“Una civiltà morirà stanotte”: l'ultima minaccia di Trump all'Iran alla luce del diritto internazionale
“Una civiltà morirà stanotte”. Con questa frase, rilanciata alla vigilia di un ultimatum sull'apertura dello stretto di Hormuz, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha portato la crisi con l'Iran a un livello senza precedenti.
Non si tratta solo di retorica. Sul terreno, gli attacchi hanno già colpito infrastrutture strategiche iraniane — ponti, impianti energetici, terminal petroliferi — causando già un numero significativo di vittime, tra cui anche civili.
La domanda, a questo punto, non è più solo politica, ma anche giuridica: quanto di tutto questo è compatibile con il diritto internazionale umanitario?
La minaccia di “distruggere una civiltà”: un problema giuridico prima ancora che politico
Nel diritto internazionale, le parole contano. Minacciare la distruzione di un'intera “civiltà” implica — per definizione — un attacco non limitato a obiettivi militari, ma esteso a infrastrutture civili, popolazione, sistema economico e sociale.
Questo collide frontalmente con il principio cardine del diritto dei conflitti armati: la distinzione tra obiettivi militari e civili (art. 48 e 52 del Protocollo I). Se l'obiettivo dichiarato — o implicitamente evocato — è la devastazione generalizzata, si entra in un terreno che il diritto internazionale considera illecito in radice.
Centrali elettriche e infrastrutture: legittime o no?
Trump ha esplicitamente minacciato attacchi contro centrali elettriche, ponti, infrastrutture strategiche.
Secondo il diritto internazionale potrebbero essere obiettivi legittimi se contribuiscono direttamente all'azione militare (art. 52), mentre diventano illegali se causano danni sproporzionati ai civili (art. 51) e compromettono la sopravvivenza della popolazione (art. 54).
E qui sta il punto centrale una rete elettrica nazionale non è un obiettivo isolato, è un sistema da cui dipendono ospedali, acqua potabile, comunicazioni, catena alimentare: colpirla significa colpire indirettamente la popolazione civile.
Proporzionalità: il vero discrimine
Il diritto non vieta in assoluto di colpire infrastrutture, impone però un limite decisivo: la proporzionalità. Un attacco è illegale se i danni civili prevedibili sono eccessivi rispetto al vantaggio militare.
Ora, distruggere centrali elettriche su scala nazionale — con blackout diffusi e collasso sanitario — difficilmente può essere considerato limitato, mirato, proporzionato. Per questo molti esperti parlano già di rischio concreto di crimini di guerra in relazione a ciò che STati Uniti e Israele, in base a quanto dichiarato da Trump, si aspetterebero di fare.
Il nodo più grave: il divieto di terrorizzare i civili
Il diritto internazionale vieta esplicitamente atti o minacce di violenza destinati a terrorizzare la popolazione civile. Una dichiarazione come “una civiltà morirà stanotte”, non è una minaccia militare circoscritta è una minaccia generalizzata e indiscriminata.
E questo, secondo l'interpretazione consolidata del diritto umanitario, può configurare violazione del principio di distinzione, violazione del divieto di terrore,possibile responsabilità penale internazionale.
Dalla retorica ai fatti: il rischio di illegalità sistemica
Il problema non è solo ciò che è stato detto. È il contesto: attacchi già in corso contro infrastrutture, escalation dichiarata, obiettivi sempre più ampi...
Se la strategia militare evolve verso una paralisi sistemica del Paese (energia, trasporti, economia), allora il rischio è quello di una guerra contro la società civile, non contro obiettivi militari.
E questo è precisamente ciò che il diritto internazionale, dopo il Novecento, ha cercato di proibire.
Riassumendo...
Alla luce delle norme internazionali, colpire singole infrastrutture può essere, in casi limitati, lecito, minacciare o attuare la distruzione di un'intera “civiltà” no! Non è una zona grigia, è una linea rossa giuridica molto chiara: la guerra non può essere condotta contro la popolazione civile nel suo complesso.
E quando la retorica politica inizia a evocare esattamente questo scenario, il problema non è più solo strategico o diplomatico —
ma potenzialmente penale. Donald TRump sta violando il diritto internazionale umanitario. Per tale motivo, la Corte Penale Internazionale potrebbe emettere nei suoi confronti un mandato di arresto... proprio come è avvenuto per Benjakin Netanyahu.