A futura memoria, questo il testo integrale della conferenza stampa di mercoledì 22 luglio tenuta dal Movimento 5 stelle in relazione al gravissimo atto compiuto dalla maggioranza di governo che ha negato alla Procura di Roma la possibilità di acquisire le chat tra l'ex sottosegretario Delmastro, persona molto vicina alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ed esponente ancora oggi di Fratelli d'Italia, e persone legate a un clan della camorra...
"Ricorderete tutti che, dopo la sconfitta al referendum, Giorgia Meloni ha detto che non avrebbe più protetto nessuno. È evidente che era una bugia, una delle tante, perché le stesse forze politiche che domenica scorsa sono state a Palermo a commemorare Paolo Borsellino sono le stesse che oggi hanno protetto e impedito alla Procura di Roma di acquisire le chat tra l'ex sottosegretario Delmastro, persona molto vicina alla Presidente del Consiglio ed esponente ancora oggi di Fratelli d'Italia, e persone legate a un clan della camorra.
Noi riteniamo questa vicenda di una gravità tale da aver deciso di compiere un atto politico, come sempre pacifico, interrompendo oggi i lavori del Senato. Non è normale che non ci sia trasparenza e che la Presidente del Consiglio, che ricorda ogni dieci minuti di aver cominciato a fare politica quando è morto Paolo Borsellino, poi non dica ai suoi, a quelli della maggioranza che la sostiene, che avrebbero dovuto votare affinché quelle chat potessero essere acquisite dalla Procura di Roma.
Tutti devono sapere che cosa c'è in quelle chat.
Io oggi ho detto che questo Governo sta aiutando la mafia ed è esattamente quello che penso. Perché, se mettiamo insieme gli indizi, direi che la situazione è fin troppo chiara: l'abrogazione dell'abuso d'ufficio, la limitazione delle intercettazioni, un ministro che dice che le intercettazioni non servono perché i mafiosi non parlano al telefono, una legge per buttare fuori dalla Commissione parlamentare Antimafia due eroi dell'antimafia come Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho.
Peraltro, il relatore in Giunta, Pittalis di Forza Italia, è anche capogruppo di Forza Italia nella Commissione parlamentare Antimafia. Cioè, il capogruppo di Forza Italia nella Commissione Antimafia è colui che redige la relazione sulla quale si vota contro il fatto che quelle chat finiscano nelle mani della Procura di Roma.
Noi lo riteniamo un fatto gravissimo e siamo orgogliosi, ancora una volta, di essere la forza politica che in Parlamento solleva questi temi. Ancora una volta siamo la forza politica che ha portato in Parlamento non ex mafiosi o persone condannate per mafia, ma eroi dell'antimafia come Roberto Scarpinato e Federico Cafiero De Raho.
L'appello che facciamo a Giorgia Meloni è semplice: finite le chiacchiere sull'antimafia, che non avete praticato concretamente nemmeno una volta. Chiediamo: fuori le chat. L'Italia vuole vedere le chat tra Delmastro e quell'esponente legato alla camorra. Lo dobbiamo ai cittadini italiani, lo dobbiamo alla trasparenza che deve esserci nelle istituzioni. Crediamo fermamente che quello che abbiamo fatto oggi e quello che faremo fino a quando si voterà anche in Aula questo provvedimento sarà l'ennesimo atto di coraggio del Movimento 5 Stelle.
Grazie.
Stamani, in Giunta per le autorizzazioni, è stata votata a maggioranza la relazione che, sostanzialmente, afferma che non si può acconsentire all'utilizzo di queste chat richieste dalla Procura, facendo diversi panegirici sulla temporalità della richiesta e sostenendo che si minerebbe l'azione politica e l'indipendenza di un deputato.
Bene, noi non vediamo assolutamente alcun nesso tra l'azione politica, con la P maiuscola, che si dovrebbe svolgere in queste Aule e il fatto di aprire una società con prestanome della camorra.
Purtroppo, però, esistono cittadini di serie A e cittadini di serie B. I cittadini di serie B sono, per queste persone, la stragrande maggioranza del Paese, mentre una piccola casta di impuniti appartiene alla maggioranza di Governo.
Innanzitutto, come capogruppo alla Camera del Movimento 5 Stelle, ringrazio le nostre tre componenti della Giunta, Daniela Torto, Carla Giuliano ed Enrica Alfano, per il lavoro svolto.
Giovedì 30 aspettiamo questo provvedimento in Aula e vedremo. Come ho ribadito anche nel mio intervento, la responsabilità di tutto questo ormai non è più solo di Delmastro o di Fratelli d'Italia: è di tutta la maggioranza e di tutti i deputati e le deputate che voteranno quella relazione che impedirà l'utilizzo di queste chat.
Non possono più schermarsi dietro nulla. Ognuno dovrà assumersi la propria responsabilità.
E soprattutto, una coalizione che strumentalizza il tema della legalità, del rispetto delle regole e dell'intransigenza a giorni alterni e solo contro chi decide lei, dimostra che per gli amici, per i potenti, il rispetto delle regole e delle leggi non vale. Vale soltanto per altri e soltanto quando fa comodo.
Noi, dal Senato alla Camera, saremo pronti a battagliare da qui a giovedì e soprattutto giovedì, affinché i cittadini sappiano quello che sta accadendo e per evitare questo scempio della dignità delle istituzioni.
