La risposta alla domanda è sì. Giusto 4 anni fa, 12 agosto 2021,  Antonio Maria Mira sulle pagine di Avvenire spiegava un progetto di prevenzione incendi boschivi riuscito in Calabria. E poi le non ragioni per cui non se ne è fatto più nulla. 

In questo articolo ci sono molte risposte alle nostre domande, alla luce dei numerosi incendi che anche quest'estate attraversano tutta la Penisola. 

«Vent’anni fa eravamo riusciti a ridurre del 90% gli incendi nel Parco nazionale dell’Aspromonte. Spendendo molto meno di quello che la Regione Calabria spende oggi per spegnere gli incendi. Il sistema che avevamo inventato è andato avanti per dieci anni. Poi è stato abbandonato. E oggi siamo davanti a un vero disastro. Questo Paese è davvero senza memoria». Si sfoga giustamente Tonino Perna, professore emerito di Sociologia economica dell’Università di Messina, attualmente vicesindaco “esterno” del comune di Reggio Calabria.

Un sistema semplice per risolvere un problema grande

Vent’anni fa era il presidente del Parco, inventò e realizzò un sistema che lui definisce “semplice”: «Con un bando pubblico affidavamo i boschi dell’Aspromonte a soggetti del Terzo settore, associazioni e cooperative sociali, con un contratto che prevedeva un contributo iniziale del 50%, e l’altro 50% a fine stagione. A patto che fosse bruciato meno dell’1% del territorio affidato. Il principio è sempre quello della responsabilità». Operazione riuscita. Da mille ettari bruciati ogni anno si era scesi a 100-150. Con una spesa di appena 400mila euro. Un successo che ebbe risalto europeo. «Per la prima volta la Calabria era un esempio positivo. Non solo ’ndrangheta. Venni convocato a Bruxelles per spiegare il nostro sistema».

In Aspromonte è durato una decina d’anni, nel parco del Pollino, dove lo avevano adottato, un po’ di più. La Regione mi propose di realizzarlo per tutta la Calabria. Feci il conto che ci volevano 3 milioni. E pensi che oggi per tutto il sistema antincendio si spendono 18 milioni con risultati ben diversi.

E perché non si fece?
Perché mi volevano fare solo un contratto di consulenza. Io invece volevo una struttura e la sicurezza che ci fossero i fondi. Non ho avuto queste garanzie e non l’ho fatto. Mi sembrava più una captatio benevolentiae che una vera volontà. Eppure ci avrebbero lavorato tante associazioni e cooperative, mentre ora ci guadagnano società che spesso vengono da fuori regione.

Perché il suo sistema venne abbandonato?
Per inerzia, per mancanza di convinzione. E forse anche per rivalsa nei miei confronti.

E poi hanno eliminato il Corpo forestale, una vera sciocchezza. Ora sono solo i Vigili del fuoco a poter intervenire per spegnere gli incendi. Ma sono pochi e, pur impegnatissimi, non abituati a operare in montagna, ma in città o vicino ai centri abitati.

Conclusione: Quando si trova un sistema che funziona, all’improvviso non se ne fa più niente. Tutte le Regioni hanno piani anti incendio, e allora cosa non funziona? Le azioni devono essere messe in campo in largo anticipo, non quando inizia l’estate e gli incendi si intensificano. Le forze dovrebbero coordinarsi, dalla regione ai Comuni, alla Protezione civile e vigili del fuoco fino al Ministero dell’Ambiente. Bisogna creare anche una rete di volontari, installare più telecamere, pattugliare il territorio, indire bandi pubblici per affidare la sorveglianza e le azioni di prevenzione a società, imprese, associazioni. Tutto ciò viene fatto?

La Protezione civile ha pubblicato un Vademecum:

Cosa possiamo fare per prevenire incendi?

- Non gettare mozziconi di sigaretta o fiammiferi ancora accesi, possono incendiare l’erba secca;
- Non accendere fuochi nel bosco. Usa solo le aree attrezzate. Non abbandonare mai il fuoco e prima di andare via accertati che sia completamente spento;
- Se devi parcheggiare l’auto accertati che la marmitta non sia a contatto con l’erba secca. - La marmitta calda potrebbe incendiare facilmente l’erba;
- Non abbandonare i rifiuti nei boschi e nelle discariche abusive. Sono un pericoloso combustibile;
- Non bruciare, senza le dovute misure di sicurezza, le stoppie, la paglia o altri residui agricoli. In pochi minuti potrebbe sfuggirti il controllo del fuoco.

Cosa possiamo fare quando vediamo un incendio?

Quando l’incendio è in corso

- Se avvisti delle fiamme o anche solo del fumo telefona al numero di soccorso 115 del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco o, dove attivato, al numero unico di emergenza 112.

- Non pensare che altri l’abbiano già fatto. Fornisci le indicazioni necessarie per localizzare l’incendio;


- Cerca una via di fuga sicura: una strada o un corso d’acqua. Non fermarti in luoghi verso i quali soffia il vento. Potresti rimanere imprigionato tra le fiamme e non avere più una via di fuga;


- Stenditi a terra in un luogo dove non c’è vegetazione incendiabile. Il fumo tende a salire e in questo modo eviti di respirarlo;


- Se non hai altra scelta, cerca di attraversare il fuoco dove è meno intenso per passare dalla parte già bruciata. Ti porti così in un luogo sicuro; 


- L’incendio non è uno spettacolo, non sostare lungo le strade. Intralceresti i soccorsi e le comunicazioni necessarie per gestire l’emergenza. 

Se tutti facessimo il nostro dovere, ci sarebbero meno incendi. La prevenzione, però è un incontro di energie e competenze, una rete che deve estendersi dalle istituzioni fino ad arrivare ai volontari e ai comuni cittadini. 

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