My Father’s Shadow, esordio nel lungometraggio di Akinola Davies Jr., è uno dei debutti più compiuti e sensoriali degli ultimi anni: un film che trasforma il rapporto padre-figli in una riflessione sulla memoria, sulla diaspora e sulle fratture della storia. Presentato in concorso al Festival di Cannes 2025 — primo film nigeriano selezionato nella sezione ufficiale — ha ottenuto una menzione speciale per la Camera d’Or, prima di essere scelto dal Regno Unito come candidato all’Oscar internazionale. Il percorso awards si è consolidato con il premio alla regia ai British Independent Film Awards e con la nomination ai BAFTA per il miglior debutto dietro la macchina da presa, mentre Sope Dirisu ha vinto il Gotham Award per la migliore performance protagonista dell’anno.

Ambientato nel giugno 1993, durante le elezioni democratiche poi annullate in Nigeria, il film segue il viaggio verso Lagos di due fratelli e del padre in un solo giorno sospeso tra intimità familiare e trauma collettivo. Davies Jr. rifiuta la linearità narrativa e costruisce un cinema di percezioni: frammenti, silenzi, colori e suoni che restituiscono l’infanzia come spazio di osservazione e perdita. La paternità diventa così una presenza sfuggente, filtrata da sguardi e ricordi che non coincidono mai pienamente con la realtà.

Più che un racconto sul lutto, My Father’s Shadow è un film sul gesto stesso del ricordare: la memoria come montaggio, come tentativo di trattenere ciò che la storia e il tempo cancellano. Un esordio che rivela una voce autoriale già consapevole, capace di intrecciare l’intimo e il politico in un cinema di rara delicatezza.