Benjamin Netanyahu, il premier di un governo che da mesi tiene sotto assedio la Striscia di Gaza, ordinando la chiusura dei valichi, il blocco degli aiuti umanitari, la distruzione delle infrastrutture sanitarie e l'uccisione sistematica di operatori umanitari, ha chiesto al Comitato Internazionale della Croce Rossa di fornire cibo e cure ai prigionieri israeliani ancora detenuti nella Striscia.

Netanyahu si è rivolto a Julien Leirisone, capo della delegazione della Croce Rossa in Israele e nei Territori Occupati, chiedendogli un intervento per "motivi umanitari". Motivi umanitari. Detto da chi ha trasformato Gaza in un cimitero a cielo aperto, dove bambini, donne e civili innocenti muoiono ogni giorno per mancanza di acqua, elettricità, medicinali e cibo. Da chi ha impedito con ogni mezzo la consegna di aiuti umanitari, bombardando persino i convogli di soccorso.

Ma ora Netanyahu pretende che il mondo si indigni per le "immagini scioccanti" degli "ostaggi", ignorando deliberatamente le decine di migliaia di immagini infinitamente più scioccanti dei corpi straziati dei gazawi, dei bambini senza arti, delle madri che scavano tra le macerie con le mani nude.

E ancora peggio: si arroga il diritto di parlare di "violazioni fisiche e psicologiche" subite dai detenuti, mentre le sue truppe devastano scuole, ospedali, rifugi, mentre famiglie intere vengono cancellate in un solo bombardamento.

Questo non è solo doppiopesismo. È un insulto alla dignità umana. È la dimostrazione plateale di quanto la retorica del governo israeliano sia scollegata da ogni parvenza di moralità.

Che Netanyahu invochi ora l'aiuto della Croce Rossa, dopo averle reso impossibile operare per mesi nei territori occupati, è come se un piromane chiamasse i pompieri solo quando la sua stessa casa brucia, dopo aver dato fuoco a tutto il quartiere.

No, non possiamo restare in silenzio. Il mondo non deve farsi prendere in giro da chi, dopo aver distrutto ogni concetto di umanità in Palestina, cerca ora di spacciarsi per il difensore dei diritti umani – ma solo dei "suoi".

La tragedia degli ostaggi è reale, e nessuno la nega. Ma Netanyahu non può usarla come scudo per coprire i crimini commessi su scala industriale dal suo esercito su suo ordine. Non può pretendere empatia selettiva, mentre il suo esercito sta volontariamente sterminando un intero popolo.