Emergono nuovi dettagli sul piano del presidente statunitense Donald Trump per porre fine alla guerra a Gaza. Secondo fonti saudite e israeliane, il progetto includerebbe un pacchetto complesso che tocca aspetti politici, umanitari e di sicurezza, con l'obiettivo di stabilizzare la Striscia e aprire la strada a un accordo più ampio in Medio Oriente.


I punti principali del piano

  • La proposta americana, diffusa da Al-Hadath e ripresa da Haaretz, prevede:
  • Rilascio di migliaia di prigionieri palestinesi, inclusi tra i 100 e i 200 condannati all'ergastolo.
  • Liberazione immediata di tutti gli ostaggi israeliani, vivi e morti, trattenuti da Hamas.
  • Accesso illimitato degli aiuti umanitari sotto il controllo delle Nazioni Unite e di ONG internazionali.
  • Chiusura del fondo umanitario statunitense a Gaza, sostituito da un meccanismo multilaterale.
  • Raccolta delle armi di Hamas da parte di una forza congiunta araba e internazionale.
  • Stop ai piani di annessione della Cisgiordania e ritiro graduale dell'esercito israeliano da Gaza.
  • Creazione di un corridoio di sicurezza non abitato attorno alla Striscia.
  • Offerta di amnistia ai leader di Hamas in cambio dell'esilio politico fuori da Gaza.


L'accordo con Hamas

Secondo fonti israeliane, Hamas avrebbe accettato in linea di principio la proposta di Trump, soprattutto sul rilascio degli ostaggi senza condizioni. Una svolta favorita dall'intervento del Qatar, che ha convinto la leadership del movimento a rinunciare all'uso dei prigionieri come "garanzia" contro una futura offensiva israeliana.

Israele, dal canto suo, dovrebbe liberare centinaia di detenuti palestinesi e rinunciare ai progetti di distruzione totale di Gaza e di espulsione dei suoi abitanti.


Ruolo di Washington, Doha e Riyad

La mediazione americana è stata rilanciata dal consigliere speciale di Trump, Steve Witkoff, dopo l'attacco israeliano a Doha del 9 settembre. A detta di tre fonti informate, Washington avrebbe compreso che dare tempo a Netanyahu per occupare Gaza rischiava di destabilizzare l'intera regione e indebolire gli alleati degli Stati Uniti.

Il Qatar invierà una lettera ufficiale firmata da Hamas per confermare la disponibilità all'accordo. L'Arabia Saudita, invece, mantiene un profilo basso: il principe ereditario Mohammed bin Salman non ha partecipato agli incontri a New York, pur restando impegnato in iniziative diplomatiche parallele con la Francia sul riconoscimento dello Stato palestinese.


Ricostruzione e fase post-bellica

Parallelamente, Washington ha lanciato una strategia per la ricostruzione di Gaza, guidata dall'ex premier britannico Tony Blair. Il piano, simile a precedenti progetti elaborati sotto l'amministrazione Biden, prevede che Paesi arabi finanzino e supervisionino il processo di ricostruzione, affiancati da contingenti militari.

All'incontro di New York con Trump hanno partecipato l'emiro del Qatar e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, che hanno garantito sostegno economico e logistico.


Obiettivo finale: normalizzazione Israele-Arabia Saudita

Il vero traguardo della Casa Bianca è avviare, una volta concluso il conflitto, negoziati diretti tra Israele e Arabia Saudita per arrivare a un accordo di normalizzazione. Tale intesa includerebbe anche una cornice più ampia di soluzione alla questione palestinese.