Tutela degli animali: fatta la legge, trovato l'abbattimento?
La contraddizione è palese e fa quasi male a vederla. Da un lato, abbiamo la legge Brambilla, una pietra miliare che ha elevato gli animali a "esseri senzienti", riconoscendone la dignità. Dall'altro, una crescente sensibilità popolare che si manifesta con petizioni e indignazione quando un animale subisce un torto. Sembrerebbe il quadro di un Paese civile e attento. E invece.
A causa di una certa fetta di politici locali, si autorizza qualcosa di abietto, scandaloso e ributtante. Quella che doveva fare del nostro Paese uno dei più civili in fatto di tutela degli animali, si ammanta solo di rivoltante ipocrisia. La realtà è ben diversa: di fronte al problema del sovraffollamento di selvatici come orsi, lupi e cinghiali, incapaci di trovare alternative, cose che spesso avviene in altri Paesi, la risposta delle Istituzioni rimane inspiegabilmente e brutalmente la stessa: l'abbattimento. Proprio ieri, la Polizia provinciale ha fatto il tiro al bersaglio su lepri e nutrie. Poche settimane prima, hanno sparato a femmine di cinghiali che allattavano i propri piccoli, dopo averle chiuse in un recinto insieme a loro. Vergogna! Un gesto così crudele che ha indignato persino i cacciatori. Ci si trincera dietro l'urgenza e l'incapacità di trovare soluzioni alternative, ma la verità è che si sceglie la via più sbrigativa e crudele, infischiandosene della legge. Si lascia a presidenti di Regioni o di provincia, spesso degli stessi schieramenti politici che hanno votato la Legge Brambilla, la possibilità di legiferare in modo vergognoso e ignobile.
E non è finita qui. La stessa mentalità si applica anche a creature considerate meno degne, come i topi. Si ricorre a veleni che non solo li uccidono, ma li condannano a una morte orribile, lenta e dolorosa, che può durare anche giorni, dai 5 ai 7, vergogna! Non chiudete gli occhi: se il vostro gatto o cane venisse colto dagli spasmi di un’emorragia interna a causa degli anticoagulanti di cui è intrisa l’esca dei topi, svegliereste il veterinario nel cuore della notte, in preda alla disperazione, implorandolo di salvare il vostro animale. Ma noi, esseri superiori, abbiamo deciso che è giusto così! C'è di più: questi stessi veleni, una volta ingeriti dai topi, diventano un pericolo per altri animali “no target”, che finiscono per morire a loro volta, fra spasmi e atroci sofferenze, vittime di una soluzione che è un disastro ambientale ed etico.
Come se non bastasse, dobbiamo parlare anche della ricerca medica. Nonostante si sappia che la sperimentazione animale è spesso fallimentare, perché il risultato su un topo o una scimmia non è sempre riproducibile sull'uomo, si continua a torturare e uccidere creature innocenti in nome della scienza. Si ignorano metodi alternativi e più efficaci, rimanendo ancorati a una pratica che, oltre a essere crudele, è spesso scientificamente superata. Vogliamo dire "spesso" per non dire "sempre", perché gli interessi che orbitano attorno al business degli animali da sperimentazione fanno schifo solo a pensarci.
In questo scenario di ipocrisia, arriva una proposta dai Democratici americani, In questo che è un vero schiaffo alla nostra inefficacia. A New York, il consigliere comunale Shaun Abreu ha avviato un programma pilota che utilizza contraccettivi per topi. È una soluzione non cruenta e a lungo termine, nata anche per evitare tragedie come quella del gufo Flaco, morto a causa dei veleni per roditori. Questo approccio dimostra che esistono alternative e che l'uomo non deve per forza arrogarsi il diritto di uccidere per risolvere i suoi problemi.
È un approccio che si potrebbe e si dovrebbe applicare, oltre che ai nostri topi “nazionali”, anche ai nostri selvatici. Importiamo le peggiori schifezze dall’America, mode e costumi a volte deleteri; impariamo, qualche volta, a importare qualcosa di saggio, schieramenti politici a parte, dagli States!
La nostra civiltà si misura anche da come trattiamo le creature più vulnerabili. E se continuiamo a rispondere con la violenza, è evidente che c'è ancora molta strada da fare. Indigniamoci per chi abbandona un animale domestico, indigniamoci di fronte a chi lascia un cane in auto sotto il sole, ma non facciamo sentire la nostra voce solo per gli animali che consideriamo membri della nostra famiglia. Gli animali sono anche gli altri, anche se non ci piacciono o non ci suscitano immediata simpatia e se non lo facciamo, siamo più ipocriti di chi ci governa, indipendentemente dal colore e dalla ideologia del politico di turno.
Giuliano Marchese