La situazione attuale dimostra che la tragica esperienza del secondo conflitto mondiale non è stata correttamente metabolizzata e superata, in realtà persistono elementi antidemocratici ben radicati e nazionalismi accentuati dal sistema economico capitalista spacciato per un modello evoluto di progresso ma che, in realtà, ci sta riportando all’oscurantismo feudale. Dobbiamo renderci conto che non basta far cadere un muro per risolvere i problemi infatti la guerra tra Ucraina e Russia lo sta dimostrando. Non condivido la politica estera americana che ha eletto la Russia e la Cina nemici giurati anche dell’Europa, le mire imperialistiche degli Stati Uniti non devono influenzare la libertà di autodeterminarci. È inutile ammantare di sacri principi ed ideali di democrazia e libertà una guerra inutile e traumatica che è stata preparata dagli Stati Uniti sin dal 2014 usando la NATO, è dall’inizio della sua carriera politica che Biden ha perseguito l'obiettivo di creare una frattura insanabile per troncare tutti i rapporti e scambi commerciali tra i paesi europei occidentali e la Russia e isolarla perché rappresenta un'antagonista che limita l'espansione a livello globale  dell'influenza politca e soprattuto economica degli Stati Uniti. 

Vi erano stati dei patti tra Gorbaciov e l’amministrazione americana pro tempore che i Paesi dell’ex Patto di Varsavia dovessero mantenere la neutralità ma patteggiare con i politici americani non è mai un buon affare, non hanno mai mantenuto la parola data se ciò recasse loro un vantaggio. L’Europa ha commesso il madornale errore di seguire le direttive dettate dalla Casa Bianca e allo stesso tempo la leadership europea è vittima della sua superbia e dell’illusione di poter dettare qualche condizione agli Stati Uniti, lo dimostra il fatto che Trump sta trattando per la fine del conflitto ucraino direttamente con Putin: questa è la considerazione che gli americani hanno della politica estera europea.

Oggi è in atto un’altra particolare situazione delicatissima che dimostra le crepe del modello economico-politico che l’Occidente ha la pretesa di imporre a livello globale: il genocidio di Gaza per motivi speculativi. Anche l’allargamento della EU verso i paesi dell’est celava lo scopo di aprire un nuovo mercato agli interessi dell’imprenditoria predatoria che ha aumentato i profitti dislocando in quei paesi arretrati le produzioni manufatturiere condannando alla povertà milioni di cittadini che hanno perso il lavoro.

È interessante il contenuto del discorso fatto dalla nostra premier alla Parlamento prima di partecipare alla riunione del Consiglio europeo che ha tra i primi argomenti in agenda la guerra in Ucraina e la difesa europea. 

Quando parla del conflitto ucraino si esprime in questi termini: “Davanti alle vittime civili, alle immagini delle città, delle case, delle stazioni elettriche di stoccaggio del gas sistematicamente bombardate dai russi con il solo e preciso intento di rendere impossibile la vita alla popolazione civile, che resiste eroicamente da quasi quattro anni a un conflitto su larga scala, la nostra posizione non cambia”. Perché verso le vittime palestinesi non ha la stessa considerazione?

Altro punto significativo: “Non possiamo considerare accettabile l'atteggiamento ambiguo di chi promette impegno negoziale e poi bombarda costantemente obiettivi civili. Per arrivare al tavolo delle trattative serve, quindi, anche incrementare la pressione su Mosca, come stiamo facendo con il 19° pacchetto di sanzioni europee, che stiamo approvando e che contribuirà a ridurre ancora di più le risorse che Mosca può destinare allo sforzo bellico”. Verso Israele di sanzioni non se ne parla né tantomeno si condannano gli attacchi contro i civili e l’uso della fame come arma di annientamento. Non si condanna un blocco navale che impedisce il passaggio dei rifornimenti di viveri e medicinale alla popolazione e invece si condanna ogni iniziativa umanitaria civile atta a sostituire l’inerzia degli stati di fronte a una simile situazione. Un’inerzia dettata da puro calcolo.

In precedenza aveva avuto una conversazione telefonica con Zelensky durante la quale garantiva la continuità del sostegno dell’Italia per una pace giusta che: “(…) non può essere frutto della sopraffazione, il che implica una soluzione equa, risultato di un percorso negoziale credibile nel quale, chiaramente, nessuna decisione sull'Ucraina può essere presa senza l'Ucraina e nessuna decisione sulla sicurezza europea può essere presa senza l'Europa”. Il popolo palestinese viene ignorato completamente dagli Stati europei e/o trattato alla stregua di bimbi di tre anni. È incredibile sentir definire gli attivisti della Sumud Flotilla dei sabotatori del piano di pace che Trump andava tessendo non certo per una soluzione del problema ma per favorire i programmi espansionisti di Israele e mettere le mani su di un territorio per realizzare profitti a danno di una popolazione indifesa destinata alla deportazione. E la nostra premier pubblicamente si permette di fare simili incoerenti affermazioni.

La premier considera il conflitto ucraino un problema europeo e l’invasione dell’Ucraina il primo passo per altre invasioni. La signora è debole in storia: l’Italia insieme alla Germania hanno invaso la Russia, non viceversa e questo è costato al popolo russo 28 milioni di morti che nessuno ha pianto perché comunisti e definiti da preti cattolici “figli del demonio”.

In un altro passo del discorso si nota che, se da un lato si vorrebbe limitare l’apporto di Trump nelle trattative dall’altro afferma che solo con gli USA si possono ottenere risultati. Solo gli Stati Uniti hanno “delle capacità di deterrenza che chiaramente l’Europa non ha”. Aggiunge che comunque non ha in programma di inviare militari in Ucraina.

