Trump minaccia nuovi attacchi contro l'Iran: «Un ponte o una centrale elettrica per ogni nave colpita nello Stretto di Hormuz». Guerra senza sbocchi e tensione sui mercati
La guerra tra Stati Uniti e Iran continua a intensificarsi senza che emerga, almeno per il momento, una concreta prospettiva di soluzione diplomatica. Il presidente americano Donald Trump ha annunciato una nuova linea di risposta militare destinata ad alimentare ulteriormente l'escalation: per ogni attacco iraniano contro una nave nello Stretto di Hormuz, gli Stati Uniti colpiranno e distruggeranno un ponte oppure una centrale elettrica iraniana.
La dichiarazione arriva mentre il conflitto entra in una fase sempre più complessa, caratterizzata da continui bombardamenti, rappresaglie reciproche, crescenti danni alle infrastrutture civili e ripercussioni economiche che stanno già investendo i mercati energetici mondiali. Lo Stretto di Hormuz, attraverso il quale in condizioni normali transita circa un quinto del petrolio e del gas naturale commercializzato nel mondo, rimane infatti fortemente compromesso dalle operazioni militari iraniane, con conseguenze dirette sul commercio internazionale e sui prezzi dell'energia.
La minaccia di Trump contro le infrastrutture iraniane
Il presidente statunitense ha affidato il proprio messaggio ai social network, annunciando un meccanismo di ritorsione estremamente preciso.
Secondo Trump, ogni volta che la Repubblica Islamica aprirà il fuoco contro una nave nello Stretto di Hormuz, utilizzando missili, razzi, droni o qualsiasi altro sistema d'arma, gli Stati Uniti bombarderanno e distruggeranno una singola infrastruttura civile iraniana, individuata in un ponte oppure in una centrale elettrica.
Si tratta di una presa di posizione che segna un ulteriore irrigidimento della strategia americana in un conflitto che, nelle ultime settimane, ha visto entrambe le parti colpire sempre più frequentemente infrastrutture essenziali.
L'annuncio arriva mentre Washington prosegue la propria campagna di bombardamenti sul territorio iraniano, ormai giunta all'undicesima notte consecutiva. Le operazioni statunitensi hanno interessato, tra gli altri obiettivi, hangar per velivoli militari e depositi destinati allo stoccaggio dei droni.
Le accuse sulle infrastrutture civili
L'inasprimento dello scontro coinvolge ormai anche impianti fondamentali per la popolazione civile. Secondo le autorità statunitensi, Teheran ha risposto agli attacchi americani prendendo di mira infrastrutture energetiche e impianti di desalinizzazione nei Paesi del Golfo, strutture indispensabili per garantire l'approvvigionamento di acqua potabile in un'area caratterizzata da forte scarsità idrica.
Il diritto internazionale umanitario vieta generalmente gli attacchi contro infrastrutture civili, salvo il caso in cui queste vengano utilizzate direttamente per finalità militari.
Sul tema è intervenuto anche il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres, che ha definito "inaccettabili" gli attacchi contro questo tipo di obiettivi.
Lo Stretto di Hormuz resta il centro dello scontro
Il controllo dello Stretto di Hormuz continua a rappresentare il principale motivo di confronto tra Washington e Teheran. Prima dello scoppio della guerra il passaggio marittimo era aperto al traffico internazionale e non prevedeva alcun pedaggio. Oggi, invece, l'Iran sostiene di avere il diritto di gestire direttamente il transito delle navi e di poter eventualmente imporre tariffe per il passaggio.
Le autorità iraniane hanno inoltre preso di mira imbarcazioni che percorrevano il corridoio navale sorvegliato dalle forze statunitensi, una rotta pensata proprio per mantenere il traffico commerciale fuori dal controllo diretto di Teheran.
La chiusura di fatto dello stretto sta producendo effetti economici significativi, interrompendo uno dei principali corridoi energetici mondiali e aumentando le preoccupazioni sulla sicurezza delle forniture di petrolio e gas.
A complicare ulteriormente il quadro è arrivata anche la nuova minaccia dei ribelli Houthi, sostenuti dall'Iran, che hanno annunciato possibili attacchi contro il traffico navale saudita nel Mar Rosso, mettendo così sotto pressione un secondo snodo strategico del commercio internazionale.
La risposta dell'Iran
Le dichiarazioni di Trump non sembrano avere modificato la posizione della leadership iraniana. Il presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf, figura centrale nei contatti negoziali con gli Stati Uniti, ha ribadito che la sicurezza dello Stretto di Hormuz non tornerà ai livelli precedenti alla guerra.
Secondo Qalibaf, se la sicurezza dell'Iran non sarà garantita, nessuna infrastruttura potrà essere considerata al sicuro. Il presidente del Parlamento ha inoltre sostenuto che la piena sicurezza dello stretto potrà essere ristabilita soltanto in assenza della presenza militare americana nella regione.
