Anna Meola, l’oscurità dell’anima in “Rose nere”
Con una scrittura intensa e cinematografica, Anna Meola firma con «Rose nere» il primo capitolo di una saga avvincente. Ambientato tra Genova, Roma e l’Ecuador, il romanzo intreccia fede, intrigo e introspezione, rivelando quanto la luce e l’ombra convivano in ogni persona, anche nei cuori più puri.
Un caro saluto a te, Anna. “Rose Nere” esplora tematiche forti come la solitudine, il bisogno di amore e la resilienza. Qual è stata la scintilla emotiva che ti ha portata a scrivere questa storia?
Grazie, contraccambio! Ho sentito la necessità di dare voce a un amore incompreso, travagliato, ingannato. A una realtà amara, ma che potrebbe avere la possibilità di addolcirsi. A un’ingiustizia che potrebbe essere combattuta, alla verità nascosta e portata a galla.
Riccardo Lepore è un personaggio affascinante e ambiguo. Come hai lavorato alla costruzione del suo ruolo nella vita di Martina?
Riccardo Lepore è ispirato a una persona reale. All’inizio, mi sono attenuta abbastanza al suo vero carattere e a quello che aveva combinato a una mia cara amica. Poi, però, il bello è stato quando lui ha preso vita davvero! Ho potuto spaziare con le sue varie sfaccettature e creare un personaggio straordinario! Molti lettori sono affezionati a lui, e io anche! È un uomo che sa sorprendere ed emozionare tantissimo! Qualcuno all’inizio lo ha detestato per i suoi doppi giochi, ma poi ha saputo catturare molti.
Nel romanzo si percepisce una forte componente psicologica. Hai svolto delle ricerche specifiche per rendere credibili le dinamiche interiori dei personaggi?
In realtà no. È qualcosa che mi è riuscita in maniera naturale ed empatica.
Qual è, secondo te, il vero "inganno perfetto" che Martina si trova ad affrontare?
Sicuramente Riccardo Lepore, ma non solo. Nel secondo volume della saga, Complotto a Marrakech, Martina si troverà ad affrontare un inganno più grosso di lei!