Salute

Sprechi e malversazioni nella Sanità: quanto ne sappiamo e quanto ci costano

Fa scalpore l'arresto di un primario a Roma per una vicenda di mazzette, ma le stime di settore indicano che il 20% della spesa sanitaria "evapora" in sprechi, inefficienze e corruzione. Nel 2017, le risorse sottratte complessivamente ammontavano a circa 23 miliardi di euro all'anno, un quinto dell'intero volume di spesa sanitaria pubblica.

Gli sprechi ammontano a circa 14 miliardi di euro, gettati al vento con acquisti non necessari o per inefficienze gestionali e prestazioni superflue.
La corruzione e le frodi accertate erodono tra il 3,29% e il 10% della spesa totale, per un valore medio del 5%, non inferiore ai 6 miliardi e potenzialmente doppio.
L'inefficienza del sistema vale 'solo' 3,2 miliardi di euro, ma sono pesantissimi, dato che parliamo di liste d'attesa, reclutamento del personale, gestione dei percorsi di cura, innovazione e ricerca.

Il 2° Rapporto sulla sostenibilità del servizio sanitario nazionale, risalente al 2017, individuava  6 categorie di spreco:

  • 1) «Sovrautilizzo»: farmaci, esami, ricoveri e interventi inutili.
  • 2) «Frodi e abusi»: corruzione diffusa nel sistema delle forniture e delle convenzioni coi privati; uso improprio dei fondi per la ricerca; appalti truccati; varianti di prezzo in corso d’opera; furto di farmici e altre forniture durante la distribuzione e lo stoccaggio; cattiva gestione del patrimonio immobiliare; false esenzioni dal ticket; utilizzo di strutture pubbliche a fini privati; schede di dimissione ospedaliera falsificate per gonfiare i rimborsi; dirottamento dei pazienti verso strutture private.
  • 3) «Costi eccessivi»: in molti casi non vengono applicati i costi standard, dai farmaci alle protesi, dalle apparecchiature alle pulizie.
  • 4) «Sotto utilizzo»: mancata prevenzione con esami, cure e interventi che eviterebbero successive spese.
  • 5) «Complessità amministrative»: eccesso di burocrazia; gestione non informatizzata delle sale operatorie.
  • 6) «Inadeguato coordinamento»: duplicazioni nelle prestazioni; lunghe liste d’attesa; mancata presa in carico post-dimissione.

Una vera  e propria calamità nazionale, insomma, per la quale - otto anni fa - il presidente dell'ANAC - Autorità nazionale anti corruzione, Raffaele Cantone,  invitava alla cautela, ma precisava che si tratta di "un problema molto significativo, sia di sprechi sia di fatti corruttivi", per questo "siamo intervenuti mettendo in campo un nuovo piano anticorruzione concordato anche con i tecnici del ministero della Salute",  aggiungendo che "la sanità è il settore in cui il problema della corruzione è sempre stato alto, confermandosi ai primi posti per rischi corruttivi".

Le indagini dei NAS e della GDF - infatti - sono costanti e ogni anno portano a centinaia di denunce penali per reati come truffa aggravata, corruzione, peculato e abuso d'ufficio. Ad esempio,  nel 2023, su circa 1934 strutture monitorate, sono state 205 persone denunciate dai NAS,  83 all'Autorità Giudiziaria, 122 a quella Amministrativa.
Nel 2015, su 4.533 controlli effettuati a livello nazionale dalla Guardia di Finanza in materia di prestazioni sociali agevolate ed esenzioni dal ticket sanitario, ben 3.994 casi sono risultati irregolari.

Tornando all'indagine condotta nel 2017 da Transparency International, in collaborazione con  Censis, Ispe-Sanità e Rissc, intervistando i dirigenti delle 151 strutture sanitarie che hanno partecipato all'indagine sulla percezione della corruzione:

  • in 37% conferma che si sono verificati episodi di corruzione negli ultimi 5 anni, "non affrontati in maniera appropriata"
  • il 77%  ritiene che ci sia il rischio concreto che all'interno della propria struttura si verifichino fenomeni di corruzione
  • l'83%  indica che i maggiori rischi si annidano negli acquisti di beni e servizi
  • il 66% segnala le criticità intrinseche nella realizzazione di opere e infrastrutture
  • il 31% sottolinea la possibilità che si seguano scorciatoie illecite nelle assunzioni.

Dunque, non c'è troppo da meravigliarsi se c'è stato un arresto al Sant'Eugenio di Roma. Quel che fa scalpore è che si tratta del primario di Nefrologia, Roberto Palumbo, del quale nessuno si aspetterebbe che potesse 'vendersi' per  una mazzetta di 'appena' 3mila euro in contanti. 
Ma quello per cui dovremmo meravigliarci è che noi cittadini e contribuenti -  dal 2017 ad oggi - non stiamo più ricevendo i dati aggregati della voragine da decine di miliardi, che non solo impoverisce il nostro Servizio Sanitario, ma soprattutto la fa funzionare male.
Vorremmo tutti sapere se ormai è un quarto della spesa sanitaria che si volatilizza, se per caso il 'buco' fosse cresciuto a 30 miliardi di euro l'anno, o no?

Autore scienzenews
Categoria Salute
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