Nuovi bombardamenti e attacchi missilistici
Nelle ultime ore gli Stati Uniti hanno effettuato una nuova serie di raid contro obiettivi militari iraniani. Le difese aeree di Teheran sono entrate in funzione durante la notte, mentre l'agenzia di stampa statale IRNA ha riferito di esplosioni registrate in diverse province del Paese.
Secondo il Ministero della Salute iraniano, gli undici giorni di bombardamenti americani hanno provocato 53 vittime, tra cui sei donne e tre bambini, oltre a quasi 600 feriti.
Parallelamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno confermato che le operazioni di rappresaglia continueranno.
Missili iraniani verso la Giordania
Un nuovo elemento di preoccupazione è rappresentato dall'attacco missilistico lanciato dall'Iran contro la città giordana di Aqaba, affacciata sul Mar Rosso e situata a breve distanza dalla città israeliana di Eilat.
Le forze armate giordane hanno dichiarato di avere intercettato quattro missili iraniani e quattro droni, mentre altri due missili sono caduti in aree disabitate.
Le colonne di fumo generate dalle intercettazioni sono risultate visibili anche dalla vicina città israeliana.
L'episodio assume particolare rilievo perché, dalla ripresa delle ostilità il mese scorso, Teheran aveva evitato di colpire direttamente aree prossime a Israele, nel tentativo di impedirne un nuovo coinvolgimento diretto nella guerra.
Nelle stesse ore sono scattati allarmi missilistici anche in Bahrein, mentre l'Arabia Saudita ha invitato temporaneamente i residenti della città di Dammam a cercare riparo prima di comunicare la cessazione del pericolo.
Il costo della guerra continua ad aumentare
Anche il peso economico del conflitto continua a crescere. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha dichiarato durante un'audizione al Senato che gli Stati Uniti hanno già sostenuto una spesa di circa 37,5 miliardi di dollari per le operazioni militari.
Nel frattempo Donald Trump si è recato alla base aerea di Dover per rendere omaggio ai resti di quattro militari statunitensi rimpatriati. L'impatto della guerra si riflette anche sui mercati energetici.
Il petrolio Brent ha superato i 93 dollari al barile, contro i meno di 72 dollari registrati all'inizio del mese, prima dell'escalation. Anche i prezzi della benzina stanno aumentando, alimentando ulteriori timori economici negli Stati Uniti in vista delle elezioni di metà mandato.
Diplomazia ancora bloccata
Sul piano diplomatico non si registrano passi avanti significativi. Il ministro dell'Interno iraniano Eskandar Momeni si è recato in Pakistan, uno dei principali mediatori regionali, nel tentativo di riaprire un canale negoziale.
Parallelamente, il portavoce del Ministero dell'Interno Ali Zeinivand ha affermato che la diplomazia non è stata abbandonata e che continuano gli scambi di messaggi tra le parti, senza tuttavia fornire ulteriori dettagli.
Da parte americana, il segretario di Stato Marco Rubio, intervenendo durante un vertice regionale nelle Filippine, ha accusato l'Iran di voler creare un precedente estremamente pericoloso attraverso il controllo dello Stretto di Hormuz.
Secondo Rubio, consentire a uno Stato di decidere unilateralmente chi possa transitare in una via marittima internazionale, imponendo pedaggi e minacciando di distruggere le navi che non li paghino, rappresenterebbe un precedente destinato a ripetersi anche in altre aree strategiche del mondo.
Nel frattempo Washington ha annunciato il ripristino del blocco navale nei confronti dei porti iraniani.
L'ipotesi di un attacco al sito nucleare di Pickaxe Mountain
Donald Trump ha inoltre lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero presto colpire un nuovo obiettivo strategico legato al programma nucleare iraniano.
Il riferimento è a Pickaxe Mountain, un impianto sotterraneo in costruzione scavato all'interno di una montagna situata nei pressi del sito di arricchimento dell'uranio di Natanz.
Quest'ultimo era già stato bombardato durante la guerra tra Israele e Iran del 2025, mentre Pickaxe Mountain è rimasto finora intatto nonostante i lavori di ampliamento siano proseguiti.
L'Iran continua a sostenere che il proprio programma nucleare abbia esclusivamente finalità civili e pacifiche. Tuttavia, dopo il ritiro degli Stati Uniti dall'accordo sul nucleare del 2015 deciso da Trump durante il suo primo mandato, Teheran ha ripreso l'arricchimento dell'uranio fino a livelli prossimi a quelli necessari per un eventuale impiego militare.
Secondo la valutazione degli Stati Uniti e di altri Paesi occidentali, l'Iran aveva sviluppato un programma per la realizzazione di armi nucleari fino al 2003 e potrebbe essere in grado di ricostituirlo in futuro. Nel frattempo, l'assenza di progressi nei negoziati e il continuo susseguirsi di attacchi e rappresaglie mantengono elevato il rischio di un'ulteriore espansione del conflitto, con conseguenze che continuano a riflettersi sia sulla stabilità regionale sia sull'economia mondiale.