Da un pullman e un lockdown nasce “Tales of Fantàsia”: Luca Magnaghi si racconta
C’era una storia che Luca Magnaghi teneva per sé da anni, convinto che non interessasse a nessuno. Poi è arrivato il lockdown, il consiglio di un’amica e la decisione di scriverla. Oggi “Tales of Fantàsia” è nelle librerie. Abbiamo chiesto a Luca di raccontarci com’è andata davvero.
Hai tenuto questa storia per te per anni. Poi durante il lockdown un’amica ti ha convinto a scriverla. Quanto hai rischiato di non pubblicarla mai, seriamente?
Ho rischiato molto di non pubblicarla, ma ancora più di non scriverla siccome sentivo di non avere conoscenze a sufficienza in termini di editoria e scrittura. Prima di iniziare la stesura di “Tales of Fantàsia” ho riflettuto molto se avessi le capacità di mettere una storia su carta, e questo mi ha fatto credere di non essere all’altezza per una sfida del genere; ma, come dice il messaggio che voglio lanciare grazie al libro, ho creduto in me stesso dandomi la grinta necessaria per poter cominciare a scrivere il lavoro che oggi avete tra le mani. Inoltre, ho faticato un po’ nella ricerca di una casa editrice a cui affidare la mia storia per un’eventuale pubblicazione; molte non hanno accettato oppure chiedevano cifre spropositate; infine, l’opportunità è arrivata dopo aver trovato la PAV edizioni, la quale ringrazio moltissimo e con cui mi piacerebbe collaborare di nuovo per il secondo volume di “Tales of Fantàsia”.
Il ritmo del libro è molto cinematografico, i dialoghi sono vivaci e funzionano bene. C’è però qualche passaggio in cui la costruzione del mondo di Fantàsia sembra un po’ affrettata, come se certe informazioni arrivassero in blocco, quasi come schede tecniche. Rileggendoti, c’è qualcosa che avresti trattato con più calma?
Sì assolutamente. Rileggendolo ho trovato alcuni punti che avrei voluto trattare con più calma. Ammetto che da un lato, per paura di rovinare la storia, ho deciso di non variare molto ciò che avevo scritto durante la prima costruzione del mondo di Fantàsia. Dall’altro, ho preferito mantenerla quasi esattamente come la scrissi a 17 anni; un po’ per sperimentare, confrontando il mio vecchio modo di scrittura per capire se potesse piacere e su quali punti dover migliorare, ma anche perché volevo dare un senso di un’accoglienza confortante in una storia nuova. Man mano che il lettore leggerà i prossimi libri potrà conoscere, grazie ad una mia maturazione letteraria e personale, più a fondo le varie sfumature e i dettagli del mondo di Fantàsia con i suoi personaggi.
Kol è il personaggio più complesso del libro: antipatico in superficie, ma con un passato che spiega quasi tutto. Ci hai tenuto molto a costruirlo così?
Confesso che è un personaggio che inizialmente avrei preferito introdurre più avanti, ma riflettendoci posso dire che apprezzo la scelta di averlo inserito subito nel primo libro in un momento particolare come la conversazione tra Qora e Ray nella mensa. Il personaggio di Kol è senza ombra di dubbio uno dei più complessi del libro e dell’intera storia di Fantàsia. Ho avuto molto a cuore la sua scrittura perché volevo che rappresentasse effettivamente il lato oscuro che c'è dentro di noi e che spesso non sappiamo come averci a che fare, soprattutto in un momento delicato com’è la sua giovane età. Rappresenta la difficoltà di farsi strada in un mondo che si ha imparato a cercare di domare per governare i fantasmi di un passato difficile. Un personaggio più “realistico” e imperfetto rispetto agli altri. Ora toccherà a lui decidere se essere una persona migliore del suo passato o abbandonarsi all’oscurità che viaggia ancora dentro di lui.
Cinema, anime, fumetti, videogiochi: queste sono le tue fonti dichiarate. Ma c’è qualcosa che hai letto, un libro vero, che ti abbia dato qualcosa di importante mentre scrivevi?
Già da piccolissimo, quando le prime parole su carta cominciavano a prendere senso, ho cominciato a leggere Harry Potter, una saga che mi ha influenzato fino ai giorni d’oggi, la quale mi ha accompagnato verso altri capolavori fantasy (e non) come Le cronache del regno della fantasia, Il Trono di Spade, Il signore degli anelli. Fondamentale per il mio stile di scrittura odierno è la trilogia de Il problema dei tre corpi, una storia capace di farti immaginare l’impossibile e vivere quello che non avresti mai sognato. Per andare sul panorama europeo, ad esempio, mi sono fatto affascinare dalla complessità dei mondi delle Cosmicomiche di Calvino, che nonostante portasse per luoghi sconosciuti, vi era sempre un certo riguardo e tenerezza nei confronti del lettore; oppure ho appreso molto da Siddharta di Hesse, uno dei miei libri cardine per lo sviluppo di idee riguardanti crescita e perdono.