Donald Trump torna a minacciare apertamente l’Iran e lascia intendere che nuovi attacchi potrebbero arrivare in qualsiasi momento. Durante una breve telefonata di tre minuti con la giornalista della PBS Liz Landers, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato senza mezzi termini che potrebbe colpire di nuovo l’isola iraniana di Kharg, già bombardata nei giorni scorsi.

«Gliel’ho detto apertamente: I'll knock the hell out of it»,

ha affermato Trump, mentre — a suo dire — stava partecipando a una «riunione molto importante» sulla guerra in corso con Teheran.


L’attacco a Kharg Island

L’isola di Kharg, nel Golfo Persico, è uno snodo strategico per l’economia iraniana: da lì parte circa il 90% delle esportazioni petrolifere del paese.

Venerdì scorso Trump aveva annunciato sul social Truth di aver «totally obliterated every military target» sull’isola, sostenendo che le forze americane avevano distrutto tutte le infrastrutture militari presenti.

Secondo i militari statunitensi, l’operazione ha effettivamente colpito strutture missilistiche e installazioni militari, lasciando però intatti i terminal petroliferi. Una scelta non casuale, spiegata dallo stesso presidente.

«L’isola è fuori uso, tranne i tubi che ho lasciato», ha raccontato Trump durante l’intervista telefonica. «Non volevo colpire le condutture: ci vogliono anni di lavoro per costruirle».

Il presidente ha aggiunto di aver deliberatamente evitato l’infrastruttura energetica anche negli attacchi su altre zone dell’Iran:«Potrei distruggere le centrali elettriche in un’ora. Sparirebbero. Ma poi servirebbero anni per ricostruirle e sarebbe un trauma enorme».

La minaccia di escalation

Le parole di Trump arrivano mentre la tensione tra Washington e Teheran continua a crescere.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già avvertito che qualsiasi attacco contro le infrastrutture petrolifere o energetiche iraniane provocherebbe una dura rappresaglia.

Il presidente americano, però, non esclude nuovi colpi. Quando gli è stato chiesto se gli Stati Uniti potrebbero arrivare a dispiegare truppe di terra in Iran, Trump ha evitato una risposta chiara.

«Non voglio dirlo», ha dichiarato. «Non parlerò di strategia con un giornalista».


Un consenso interno in calo

Intanto negli Stati Uniti cresce il malcontento per il conflitto. Un sondaggio condotto da PBS News, NPR e Marist mostra che la maggioranza degli americani disapprova la gestione della guerra da parte di Trump e si oppone a un intervento militare diretto contro l’Iran.

Nonostante ciò, l’amministrazione continua a sostenere che sarà lo stesso presidente a stabilire quando la missione potrà dirsi conclusa.

All’inizio di marzo Trump aveva previsto una guerra di “quattro o cinque settimane”, ma ora evita qualsiasi scadenza precisa.

«Non voglio dirlo», ha risposto alla domanda su quando finirà il conflitto. «Se sbagliassi di due giorni, mi critichereste».


Petrolio e timori economici

La guerra ha già avuto effetti pesanti sui mercati energetici. I prezzi del carburante sono aumentati sensibilmente dall’inizio del conflitto e l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha dovuto rilasciare 400 milioni di barili di petrolio dalle riserve strategiche per cercare di stabilizzare il mercato globale.

Trump però minimizza i timori economici.

«I prezzi del petrolio crolleranno come un sasso appena la guerra sarà finita», ha assicurato il presidente.

Quando questo accadrà, però, resta ancora una domanda senza risposta. Per ora, l’unica certezza è che la guerra con l’Iran continua — e che la Casa Bianca non sembra avere fretta di indicare una via d’uscita.