Nonostante la doccia fredda dei nuovi dati Istat – che fotografano un'economia italiana in contrazione del -0,1% nel secondo trimestre 2025 – il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti non fa retromarce: l'obiettivo di crescita dello 0,6% fissato per il 2025, secondo il governo, resta ancora a portata di mano.

Nel corso del Question Time alla Camera, il ministro ha commentato l'accordo tra Stati Uniti e Unione Europea sui dazi, sottolineando come questo nuovo assetto commerciale avrà un impatto negativo sull'economia italiana. In particolare, ha spiegato che, nello scenario ipotizzato di dazi al 15%, il Pil italiano potrebbe subire una perdita massima del -0,5% nel 2026, seguita però da una ripresa graduale fino al pieno riallineamento con lo scenario base entro il 2029.

Giorgetti ha chiarito che gli effetti dei dazi, seppur negativi, sono già stati incorporati nelle proiezioni del Documento di economia e finanza (Def). Niente allarmismi, quindi, almeno secondo il Mef: il colpo è previsto, calcolato e – teoricamente – gestibile.

“La valutazione puntuale sarà possibile solo una volta definiti tutti gli aspetti dell'accordo”, ha aggiunto, precisando che l'attuale intesa è ancora in fase di definizione. La dichiarazione congiunta ufficiale tra USA e UE è attesa entro il 1° agosto, e Roma sta ancora lavorando con Bruxelles per limare gli ultimi dettagli.

Il ministro ha inoltre confermato che l'Italia presenterà agli Stati Uniti alcune proposte relative alla web tax, per evitare il rischio di ritorsioni unilaterali. È un terreno delicato, che potrebbe riaccendere tensioni commerciali con Washington proprio mentre si cerca di consolidare un nuovo equilibrio post-Trump.

Pur riconoscendo che una guerra commerciale è stata scongiurata, Giorgetti invita alla prudenza: una valutazione definitiva sull'impatto dell'accordo non è ancora possibile. Quel che è certo, però, è che il quadro internazionale resta incerto e le imprese italiane dovranno attendere prima di capire quali misure – se ci saranno – potranno mitigarne le conseguenze.

Giorgetti ha infine ribadito l'impegno dell'Italia a sostenere una politica commerciale UE più ambiziosa, puntando sull'espansione delle reti di accordi di libero scambio e su catene di approvvigionamento sicure e diversificate. Un messaggio chiaro: l'Italia intende reagire con diplomazia, ma anche con visione strategica, per proteggere le proprie imprese da nuove turbolenze globali.

I dazi peseranno, ma non affonderanno – almeno secondo le stime attuali. Il vero test sarà vedere se la crescita 2025 riuscirà davvero a mantenere il passo, nonostante le nuove zavorre.