Il successo del Milan sul Lecce, firmato da un preciso colpo di testa di Niclas Füllkrug, ha riportato alla mente dei tifosi un frammento di storia che sembrava lontanissimo. Non tanto per il valore dell’avversario o per il peso della partita, quanto per la somiglianza quasi simbolica con un gol che appartiene a un’altra epoca, quella dei primi anni Ottanta, quando il club viveva una delle fasi più difficili della sua storia recente.
Era il 6 settembre 1981 quando il Milan, reduce dalla risalita dalla Serie B, ritrovava il derby in un San Siro gremito oltre ogni limite. Nel girone di Coppa Italia, i rossoneri affrontavano l’Inter campione d’Italia, sospinti da un desiderio di riscatto che andava oltre il campo. In quella partita, lo scozzese Joe Jordan – il nuovo straniero, soprannominato “lo squalo” – segnò di testa il momentaneo 2-1, infilando il pallone nello stesso angolo e nella stessa porta in cui, 45 anni dopo, avrebbe colpito Füllkrug. Identica anche l’esultanza: corsa sotto la Curva Sud, braccia tese, liberazione pura.
Le differenze, però, raccontano due mondi lontani. Jordan segnò contro un’Inter lanciata e da posizione più arretrata, su punizione battuta dalla trequarti. Füllkrug, invece, ha finalizzato un cross teso di Saelemaekers, arrivato quasi dalla linea di fondo, contro un Lecce in lotta per la salvezza. Ma il gesto tecnico – la capocciata decisa, la traiettoria imprendibile – ha creato un ponte emotivo tra generazioni.
Il giorno dopo quel derby del 1981, La Gazzetta dello Sport titolò: “Al gol di Jordan un urlo mai sentito”. Era il grido di un popolo ferito, reduce da retrocessioni e umiliazioni, che ritrovava un simbolo a cui aggrapparsi. Oggi, senza scomodare paragoni impossibili, quel titolo potrebbe adattarsi anche a Füllkrug, nuovo ariete rossonero e punto di riferimento per una tifoseria che cerca certezze in un presente complicato.


