Trump annuncia nuove tariffe del 10% contro i paesi vicini al blocco BRICS: cresce la tensione a livello globale
Con una mossa destinata a infiammare ulteriormente lo scenario geopolitico ed economico globale, Donald Trump, ha annunciato che gli Stati Uniti imporranno un dazio addizionale del 10% a tutti i Paesi che si allineano alle "politiche anti-americane" del gruppo BRICS. L'annuncio è arrivato poche ore dopo l'apertura del vertice BRICS a Rio de Janeiro.
"Qualsiasi paese che si schieri con le politiche anti-americane dei BRICS sarà soggetto a un'imposta aggiuntiva del 10%. Nessuna eccezione. Grazie per l'attenzione su questo tema!", ha scritto Trump su Truth Social.
Trump non ha specificato quali siano esattamente le "politiche anti-americane" a cui si riferisce, ma il suo messaggio è apparso come una risposta diretta alla dichiarazione congiunta dei leader BRICS, che hanno criticato velatamente la politica dei dazi portata avanti da Washington, accusata di danneggiare il commercio globale.
Il vertice di Rio segna una nuova fase per il BRICS, gruppo nato nel 2009 con Brasile, Russia, India e Cina, cui si sono poi aggiunti Sudafrica, Egitto, Etiopia, Indonesia, Iran ed Emirati Arabi Uniti. Attualmente, oltre 30 paesi hanno espresso interesse a entrare nel blocco, mentre la posizione dell'Arabia Saudita rimane in sospeso.
Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha definito il BRICS l'erede del gruppo di quelli che una volta erano definiti i Paesi "Non Allineati", sottolineando come questi, adesso, rappresentino oltre la metà della popolazione mondiale e il 40% dell'economia globale. Lula ha denunciato il ritorno del protezionismo e ha rilanciato la necessità di riformare le istituzioni globali come l'ONU e il Fondo Monetario Internazionale, ormai ritenute obsolete in un mondo multipolare.
"Se la governance internazionale non riflette la nuova realtà del XXI secolo, spetta al BRICS aggiornare il sistema", ha dichiarato Lula, criticando apertamente le guerre guidate dagli Stati Uniti in Medio Oriente.
Nonostante il crescente peso geopolitico, il BRICS deve però fare i conti con divergenze interne significative: alcuni membri sono storici rivali regionali, e le posizioni su temi chiave come Israele, Iran e la guerra in Ucraina non sono sempre allineate.
Inoltre, il presidente cinese Xi Jinping ha delegato la partecipazione al suo premier, mentre Vladimir Putin è intervenuto solo in videoconferenza per evitare un mandato d'arresto internazionale.
Nella dichiarazione congiunta, i BRICS hanno:
- Condannato gli attacchi israeliani su Gaza e le azioni in Kashmir, definendole "terroristiche";
- Sostenuto l'ingresso di Iran ed Etiopia nell'Organizzazione Mondiale del Commercio;
- Lanciato un'iniziativa di garanzie multilaterali attraverso la Nuova Banca di Sviluppo del BRICS;
- Chiamato a regolamentare l'intelligenza artificiale per evitare abusi e raccolta dati non autorizzata.
La risposta aggressiva di Trump sembra riflettere il crescente isolamento degli Stati Uniti nei principali consessi internazionali. Con il G7 e il G20 paralizzati da divisioni interne e l'unilateralismo americano, il BRICS si presenta come un'alternativa diplomatica capace di dare voce al Sud Globale.
Nel frattempo, paesi come Indonesia e Cina stanno tessendo una rete di investimenti incrociati, inclusi progetti per la tutela delle foreste tropicali. Il Brasile, che ospiterà anche il vertice sul clima delle Nazioni Unite a novembre, ha sfruttato l'occasione per mostrare l'impegno del blocco contro i cambiamenti climatici — in netto contrasto con la linea negazionista di Trump sul tema ambientale.
L'annuncio di Trump segna un nuovo picco nelle tensioni tra Stati Uniti e blocco BRICS, proprio nel momento in cui quest'ultimo si rafforza e si espande. Mentre il mondo si muove verso un equilibrio multipolare sempre più evidente, gli Stati Uniti sembrano scegliere la via dell'isolazionismo, supportata dalla minaccia dei ricatti. Resta da vedere se questa strategia produrrà vantaggi reali per Washington o se finirà per accelerare il declino dell'influenza americana, a partire dal Sud Globale.
Da non dimenticare anche che il presidente degli Stati Uniti, in precedenza, aveva annunciato che a partire dalle 12 (le 18 in Italia) di lunedì 7 luglio avrebbe inviato lettere (ricattatorie) a 12 - "ma potrebbero essere 15", secondo quanto da lui dichiarato - Paesi con cui gli USA non hanno ancora raggiunto un'intesa sui dazi, precisando che gli USA avrebbero iniziato a riscuotere le nuove imposte (maggiorate) a partire dal 1 agosto.
In base alle sue parole, pertanto, si deve intendere che la scadenza del 9 luglio da lui indicata è da considerarsi nuovamente slittata!
"Abbiamo anche concluso accordi", ha poi aggiunto Trump ai giornalisti prima di tornare alla Casa Bianca dalla sua casa nel New Jersey. "Quindi avremo una combinazione di lettere e di alcuni accordi che sono già stati conclusi".
Trump e i suoi consiglieri si sono rifiutati di rivelare quali Paesi avrebbero ricevuto le lettere.