Economia

Digitalizzazione della PA e lotta all’evasione: il punto di Gregorio Scribano

In un’epoca in cui la digitalizzazione delle pubbliche amministrazioni dovrebbe rappresentare un elemento chiave per semplificare la burocrazia e migliorare la trasparenza, l’Italia fatica ancora ad offrire servizi davvero accessibili e funzionali ai cittadini.

A fronte degli ingenti investimenti previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che destina circa 20 miliardi di euro alla trasformazione digitale della PA, permangono però notevoli criticità operative e organizzative.

Abbiamo incontrato Gregorio Scribano, social journalist e osservatore politico di lungo corso, per fare il punto sullo stato dell’informatizzazione nella Pubblica Amministrazione, sulle criticità legate all’esternalizzazione dei servizi informatici, sulle difficoltà che incontrano gli utenti e, non ultimo, sul nodo cruciale dell’evasione fiscale e sull’uso – spesso incompleto – delle banche dati pubbliche per contrastarla.

Dottor Scribano, lei è considerato uno dei pionieri del giornalismo sociale in Italia e un attento osservatore politico. Come valuta l’attuale stato dell’informatizzazione e della cosiddetta sburocratizzazione nelle pubbliche amministrazioni italiane?

L’informatizzazione della Pubblica Amministrazione italiana ha conosciuto una crescita irregolare e spesso problematica. Se da un lato sono stati fatti progressi, dall’altro persistono gravi problemi di integrazione dei sistemi e di gestione, che spesso vengono affidati a soggetti esterni. Questi ultimi, più orientati a contenere i costi, a volte sacrificano la qualità del servizio. Il concetto di “sburocratizzazione” rimane più uno slogan che una realtà: i servizi digitali, infatti, sono frequentemente pensati senza mettere al centro il cittadino, risultando così complessi, poco intuitivi e spesso inaccessibili a chi non possiede una buona alfabetizzazione informatica.

Questa situazione si traduce in servizi difficili da utilizzare per molti cittadini. Quali sono le ragioni di questa complessità? Cosa si potrebbe fare per semplificare davvero i servizi pubblici digitali?

Spesso la digitalizzazione si limita a trasporre in formato elettronico procedure nate per la carta, senza ripensarne la logica di base. Mancano processi di progettazione partecipata che coinvolgano davvero cittadini e operatori, elementi fondamentali per realizzare servizi efficaci e accessibili. Inoltre, l’esternalizzazione spesso produce soluzioni standardizzate e poco flessibili. Serve un cambio di paradigma: i servizi devono essere progettati a partire dalle esigenze dell’utente, con investimenti mirati alla maggiore e più semplice fruibilità degli applicativi e con la garanzia di formazione e supporto per chi ha minori competenze digitali.

Non è un caso che l’ultimo report dell’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) evidenzi come circa il 40% degli italiani, soprattutto tra le fasce più anziane e svantaggiate, fatichi ad accedere ai servizi digitali della PA, alimentando così la “digital divide” e l’esclusione sociale.

Un tema di grande attualità è quello dell’evasione fiscale. Lei ha più volte sottolineato che oggi i dati pubblici potrebbero essere incrociati per individuare gli evasori. Perché questa opportunità non viene sfruttata efficacemente?

Oggi disponiamo di una mole impressionante di dati – dalle dichiarazioni fiscali, ai dati catastali, ai movimenti bancari – che, se collegati, potrebbero mettere in luce incongruenze evidenti. Tuttavia, a frenare l’adozione di un sistema integrato di controllo sono difficoltà di natura tecnica, burocratica e, purtroppo, politica. Mancano infrastrutture moderne di analisi dati condivise e, spesso, la volontà politica di agire in modo incisivo si scontra con interessi consolidati o pressioni di vario genere.

Nonostante l’introduzione dell’anagrafe tributaria e i tentativi di digitalizzazione dei dati fiscali, come evidenziato dall’ultima relazione dell’Agenzia delle Entrate, l’effettiva capacità di incrociare le informazioni rimane limitata. Ciò rallenta il contrasto all’evasione, stimata dall’Ufficio parlamentare di bilancio in oltre 100 miliardi di euro all’anno.

Per fare un esempio concreto: come spiega il caso di un esercente che dichiara incassi molto bassi – poche migliaia di euro l’anno – mentre gli affitti che sostiene superano i 20 mila euro annui? Oppure di proprietari che dichiarano incassi inferiori allo stipendio di un loro dipendente?

Sono segnali evidenti di incongruenze che dovrebbero attivare immediatamente controlli fiscali approfonditi. Un’attività che sostiene costi fissi così elevati, ma dichiara introiti minimi è quasi certamente coinvolta in fenomeni di evasione e/o elusione fiscale. Il fatto che casi come questi siano diffusi e poco indagati rivela un sistema di controllo inefficiente e poco integrato. Un adeguato incrocio dei dati e una strategia mirata di controllo potrebbero individuare e contrastare tempestivamente molte di queste situazioni.

Recentemente, l’operazione coordinata tra Guardia di Finanza e Agenzia delle Entrate ha portato alla luce centinaia di casi di evasione proprio attraverso l’analisi incrociata dei dati immobiliari e bancari, dimostrando che è possibile farlo con efficacia quando c’è la volontà politica e tecnologica.

Quali sono, a suo avviso, le priorità per migliorare concretamente informatizzazione, sburocratizzazione e lotta all’evasione?

Innanzitutto, è indispensabile investire in infrastrutture digitali moderne, interconnesse e accessibili, progettate partendo dalle esigenze reali dei cittadini e investire soprattutto nella costante formazione del personale pubblico, riducendo al contempo il ricorso massiccio a ditte esterne che spesso producono soluzioni non integrate e poco adattabili.

In secondo luogo, bisogna superare la frammentazione attuale, garantendo una condivisione intelligente e sicura dei dati tra enti pubblici, nel pieno rispetto della privacy e della normativa europea (GDPR).

Infine, è fondamentale sviluppare una cultura diffusa della trasparenza e della legalità, sostenuta da un sistema di controlli efficace, tecnologie avanzate e personale formato. Solo così potremo realizzare un’amministrazione pubblica efficiente, efficace, vicina ai cittadini e in grado di contrastare seriamente l’evasione fiscale.

L’attuazione concreta di queste priorità è già prevista nel PNRR e nelle recenti riforme dell’Agenzia delle Entrate, ma servirà una forte spinta politica e un coordinamento capillare per tradurle in risultati concreti.

Autore Gregorio Scribano
Categoria Economia
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