Alla Munich Security Conference il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha messo nero su bianco ciò che molti leader europei pensano da tempo ma esitano a dire apertamente: l'ordine mondiale fondato su regole condivise "non esiste più". Un'affermazione netta, pronunciata davanti a una platea di circa cinquanta capi di Stato e di governo, riuniti per discutere del futuro della difesa europea e dei rapporti transatlantici.
Merz ha parlato di un'epoca dominata dalla competizione tra grandi potenze, avvertendo che "la nostra libertà non è garantita" e che l'Europa deve prepararsi a fare "sacrifici". Il punto centrale del suo intervento è stato il deterioramento del rapporto con Washington: "Si è aperta una frattura profonda tra Europa e Stati Uniti", ha detto, ricordando come già un anno fa il vicepresidente americano JD Vance avesse attaccato pubblicamente le politiche europee su libertà di espressione e immigrazione.
Il contesto è quello di una presidenza americana guidata da Donald Trump che ha rimesso in discussione pilastri considerati intoccabili. Dalle minacce di annessione della Groenlandia – territorio autonomo danese – ai dazi sulle importazioni europee, fino ai dubbi sugli impegni statunitensi nella NATO. Mosse che molti leader europei hanno interpretato come un punto di non ritorno nei rapporti con l'alleato storico.
Ad ascoltare Merz in sala c'era anche il segretario di Stato americano Marco Rubio, che aveva già parlato di "una nuova era nella geopolitica". Un'espressione che sintetizza bene il clima: guerra tra Russia e Ucraina, tensioni crescenti tra Occidente e Cina, l'ipotesi di un nuovo accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran. Il sistema multilaterale costruito nel secondo dopoguerra appare logorato.
Il cancelliere tedesco non ha però chiuso la porta agli Stati Uniti. Ha anzi lanciato un appello diretto: "Ripariamo e rilanciamo la fiducia transatlantica". Allo stesso tempo, ha rivelato l'esistenza di colloqui riservati con il presidente francese Emmanuel Macron per creare una deterrenza nucleare europea congiunta. Un segnale chiaro: Berlino e Parigi stanno valutando scenari che fino a pochi anni fa sarebbero stati impensabili, anche perché la sicurezza del continente è sempre dipesa dall'ombrello atomico americano.
E sapendo che il nuovo "alleato" germanico avrebbe messo le carte in tavola con l'America di Trump, la premier Meloni - come si dice dalle sue parti - "s'è data" presenziando in Etiopia la seconda edizione del prestigiosissimo e importantissimo vertice Italia - Africa.
La Presidente del Consiglio, intervenendo ad Addis Abeba, ha sottolineato la centralità strategica del rapporto tra Italia e Africa, rivendicando i risultati raggiunti dal Piano Mattei nei due anni successivi al primo summit di Roma [naturalmente quali siano nessuno lo sa].
A suo dire sono stati avviati progetti concreti in settori chiave: energia (rinnovabili e interconnessioni), sicurezza alimentare, infrastrutture fisiche e digitali, sanità, industria, occupazione e formazione. Centrale è l’investimento sull’istruzione, anche attraverso una campagna internazionale per migliorare l’accesso alla scuola in decine di Paesi.
L’obiettivo dichiarato è favorire lo sviluppo autonomo delle economie africane, valorizzando capitale umano e trasformazione locale delle risorse, contrastando le cause profonde della migrazione irregolare. Il vertice non serve a celebrare i risultati, ma a rafforzare e migliorare il Piano con un approccio pragmatico, flessibile e condiviso.
Tanto per misurare la "grandezza" del suo fantascientifico piano, la premier Meloni, ormai in vista della primavera, ha annunciato che a giorni varerà un decreto bollette per calmierare la spesa energetica (leggi gas) delle famiglie italiane. Le risorse destinate a tale iniziativa? 315 milioni di euro. E poi va ad Addis Abeba per far credere che l'Italia sta investendo in Africa? In tutta l'Africa?
L'ennesima pagliacciata della povera Meloni è in realtà una via di fuga "strateggica", se non "storica", per evitare di non esser presente a Monaco mentre l'Europa cerca di riguadagnare un minimo di dignità nei confronti dei nazifasciti a stelle e strisce, ricordando che il vecchio continente ha ancora dei valori. Meloni, avendo ampiamente dimostrato il suo spregevole servilismo nei confronti di Trump non voleva esser presente per non dispiacere il padrone.


