È uscito solo da pochi giorni “Ma che colpa ne ho”, ma il nuovo singolo di Marco Forti ha già catturato l’attenzione per il modo in cui riesce a raccontare la fragilità senza scivolare nella retorica. Il cantautore ci spiega come è nato questo brano e quale direzione sta prendendo il suo prossimo progetto discografico.

 

 

Sono passati tanti anni dal tuo incontro con De Alexandris. Cosa è rimasto immutato in te da quel giorno?
Esattamente sono passati ben 15 anni da quel fortuito incontro. Non è semplice spiegare cos’è che è rimasto in me immutato da quel giorno perché si tratta di un’emozione che ancora oggi non riesco molto ad individuare, però c’è e, di fatto, c’è stata! Quello che mi è rimasto dentro è la sensazione che mi ha spinto a scrivere, sin da quella stessa notte, la canzone che poi mi ha fatto avvicinare a Marco e conoscere la sua famiglia. Quella canzone, che all’epoca portava un altro titolo – “Io: Fratello Minore” oggi si chiama “Ma che colpa ne ho”. Quello che provavo nella scrittura, durante l’ispirazione, seppur non avendo nemmeno tutta questa consapevolezza che potrebbe aver avuto un ragazzo di 16 anni, di fronte ad una storia ancora non conosciuta del tutto e davanti ad un mondo così tanto diverso dal suo … Quella cosa lì, esattamente quel brivido lì, è ciò che ancora oggi mi spinge a parlare di Marco, fino ad aver realizzato un intero progetto discografico.

Un particolare di lui mi ha colpito, ossia la sua forza e la sua tenacia di vivere una vita con sorriso e compassione, verso i propri “carnefici”. Nonostante il destino avverso, lui ogni giorno, ancora oggi, trova il modo di donare e ricevere Amore, mentre noi “normali” abbiamo tutto e ci lamentiamo comunque e sempre di cose futili, perché vogliamo avere, avere e avere di più; senza accorgerci che abbiamo la fortuna e la ricchezza più importante che ci possa mai essere a questo mondo: la Vita!

“Ma che colpa ne ho” è anche un atto d’accoglienza. Qual è l’aspetto del brano che senti più universale?
Secondo me, ce ne sono molti di aspetti del brano che sento essere universali. Il grande coraggio e la grande forza del Perdono e dell’Accettazione del proprio Destino, ad esempio. L’errore ricorrente socio-umanitario del non impegnarsi ad imparare le tante lezioni della Vita e, quindi, commettere sempre gli stessi sbagli come, tra i molti, il non riconoscersi nel “diverso” anzi, evitarlo e rinnegarlo come nostro simile, solo perché ci fa paura, perché è troppo distante dalla nostra “confort-zone” o, peggio, non rientra nei parametri per far parte del nostro “branco”:

 

<<Dicono che nasci quando nascerai; dicono che cresci e poi non cresci mai (…)>>

 

Poi c’è la domanda universale che richiama anche il titolo: “Ma che colpa ne ho?” Che colpa ne ha Marco se è venuto al mondo con un Destino ben preciso? Che colpa ne abbiamo tutti noi se tutto è già stato scritto? Che colpa avrà mai chi nasce “diverso”? Avremo forse l’unica colpa di non imparare mai da questa scuola che è la vita? Come si piò valutare il nostro impegno, per fare in modo di essere “promossi” a fine “percorso scolastico”?

Nella tua esperienza, la musica aiuta più chi la ascolta o chi la scrive?

Secondo la mia esperienza, aiuta in ambi i casi, in modi magari differenti: chi ascolta una storia può immedesimarsi in essa o riconoscersi e, dall’esperienza indirettamente vissuta, può trarne beneficio; chi, come me, la scrive invece, mette su carta la propria intimità, visualizzando i propri mostri e lavorando dunque sulle proprie fragilità, paure, debolezze … Questo perché quando metti per iscritto un qualcosa che, dentro di te, è ancora astratto; poi diventa concreto e, solo “toccando con mano” si riesce a capire meglio il problema che, dal momento che ne stai parlando, lo affronti e lo superi! Questo non succede solo nella musica, ma nella vita in generale. Ce lo dice anche la Scienza, la Psicologia, come anche il fattore dell’ascolto, altro elemento molto importante, che purtroppo stiamo sottovalutando spesso. La musica è un insieme di frequenze terapeutiche e funzionali per il percorso vitale di molte persone. Non dimentichiamoci che la musica è uno dei mezzi più potenti di comunicazione, capace di entrare nei cuori e nell’animo di tutti, in pochi minuti! Non dimentichiamoci anche del fatto che anche noi siamo energia e frequenza, ad immagine e somiglianza della natura.

Guardando al futuro, qual è la sfida che ti entusiasma di più nel panorama live italiano?

La sfida che mi entusiasma è quella di realizzare una tournee, di questo nuovo progetto discografico, (che a breve uscirà) portando in scena una fusione perfetta tra musica e teatro, proprio come ho realizzato per l’album precedente “Dal Mio Punto Di Vista”. Esibirmi live con la mia band, che velocemente presento e saluto: Simone Forti alla batteria, Luca Pizzorni al basso, alle tastiere Leonardo Di Marzio e Simone D’Aquilio alle chitarre; solcando vari palcoscenici italiani, come in quelli che ho vissuto, per il tour italiano dell’artista internazionale Jimmy Sax, in qualità di vocalist. La mia più grande sfida, ad oggi, è quella di portare questa storia in più posti possibili, con un cast di attori e ballerini pronti a coreografare e mettere in scena ciò che scriverò per questa prossima opera, con una qualità musicale ancora più raffinata e ricercata, grazie alla collaborazione e l’aiuto di un eventuale sessione orchestrale

https://open.spotify.com/intl-it/artist/1azKqXd6RC4jqvYJVeo2Wc