Da italiano mi aspetto che questo Parlamento dia conto delle urgenze dei cittadini e delle famiglie; che impieghi le sedute per discutere di misure contro il caro vita, il caro carburante, per rafforzare il potere d'acquisto, recuperare il crollo dei salari, sostenere i lavoratori sottopagati e rilanciare la crescita di imprese sommerse dalle tasse e dal caro bollette.
Invece nulla di tutto questo.
Questo è diventato il Governo blocca Italia: il Governo che ferma i lavori parlamentari per discutere di come confezionare una legge elettorale utile a perpetuare il potere di chi sa che lo sta perdendo e che si ferma addirittura per proteggere gli amichetti di partito.
Noi non possiamo permettere che il Parlamento venga ridotto a questo.
Tra l'altro non hanno tratto alcun insegnamento dal referendum sulla giustizia. Quindici milioni di voti dei cittadini sono passati invano. Questo significa esibire una spocchia, un'arroganza e un'improntitudine che meritano una forte risposta da parte nostra, delle forze di opposizione e delle energie migliori del Paese.
Loro dicono di ispirarsi a Borsellino. Hanno convocato domenica scorsa, in occasione dell'anniversario della strage di via D'Amelio, tutto lo Stato maggiore a Palermo. C'eravamo anche noi, ovviamente in tutt'altra sede, con i cittadini e con i nostri giovani, per ricordarlo con grande umiltà e senso di responsabilità. Loro hanno rivendicato ancora una volta di ispirarsi all'azione, alle idee e al pensiero di Borsellino.
Ma ditemi: cosa può avere in comune Borsellino con chi ostacola le indagini su un clan mafioso?
Perché di questo stiamo parlando. Dello scambio di messaggi tra Delmastro, che aveva costituito una società per fare affari con i familiari del prestanome di un clan mafioso, e persone coinvolte nelle indagini.
La Procura ha semplicemente chiesto al Parlamento di poter acquisire questi messaggi, evidentemente ritenuti rilevanti per proseguire le indagini.
Come possono richiamarsi a Borsellino coloro che ostacolano le indagini su un clan mafioso?
E come possono richiamarsi a Borsellino se fanno la guerra a Scarpinato, che con Borsellino e Falcone ha lavorato, e a Cafiero De Raho, che ha combattuto il clan dei Casalesi? Ancora pochi giorni fa è arrivata una condanna in appello nei confronti di esponenti del clan dei Casalesi per le minacce rivolte proprio a Cafiero De Raho.
Allora io dico ai cittadini: non perdete la fiducia nella politica, non perdete la speranza. Noi daremo l'anima per andare al Governo e azzerare queste situazioni intollerabili. Daremo l'anima per dedicare le prime settimane a ripulire il nostro ordinamento da tutte le norme vergogna introdotte da loro. Daremo l'anima per ristabilire legalità e trasparenza.
Ieri avevo lanciato un invito alla maggioranza in vista del voto di questa mattina in Giunta per le autorizzazioni. Ringrazio anch'io le nostre parlamentari presenti in Giunta.
Avevo chiesto che il ricordo del pensiero, dell'opera, dell'azione e del sacrificio di Paolo Borsellino si traducesse in un voto improntato a responsabilità e sensibilità democratica.
Non è stato così.
Adesso rinnovo un appello a Giorgia Meloni: dimostri davvero che ciò che dice ha un fondamento nella concreta azione politica. Prenda in mano la situazione e il giorno 30 ci ritroveremo con tutta l'Italia migliore. Vi aspettiamo al varco.
Rimangiatevi questo voto vergognoso, perché non possiamo consentire che amici e amichetti di partito vengano scudati. È già successo con Santanchè, ma qui forse siamo un gradino oltre, perché addirittura si ostacolano le indagini nei confronti di un clan mafioso. Ravvedetevi. Noi ci saremo e vi contrasteremo in ogni modo.
Le domande della stampa...
Domanda (ANSA – Giampaolo Grassi):
Come membri della Commissione avete avuto modo di vedere il contenuto di queste chat? E, nel caso, cosa contengono a grandi linee?
Risposta:
Non c'è stata alcuna possibilità di leggere queste chat. Proprio per questo il voto riguardava la possibilità di consentire alla magistratura di acquisirle.
Fratelli d'Italia ha tentato, direi timidamente e vergognosamente, di accostare questo caso a quello di Scarpinato, ma non c'entra assolutamente nulla.Nel caso di Scarpinato è accaduto qualcosa di completamente diverso: conversazioni e intercettazioni giudicate penalmente irrilevanti dalla Procura di Caltanissetta sono state inviate alla presidente Colosimo della Commissione Antimafia. Dopo alcune settimane sono state messe a disposizione dei commissari con vincoli di riservatezza ma, nel giro di poche ore o pochi giorni, sono diventate di dominio pubblico. E tutto questo senza alcun passaggio dalla Giunta per le autorizzazioni del Senato.Io pongo un quesito ai garantisti della domenica della maggioranza: per voi intercettazioni giudicate penalmente irrilevanti possono finire in Commissione Antimafia ed essere poi diffuse alla stampa, mentre conversazioni che la Procura di Roma ritiene penalmente rilevanti, tanto da chiederne l'acquisizione per proseguire le indagini, vengono bloccate dalla Giunta per le autorizzazioni che interviene prontamente a scudare il collega di Fratelli d'Italia, Delmastro.Sono due situazioni completamente diverse. Non provate, lo dico ai parlamentari di Fratelli d'Italia, a fare questi accostamenti. Teneteveli per voi. Non accostate chi ha costituito una società con il familiare del prestanome di un clan mafioso a chi ha combattuto la mafia per oltre trent'anni".


