a rendere l’Italia autosufficiente, il temporaneo taglio delle accise appare come una misura emergenziale, più simbolica che strutturale: un volantino elettorale a spese degli italiani!
Un timido segnale arriva però da Bruxelles. Tra il 2026 e il 2027, la Commissione europea investirà 330 milioni di euro nel programma Euratom per la ricerca e la formazione nel settore nucleare. Circa 222 milioni saranno destinati a portare le tecnologie di fusione dalla fase sperimentale alla rete elettrica, sostenendo start-up e partenariati pubblico-privati europei. I restanti 108 milioni punteranno sull’innovazione e la sicurezza nella fissione nucleare, compresa la gestione dei rifiuti radioattivi e la ricerca sui reattori avanzati.
Nel frattempo, i ministri Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti hanno avviato, insieme alla Guardia di Finanza, controlli immediati sulla rete di distribuzione dei carburanti. Il Garante per la sorveglianza dei prezzi monitorerà chi non ha ancora applicato il taglio delle accise. Il costo del provvedimento per lo Stato è di 417,4 milioni nel 2026 e di 6,1 milioni nel 2028, mentre ulteriori incentivi per autotrasporto e pesca valgono rispettivamente 100 e 10 milioni di euro.
Come sempre, gran parte delle coperture per il taglio di 25 centesimi sul carburante, arriverà da presunti tagli ai ministeri, ma soprattutto dalle tasche dei 'soliti fessi': lavoratori dipendenti e pensionati, il bancomat dello Stato, che attendono invano adeguamenti salariali al caro prezzi e una riforma delle pensioni che riporti l’età pensionabile a 65 anni. Ma forse, anche per questi interventi, servirà un’altra “guerra”, altre "bombe" , per smuovere la politica?


