È quell’insieme di regole che ci consentono di vivere accanto a nostri simili, stabiliti per limitare le nostre e le altrui pulsioni. Ogni consesso sociale le stabilisce, siano leggi, tabù da non violare, ruoli da riconoscere e rispettare.

I dieci comandamenti stessi sono un elenco di limiti.

Un semplice semaforo lo è: ora ti fermi e lasci passare gli altri.

Uno stop: non superare questa linea.

Certamente costituiscono una costrizione, rispetto a quello che vorremmo fare, ci stanno anche stretti, ma ci tutelano dal fatto che altri invece lo facciano a noi.

È il senso condiviso dei limiti che ci consente di convivere, ed è esattamente questo che, una corrente di pensiero che attraversa il mondo, tende a sgretolare. Se per contenere le escandescenze di un esagitato lo costringi fino a provocarne la morte, è un limite che hai oltrepassato nell’uso della forza. Il perché e il come vengono dopo; il fatto resta.

Se insegui dei rapinatori non per evitare che scappino, per fermarli, ma spari per uccidere e scaricare la tua rabbia è un limite che hai ignorato: non uccidere.

Se immagini i tuoi avversari dati in pasto ai leoni in una arena non sei né divertente né tantomeno rassicurante, perché dimostri solo che non poni limiti alla tua slealtà.

Se per raccogliere voti sei disposto a irridere, disconoscere e attaccare qualunque regola, ruolo, qualunque carica fino ai più alti livelli, non mi stai liberando da lacci e lacciuoli, ma mi stai privando di ciò che mi tutela e difende da quelli come te.

E bisognerà fermarti perché mi stai consegnando indifeso alla legge del più forte e prepotente!