Alla Berlinale 2026, Gore Verbinski torna al lungometraggio con Good Luck, Have Fun, Don’t Die, una satira sci-fi ipercinetica che prova a intercettare le ansie dell’era dell’intelligenza artificiale. Presentato come proiezione speciale di gala, il film segna il rientro di un autore capace di oscillare tra sensibilità indie e ambizione blockbuster, qui impegnato a immaginare un’apocalisse digitale tanto grottesca quanto sorprendentemente malinconica.

Protagonista è Sam Rockwell, nei panni di un enigmatico “Uomo del Futuro” che irrompe in un diner di Los Angeles per reclutare una squadra improvvisata. Dice di aver già tentato 117 volte di salvare il mondo, viaggiando nel tempo per fermare il bambino prodigio destinato a creare l’IA che distruggerà la civiltà. Attorno a lui si forma un gruppo eterogeneo e riluttante: insegnanti, genitori segnati dal lutto, outsider tecnologici. Insieme attraversano una notte febbrile in una realtà già in disfacimento, tra schermi onnipresenti, adolescenti ipnotizzati e paradossi virtuali.