La UE vuole privarsi dell’acciaio russo mettendo però a rischio l’industria europea
La Commissione Europea vorrebbe togliere al Cremlino una fonte di introiti, quella che deriva dalla vendita dell’acciaio ai Paesi UE.
Lo scorso anno i volumi delle importazioni dalla Russia sono addirittura cresciuti, nonostante sanzioni e ostacoli vari. Si è arrivati a 1,72 miliardi di euro. Però entro l’estate arriverà un dazio del 50% e successivamente, secondo una proposta di un’europarlamentare svedese, al bando totale. Tale soluzione definitiva annullerebbe il rischio che i Paesi revochino le sanzioni e toglie l’incombenza per Bruxelles di ottenere ogni volta il consenso dei 27 membri.
Tuttavia alcuni governi potrebbero eccepire anche dopo che il divieto venga concordato, magari accusando l’Europarlamento di non potersi intromettere in questioni di economia nazionale e di sicurezza economica.
Oggi i semilavorati in acciaio non subiscono sanzioni perché sono contrari ad esse Italia, Belgio e Repubblica Ceca. Inoltre la compagnia siderurgica russa NLMK possiede quote in impianti appunto in Italia, Belgio e poi Danimarca.
Il problema vera è che le aziende europee non hanno vere alternative all’acciaio russo, che consentano di mantenere la competitività. La promotrice del divieto totale è Karin Karlsbro del gruppo centrista Renew Europe. Secondo lei, si potranno ignorare le obiezioni di certi Paesi membri, come fatto col gas e il petrolio russo. Tuttavia dice anche di sapere che la attendono lunghe nottate di trattative per convincere chi si impunta.
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