La nuova incisione de Il barone burlato di Domenico Cimarosa si impone come un’operazione di rilievo sia sul piano musicologico sia su quello interpretativo, restituendo al catalogo cimarosiano un titolo che, pur meno frequentato rispetto ad altri, rivela una sorprendente maturità teatrale. La release, prodotta e distribuita da Naxos Records e OneRPM, garantisce inoltre una diffusione internazionale coerente con l’importanza culturale del progetto.
L’opera mostra una costruzione drammaturgica salda, fondata su un equilibrio sapiente tra numeri chiusi e dinamica d’insieme. I concertati finali — veri laboratori di tensione comica — testimoniano una gestione magistrale delle sovrapposizioni vocali e delle progressioni armoniche. Cimarosa evita la meccanica iterazione buffonesca e cesella invece una comicità “di situazione”, nutrita di ritmo interno e di caratterizzazione psicologica. La scrittura orchestrale, lungi dall’essere mero sostegno, dialoga costantemente con il palcoscenico sonoro: i fiati intervengono con funzione commentante, mentre gli archi articolano con leggerezza nervosa il tessuto armonico.
In questa prospettiva, la direzione di Simone Perugini, anche maestro al cembalo nei recitativi, si distingue per chiarezza architettonica e vivacità teatrale. I tempi sono calibrati con intelligenza: brillanti senza frenesia, distesi senza compiacimento. L’attenzione al fraseggio e alle micro-dinamiche permette di valorizzare la fine trama contrappuntistica dei pezzi d’assieme, evitando qualsiasi appiattimento sonoro. La concertazione mostra una consapevolezza stilistica che coniuga rigore filologico e istinto teatrale.
La Fête Galante Baroque Orchestre risponde con un suono terso e flessibile. L’impiego di strumenti storici (o copie fedeli) restituisce una tavolozza timbrica luminosa, in cui le linee interne emergono con nitidezza. Particolarmente riuscito il sostegno del basso continuo nei recitativi secchi: dinamico, fantasioso, mai neutrale — quasi un personaggio aggiunto, ma senza invadenze.
Sul versante vocale, il cast si rivela omogeneo e stilisticamente informato. Laurie Farrel Smith offre una linea di canto elegante, sorretta da un controllo dell’emissione che consente agilità precise e ornamentazioni di gusto impeccabile. Il timbro, luminoso ma non acerbo, si presta tanto ai momenti di civetteria quanto alle inflessioni più liriche.
Il Barone trova in Irving Hussain un interprete di solida presenza scenica: il fraseggio sillabato è nitido, l’articolazione incisiva, e la resa comica evita felicemente la caricatura. La scrittura baritonale — spesso giocata su ambiguità tra autorità e ridicolo — viene resa con equilibrio e intelligenza teatrale.
Di particolare interesse anche la prova di Nicholas Porrington, il cui tenore agile e ben proiettato affronta con disinvoltura le pagine di maggior slancio melodico. L’emissione resta sempre controllata, e la linea vocale mantiene una coerenza stilistica che valorizza la cantabilità tipicamente cimarosiana.
Nel complesso, questa pubblicazione rappresenta non soltanto un recupero repertoriale, ma un contributo sostanziale alla ridefinizione critica del teatro buffo cimarosiano. Grazie a una produzione editoriale solida, a una distribuzione capillare e a un livello esecutivo di alto profilo, Il barone burlato riacquista quella centralità storica ed estetica che gli spetta — dimostrando come l’opera buffa, quando è trattata con intelligenza e passione, sappia ancora parlare con sorprendente freschezza al pubblico contemporaneo.


