Politica

Secondo Meloni governare è gestire il potere e non rispondere ai bisogni degli italiani


+++GIORGIA MELONI ARRABBIATA DOPO IL MIO VIDEO MI SCRIVE SUL CELLULARE A MEZZANOTTE +++
"Cari amici stanotte attorno le 12,20 la donna più potente d'Italia, presidente del Consiglio dei Ministri mi scrive su whatsapp. Mi allega il video pubblicato ieri e commenta “che modo vergognoso di fare politica, il cambiamento..”.Sì, nel pieno di una crisi di Governo con uno scenario internazionale incerto il pensiero della Meloni sono io. Un messaggio stringato che fa capire la grande irritazione contro di me e l'effetto della mia azione politica. Noi da soli senza un partito alle spalle facciamo paura. Ritengo sia giusto sappiate che oltre le svariate decine di persone che politicamente faranno di tutto per distruggerci, annoveriamo anche una delle donne più potenti al mondo. Ovviamente le ho risposto e le ho ribadito che la Sicilia non è più nelle condizioni di governare e che dovrebbe essere lei a vergognarsi per aver consegnato la nostra terra nella mani di Schifani e compagnia. Mai mi sarei aspettato che il livello si alzasse in questo modo, ma non mi fermo. Una cosa vi chiedo STATECI VICINO".

Questo è quanto ha dichiarato ieri, tramite il suo profilo social, Ismaele La Vardera, ex inviato de Le Iene, oggi deputato e fondatore del Movimento “ControCorrente Lottare x Restare”, candidato presidente regione siciliana.

Che cosa è accaduto?

La premier Meloni ha risposto, invelenita, in riferimento a un video in cui Ismaele La Vardera accusava il governo di avere impugnato la norma regionale sui ristori ai territori dell'isola colpiti dal ciclone Harry per “ritorsione” contro la Sicilia che ha votato no al referendum. Questo il video...

Questo è quanto è stato deliberato "contro" la regione Sicilia nel CdM n. 166 del 27 marzo:

"Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli, ha esaminato sedici leggi regionali e ha quindi deliberato di impugnare la legge della Regione siciliana n. 3 del 30/01/2026, recante “Interventi urgenti per far fronte ai danni causati dagli eventi meteo avversi dei giorni 19, 20 e 21 gennaio 2026”, in quanto talune disposizioni, eccedendo dalle competenze statutarie e ponendosi in contrasto con la normativa statale in materia di previdenza sociale e tutela della concorrenza, violano l'articolo 117, secondo comma, lett. e) e o) della Costituzione". 

Che cosa ha impugnato (e di fatto bloccato) il governo? Una legge fatta dalla regione Sicilia con l'intento di sbloccare 40,8 milioni di ristori  per i danni causati dal ciclone Harry.

Questo il video "incriminato"...

Vista la reazione della premier Giorgia Meloni, la denuncia di La Vardera ha evidentemente colto nel segno!


Ecco che cosa ci dice quanto accaduto...

Un messaggio notturno, una polemica social e una legge impugnata: il caso Sicilia racconta più di quanto sembri. Quando la politica si riduce a reazione e controllo, il rischio è perdere di vista il Paese reale.

C'è un dettaglio che più di altri fotografa la stagione politica che stiamo vivendo: un messaggio inviato a mezzanotte. Non una decisione di governo, non una risposta istituzionale, ma un messaggio privato, carico di irritazione, indirizzato a un avversario politico per un video sgradito.

Come ci ha  raccontato da Ismaele La Vardera, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha reagito personalmente e con tono risentito a una critica politica. Un episodio che, preso da solo, potrebbe sembrare marginale. Ma che inserito nel contesto attuale assume un significato più ampio e, soprattutto, più inquietante.

Perché qui non è in discussione un messaggio. È in discussione un metodo.

Da tempo la cifra del governo Meloni appare sempre più chiara: una politica costruita attorno alla difesa costante della propria immagine. Una politica “sul chi vive”, per usare un'espressione militare, pronta a intercettare e neutralizzare qualsiasi narrazione alternativa, qualsiasi critica, qualsiasi voce dissonante.

Non è una novità nella storia italiana. Già ai tempi della Prima Repubblica, la gestione del consenso passava attraverso il controllo del racconto pubblico. Ma almeno allora esisteva una distinzione netta tra partito e Stato. Oggi quella linea è oramai inesistente.

Il potere non si esercita solo governando: si esercita comunicando, reagendo, correggendo. E spesso, purtroppo, distraendo.

Dopo il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare una legge della Regione Sicilia destinata a sbloccare oltre 40 milioni di euro di ristori per i danni causati dal ciclone Harry. La motivazione ufficiale è tecnica: violazione dell'articolo 117 della Costituzione, competenze eccedenti, conflitti con la normativa statale. Tutto formalmente corretto.

Ma la politica non è mai solo forma. È anche sostanza, tempi, priorità.

E allora la domanda è inevitabile: possibile che, in un momento di emergenza per un territorio, la priorità sia bloccare un provvedimento anziché trovare una soluzione? Possibile che il rigore giuridico prevalga sempre e comunque sulla necessità concreta di dare risposte rapide?

È qui che la critica di La Vardera trova terreno fertile. Non tanto per la fondatezza tecnica delle accuse, quanto per la percezione politica che ne deriva: quella di un governo più attento a segnare il territorio che a risolvere i problemi.

Ma la questione su cui porre l'accento è però più profonda.

La politica italiana ha conosciuto stagioni diverse: quella dell'ideologia, quella della mediazione, quella del tecnicismo. Oggi sembra dominare la stagione della reazione... Si reagisce a un video, si reagisce a un tweet, si reagisce a un titolo di giornale.

È un modello che ricorda, per certi versi, la trasformazione della politica in spettacolo teorizzata da studiosi come Guy Debord: il potere che non agisce più nella realtà, ma nella rappresentazione della realtà. Un potere che vive di percezione, non di risultati.

Il problema non è la polemica. La polemica è fisiologica in democrazia. Il problema è quando la polemica diventa il centro dell'azione politica, con una critica che diventa una questione personale, un video diventa una minaccia, un avversario diventa un nemico da delegittimare.

Con che conseguenze? Perdere di vista il Paese reale... sempre premesso che vi sia stata attenzione in tal senso in precedenza!

E nel caso dell'Italia, purtroppo, si tratta di un Paese fatto di territori colpiti da eventi climatici estremi, di imprese in difficoltà, di cittadini che aspettano risposte vere. Non messaggi, non reazioni, non narrazioni. Risposte!

La domanda finale è semplice: questo governo sta governando o sta resistendo? Sta costruendo soluzioni o sta difendendo se stesso?

Perché governare significa assumersi il peso delle decisioni, anche impopolari, ma orientate al bene comune. Significa scegliere le priorità e mantenerle, senza farsi distrarre dalle polemiche o dai "chiacchericci".

Resistere, invece, significa presidiare il potere. Controllare la narrazione. Rispondere a ogni attacco, reale o presunto.

La vicenda narrata da La Vardera, ci offre la risposta che, tra l'altro, ci dice anche che in queste condizioni gli italiani che aspettano risposte concrete e immediate da questo governo possono anche mettersi l'anima in pace.

Autore Piero Rizzo
Categoria Politica
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