C'è un momento, leggendo l'ultimo libro di Italo Bocchino "Giorgia, la figlia del popolo. Perché Meloni piace agli italiani", in cui viene un dubbio teologico: e se la prova ontologica dell'esistenza di Dio non fosse più quella di Anselmo, ma quella di Bocchino?
L'argomento è semplice, quasi scolastico: Giorgia Meloni è descritta come onnipresente nel dibattito pubblico. È rappresentata come onnisciente nella lettura del “sentire del popolo”. È narrata come capace di trasformare l'acqua della marginalità politica nel vino del consenso elettorale. Se possiede attributi divini, non può non sorgere il dubbio che Meloni sia Dio oppure la sua reincarnazione.
Nel libro, la premier non attraversa le contraddizioni: le redime. Non commette errori: li pedagogizza. Non cambia tono: “evolve nella coerenza”, che è una categoria metafisica mai vista prima.
La narrazione è lineare come nel catechismo: nascita umile (Garbatella come Betlemme capitolina), prove nel deserto dell'opposizione, resurrezione elettorale, ascensione a Palazzo Chigi.
Gli scettici parlano di marketing politico. Bocchino preferisce parlare di destino. E quando il destino entra in scena, la cronaca esce dalla porta di servizio.
Viste le premesse, nel testo non può non emergere la struttura teologica trinitaria: il Popolo (che crede), la Leader (che incarna), la Coerenza (che salva). Il conflitto politico diventa eresia. La critica, un peccato veniale. L'opposizione, una tentazione del maligno mediatico.
Se Dio è perfetto, non può essere contraddetto. Se Meloni è perfettamente coerente, non può essere messa in discussione... un sillogismo di cui lo stesso Aristotele sarebbe fiero.
Ogni leader politico ha nel suo bagaglio successi, errori, compromessi. Qui invece siamo davanti a una narrazione che sfiora il soprannaturale: le tensioni diventano prove superate, le difficoltà dimostrazioni di forza, i dubbi conferme di autenticità.
Il libro non analizza: consacra, non pesa: incensa, non interroga: proclama.
Per questi motivi, se una figura politica viene descritta come inevitabile, provvidenziale, salvifica, immune da vere contraddizioni,
allora siamo davanti a una delle due possibilità: o Meloni è Dio oppure è la sua reincarnazione.
Il libro, in sostanza, è un atto di fede. E come ogni testo che parla di fede, non si legge per convincersi.
Si legge per confermare ciò in cui si crede già. Amen.


