Ambiente e cuore, un legame sempre più evidente: in Europa quasi un decesso cardiovascolare su cinque è evitabile
Le malattie cardiovascolari restano il principale killer in Europa. Nel solo 2022 hanno causato oltre 1,7 milioni di morti tra infarti, ictus e altre patologie cardiache. Ma c’è un dato che cambia prospettiva: quasi un decesso su cinque è legato a fattori ambientali evitabili. A dirlo è il nuovo briefing dell’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), pubblicato il 3 novembre 2025.
Il documento, Preventing cardiovascular disease through a healthy environment, mette nero su bianco un concetto spesso sottovalutato: non bastano dieta, attività fisica e genetica a spiegare la salute del cuore. L’ambiente in cui viviamo gioca un ruolo decisivo — e oggi, in molti casi, è parte del problema.
L’inquinamento atmosferico è il fattore più pesante. Secondo l’EEA, è responsabile dell’8% delle morti cardiovascolari in Europa: oltre 130.000 decessi l’anno causati da sostanze come il particolato fine (PM2.5), il biossido di azoto (NO₂) e l’ozono (O₃). Anche il fumo passivo contribuisce, con circa il 2% dei decessi cardiovascolari, aumentando il rischio di ictus e malattie coronariche.
Ma l’aria non è l’unico problema. Il rumore, soprattutto quello da traffico, è un nemico meno visibile ma altrettanto pericoloso. Strade, treni e aeroporti espongono milioni di europei a livelli sonori che disturbano il sonno e aumentano stress e infiammazione. Il risultato: più infarti e insufficienze cardiache. Nell’Unione europea si stimano ogni anno 66.000 morti premature legate al rumore, oltre un terzo per cause cardiovascolari.
C’è poi il capitolo delle sostanze chimiche. Metalli pesanti come piombo, arsenico e mercurio, insieme a composti industriali come benzene, idrocarburi e ftalati, possono danneggiare il sistema cardiovascolare anche a basse dosi, se l’esposizione è prolungata. Il solo piombo è associato fino al 4% delle morti cardiovascolari. Preoccupano anche i cosiddetti PFAS, i “forever chemicals”, sempre più diffusi e collegati a ipertensione, aritmie e malattie coronariche.
Infine, il clima. Le ondate di calore — sempre più frequenti e intense — fanno aumentare del 16% i ricoveri per problemi cardiovascolari nei giorni più caldi. Ma il freddo resta ancora più pericoloso. Le categorie più colpite sono anziani e famiglie in povertà energetica, che non riescono a mantenere condizioni abitative adeguate. Caldo e inquinamento, inoltre, si rafforzano a vicenda, peggiorando ulteriormente gli effetti sulla salute.
Negli ultimi anni qualcosa si è mosso. L’Unione europea ha lanciato nel 2021 il piano “Zero Pollution”, con l’obiettivo di ridurre del 55% le morti premature legate all’inquinamento entro il 2030. E la nuova direttiva sulla qualità dell’aria (UE 2024/2881) punta ad allineare i limiti europei agli standard dell’Organizzazione mondiale della sanità.
Il problema è che la realtà resta lontana dagli obiettivi. Oggi il 95% degli europei respira aria più inquinata dei livelli considerati sicuri. L’esposizione al rumore non è diminuita rispetto a oltre un decennio fa. E su clima e sostanze chimiche le politiche sono ancora frammentate, spesso poco coordinate tra loro.
Il messaggio dell’EEA è chiaro: la prevenzione cardiovascolare non può più limitarsi ai comportamenti individuali. Serve un approccio integrato, il cosiddetto “One Health”, che metta insieme salute umana, ambiente e clima.
Le azioni prioritarie sono concrete:
- applicare pienamente le nuove norme sulla qualità dell’aria;
- ripensare le città per ridurre traffico e rumore, favorendo mobilità attiva;
- rafforzare controlli e sostituzione delle sostanze chimiche più pericolose;
- sviluppare sistemi di allerta e piani sanitari contro caldo e freddo estremi;
- formare meglio medici e operatori sui rischi ambientali.
C’è poi un alleato spesso sottovalutato: la natura urbana. Alberi, parchi e spazi verdi non sono solo elementi estetici. Riducendo l’inquinamento, attenuando il rumore e mitigando le temperature, migliorano direttamente la salute cardiovascolare — oltre a incentivare movimento e benessere.
Il punto, in fondo, è semplice: una quota significativa delle morti cardiovascolari in Europa non è inevitabile. Non dipende solo da scelte individuali o fattori biologici, ma da condizioni ambientali modificabili.
Ridurre l’esposizione a inquinanti, rumore, sostanze tossiche e temperature estreme non è solo una questione ecologica. È una delle leve più efficaci per salvare vite. E, numeri alla mano, non c’è più molto tempo per rimandare.