Il problema è stato creato dai governi europei in accordo con le varie amministrazioni americane di includere gli stati dell’ex Patto di Varsavia nella NATO che è un’alleanza militare con tutte le sue implicazioni. Se nel 1962 si è sfiorato un conflitto nucleare tra le due potenze per i missili installati a Cuba la stessa regola deve valere per tutti: o eliminiamo tutti gli arsenali nucleari oppure accettiamo le regole imposte dagli USA che devono valere anche per la Russia che confina con la Norvegia, Finlandia, Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Bielorussia, Ucraina, Georgia, Azerbaigian, Kazakistan, Cina, Mongolia e Corea del Nord. I confini marittimi includono anche il Giappone e gli Stati Uniti. L’Europa ha costituito per decenni un cuscinetto di sicurezza per eventuali attacchi nucleari russi diretti contro obiettivi sul suolo americano, dobbiamo considerare gli Stati Uniti non degli alleati ma degli opportunisti che usano gli altri Paesi a proprio comodo e per i propri interessi.

Lavrov ha parlato con Rubio sottolineando che per risolvere il conflitto in corso occorre rimuovere le “cause alla radice”: la fine del Patto di Varsavia ha creato un vuoto intorno alla Russia e non la sua integrazione con l’Europa occidentale come era nelle intenzioni di Gorbaciov. Il Patto di Varsavia racchiudeva molte realtà storiche, territoriali, culturali, etniche e linguistiche che a contatto con l’EU sono state sfruttate per sobillare conflittualità interne in molti Paesi dell’Est che sono puntualmente esplose e qui emerge la colpa grave degli alleati NATO, quella di sfruttare tali situazioni per creare una ulteriore frattura con la Russia e isolarla sempre di più.

Nel caso specifico a confondere le idee all’opinione pubblica occidentale che non conosce gli aspetti più significativi del contesto sociale di quella particolare area geopolitica che include fattori geografici umani (demografia, etnie, culture), le tensioni sociali (conflitti, migrazioni), e le dinamiche socio-economiche (disuguaglianza, sviluppo) che influenzano la stabilità e il potere politico dell’Ucraina sono i media che hanno accolto la narrazione ultra-nazionalista e filo-occidentale offrendo un quadro deformato delle cause reali che hanno prodotto un conflitto armato.   

La minoranza etnica russa è stanziata nel Sud e nell’Est del Paese dove gli ucraini sono maggiormente russofoni e più frequentemente si incontrano persone di impostazione geopolitica filo-russo caratterizzata principalmente dal rifiuto della guerra che sta infuriando proprio nella parte in cui risiedono e per questo soffrono la situazione generale di un conflitto; ideologicamente non sono affatto tutti putiniani o ultra-nazionalisti, molti invece addirittura sono nostalgici dell’Urss; non desiderano essere inevitabilmente annessi alla Federazione Russa, né tanto meno la desideravano dieci anni fa allo scoppio della guerra civile; non si trovano solo nel Donetsk e nel Luhansk, ma sono diffusi in tutto l’Est e il Sud.  Questa parte della popolazione ucraina viene presentata come un “corpo estraneo”, un nemico interno sottoposto a direttive russe da allontanare o rieducare. 

Se scendiamo più nel particolare e prendiamo in considerazione i filorussi, quindi una parte dei cittadini ucraini residenti sempre a  Est e Sud del Paese, emergono delle affinità  che li accomunano come l’avversione per la neo-colonizzazione NATO, USA e EU; l’avversione per l’ucrainizzazione forzata della loro madrelingua russa, messa in atto dal nuovo potere nazionalista e filo-occidentale nell’ultimo decennio che si è ulteriormente intensificata negli ultimi cinque anni; la presenza di legami familiari, etnolinguistici, storico-culturali e/o economico-politici con la Russia e, precedentemente, con l’Urss: questa è la causa  che ha fatto scoppiare una guerra civile in quel Paese, fomentata  dagli oligarchi e dai poteri economico- finanziari  delle parti coinvolte, che fino al 2022 aveva provocato la morte di 14.000 persone tra militari e civili.

Dopo Maidan il nuovo governo filo-occidentale dell’oligarca Poroshenko ha progressivamente messo fuori legge l’uso ufficiale della lingua russa nelle scuole, nelle manifestazioni istituzionali e addirittura nei programmi tv (e nei cinema) di tutto il Paese. Questa progressiva eliminazione pubblica del russo dalle regioni a maggioranza o prevalenza russofona è stata fiancheggiata militarmente dal battaglione Azov e dalle squadracce naziste di Pravji Sector. Parliamo di aree dell’Ucraina che rappresentavano il cuore pulsante economico e demografico del Paese: il solo Donbass, a maggioranza russofona e cuore industriale del Paese, prima della guerra civile contava sei milioni di persone, le città russofone di Kharkov/Kharkiv e Odessa (seconda e terza città dell’Ucraina, dopo Kiev) superavano il milione di abitanti.

“Essere russofono/a o ucrainofono/a, nell’Est e nel Sud dell’Ucraina, non significa automaticamente essere filorusso o, al contrario, ultra-nazionalista ucraino. Le tre dimensioni di etnia, lingua e orientamento geopolitico non si escludono né co-implicano necessariamente a vicenda, per quanto possano certamente fornire delle utili indicazioni generali e dei validi spunti di riflessione.”

La tolleranza è il principio fondamentale che permette una convivenza pacifica ma si consta che ineluttabilmente i centri di potere occidentali sfruttano tali situazioni per creare caos e conflittualità al fine di trarre lauti guadagni prima con la distruzione e poi con la ricostruzione: ma chi paga per le vittime innocenti sacrificate sull’altare del profitto? Non può e non deve essere solo una questione di affari!