Il Fondo sanitario nazionale nel 2025 ha raggiunto quota 136,5 miliardi di euro, con un incremento di oltre dieci miliardi rispetto al 2022. A dirlo è stato il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenuto al Meeting di Rimini, dove ha tracciato le linee guida dei prossimi interventi in vista della Manovra.
Secondo il ministro, ulteriori risorse arriveranno con la prossima Legge di bilancio, che si sommeranno ai quattro miliardi già previsti. Obiettivo prioritario: affrontare la carenza di personale sanitario, considerata la principale criticità del sistema.
“Disporre di capitale umano adeguato – ha spiegato – significa ridurre i tempi di attesa, alleggerire i Pronto soccorso e garantire servizi più efficaci ai cittadini”.
Schillaci ha sottolineato la necessità di pagare meglio medici e operatori sanitari, per rendere più attrattivo il servizio sanitario pubblico. “Molte specializzazioni oggi non vengono scelte dai giovani – ha detto – perché poco remunerative, senza reali prospettive di carriera e spesso caratterizzate da condizioni difficili, come nell’emergenza-urgenza, in anatomia patologica o in radioterapia”.
Il ministro ha ricordato le misure già adottate: indennità e detassazioni per chi lavora nei reparti di emergenza e un “giro di vite” contro la violenza nelle strutture. In più, nella riforma delle professioni sanitarie è stata prevista la stabilizzazione dello scudo penale, che limita la punibilità ai soli casi di colpa grave. Una norma attesa da anni dai medici, pensata per ridurre la medicina difensiva e gli esami inutili, senza pregiudicare i diritti dei cittadini ai risarcimenti civili.
Ampio spazio è stato dedicato alla sanità territoriale, dove, secondo Schillaci, si rischia un aumento del divario tra regioni. “Chi ci ha preceduto ha puntato sulle infrastrutture senza preoccuparsi del personale. Ma senza medici e infermieri le strutture restano scatole vuote”.
Oggi, ha sottolineato, i medici di famiglia sono disponibili a lavorare 12 ore al giorno insieme a specialisti e altri operatori, per garantire aperture 7 giorni su 7 delle nuove strutture. “Con l’invecchiamento della popolazione – ha detto – l’immagine del medico di famiglia isolato è ormai superata”.
Sul fronte delle liste d’attesa, Schillaci ha rivendicato i risultati della recente legge varata dal governo:
997 strutture sanitarie hanno registrato un miglioramento medio del +21,3% nelle prestazioni prioritarie tra gennaio e giugno 2025;
nel secondo trimestre dell’anno si è visto un +40% di mammografie rispetto al primo.
“Dove le regioni hanno applicato la legge – ha osservato – i risultati sono evidenti: più visite nei weekend e in orario serale, unificazione delle agende di prenotazione, coinvolgimento delle strutture private accreditate”.
Il ministro ha ribadito l’obiettivo del governo: garantire una sanità pubblica universale e di qualità, riducendo le disparità tra regioni. “Il nostro sistema resta un unicum nel mondo – ha detto – per universalità e qualità delle cure. Ma bisogna colmare le lacune e spendere bene le risorse”.
Tra i risultati rivendicati, l’approvazione dopo sette anni del decreto tariffe, che permette di rendere operativi i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea) su tutto il territorio nazionale.
“La sfida – ha concluso Schillaci – non è solo stanziare risorse, ma usarle in modo efficiente. Non possiamo più permetterci un’Italia con sistemi sanitari regionali di serie A e di serie B”.


