Politica

Chi lo spiega a Meloni che lei non guida ma, su mandato del Parlamento, governa l'Italia?

"La cerimonia di questa sera offre a me l'occasione di dire a voce alta 'grazie' di persona, a nome dell'Italia, agli uomini e alle donne dell'intelligence per tutte le volte in cui hanno preparato il nostro paracadute. … In un mondo in cui le cose cambiano in maniera così vorticosa, l'immagine del lancio con il paracadute è molto meno metaforica di quanto si possa immaginare per descrivere la condizione che affronta chi si trova a guidare una nazione, come oggi accade a me per l'Italia. Perché ogni giorno, praticamente in ogni istante, ci sono decisioni delicate e difficili da prendere su temi che a volte sono del tutto inesplorati. Sono decisioni che devi prendere in fretta e che non ammettono o errori perché la posta in palio è altissima. … Rispetto al lancio con il paracadute, la differenza è che se sbaglio il lancio, non sarò l'unica a pagarlo, se qualcuno non ha preparato bene il mio paracadute ci saranno altri italiani che lo pagheranno. Per una persona responsabile questa è la cosa più difficile, nel guidare la nazione…"

Questo è quanto ha detto ieri Giorgia Meloni ai nuovi 007 durante la cerimonia di giuramento dei neoassunti del Sistema d'Informazione per la Sicurezza della Repubblica. 


Premessa linguistica: guidare contro governare


Guidare
Il verbo "guidare" implica una conduzione diretta, una presenza forte, spesso carismatica, che orienta la comunità, la rappresenta, la ispira. È un verbo associato ad una leadership personale - quello collegato ad una forma di governo presidenziale - , alla capacità di influenzare e incarnare una visione. Evoca immagini quasi messianiche o epiche: il comandante, il condottiero, il pastore che guida il popolo.

Governare
Il verbo "governare", al contrario, ha un'origine più tecnica e amministrativa. Deriva dal latino gubernare, lo stesso verbo usato per "governare una nave". Implica il tenere saldo il timone, mantenere la rotta, gestire le forze interne ed esterne. Governare è un'azione sistemica, collettiva, istituzionalizzata, regolata da leggi, prassi e contrappesi... ed è così che funziona, per l'appunto, un Repubblica parlamentare.

 
 Il contesto costituzionale italiano

Secondo l'art. 1 della Costituzione italiana, "la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione". Il popolo elegge il Parlamento, che è l'organo sovrano e rappresentativo per eccellenza. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, pur essendo figura apicale dell'esecutivo, non è un leader autonomo, ma un primus inter pares all'interno del Governo, ed è responsabile davanti al Parlamento (art. 94).

Il Capo del Governo, dunque, non guida la nazione, ma governa nei limiti del mandato parlamentare, sulla base di una fiducia revocabile. La sua legittimazione è indiretta e derivata: non si fonda sul voto popolare diretto, né su un'investitura carismatica, ma sull'equilibrio tra le forze politiche presenti in Parlamento.

 
Il rischio della retorica della guida

Quando un Presidente del Consiglio italiano parla di "guidare la nazione", vuol far credere al "volgo" che sia lei l'unica a "comandare", sdoganando una retorica presidenzialista che non trova fondamento nell'impianto costituzionale vigente. Questo linguaggio è fuorviante, perché finisce per far credere alle persone meno attente che l'incarico ricoperto sia un'investitura personale a capo del "popolo", piuttosto che un incarico fiduciario all'interno di un sistema parlamentare.

La differenza non è solo semantica, ma politicamente sostanziale: "guidare la nazione" presuppone un potere proprio e diretto, "governare la nazione" implica un potere delegato e limitato.

 
Il primato della Costituzione

In Italia, non si guida la nazione, la si governa sotto il controllo del Parlamento. Chi pretende di "guidare" rischia di scavalcare il principio di sovranità parlamentare e di sfociare in forme di verticalizzazione del potere che cozzano con la logica pluralista e rappresentativa dell'ordinamento.

Il Presidente del Consiglio, secondo la nostra Costituzione, non è il "capo della nazione", ma il capo del Governo, responsabile di attuare politiche pubbliche, di coordinare i ministri e di dare esecuzione alle leggi, non di incarnare la volontà generale.


Adesso, chi lo spiega a Giorgia Meloni, visto che - in base alle sue dichiarazioni - non lo ha ancora capito? E soprattutto, chi lo spiega ai giornalisti e ai commentatori che dovrebbero indignarsi, loro prima di me, per quanto detto da Meloni? Ci sarebbe anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma indignarsi per le sue sviste e per le sue mancanze è, dimostrato ormai da tempo, un'ìattività assolutamente inutile.

Autore Egidio Marinozzi
Categoria Politica
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