Il caso Borsellino e le proteste dei giovani in favore di Gaza
di Lucia De Sanctis
Il punto del prof. Vincenzo Musacchio criminologo e docente di strategie di lotta alla criminalità organizzata transnazionale, associato al Rutgers Institute on Anti-Corruption Studies (RIACS) di Newark (USA). Ricercatore indipendente e membro ordinario dell’Alta Scuola di Studi Strategici sulla Criminalità Organizzata del Royal United Services Institute di Londra.
La prima domanda che le pongo professore è sul caso Borsellino e cioè sull’intercettazione emersa tra due ex pubblici ministeri di Palermo, Gioacchino Natoli e Roberto Scarpinato. Cosa ne pensa in merito a quanto abbiamo potuto ascoltare nella trasmissione di Massimo Giletti?
Guardi dopo i vari depistaggi vissuti dai familiari di Borsellino nei vari processi celebrati per la strage di via d’Amelio - cosa mai accaduta in maniera così pesante nella storia repubblicana - credo che quanto sia emerso dalle intercettazioni che tutti abbiamo ascoltato rappresenti un altro sfregio al rispetto e alla memoria di un magistrato che ha donato la sua vita per la lotta al crimine organizzato. Della famiglia Borsellino conosco personalmente soltanto Salvatore e Fiammetta e a loro ho espresso direttamente la mia vicinanza da estendere ovviamente a tutti gli altri membri. È sicuramente una brutta pagina che si aggiunge alle tante altre che purtroppo spesso le vittime di mafia sono costrette a subire.
Che cosa pensa della diffusione di questa intercettazione e del sistema che regola questo mezzo di assunzione della prova?
Da professore di diritto penale sono contrario alla diffusione d’intercettazioni che non contengano fatti penalmente rilevanti. È un mezzo di ricerca della prova e come tale deve essere utilizzato. Rilevo anche che qualora l’intercettazione fosse riferibile al momento in cui Roberto Scarpinato era senatore della Repubblica, la stessa sarebbe illegale poiché avrebbe dovuto esserci la prescritta autorizzazione di legge. Da cittadino credo però che vada valutato anche il diritto di cronaca in rapporto alla privacy. Il primo prevale sulla seconda quando la notizia è veritiera, ha un interesse pubblico o sociale ed è esposta con correttezza formale. Questi tre requisiti, stabiliti peraltro dalla Corte Suprema di Cassazione, definiscono il confine tra l'informazione lecita e la violazione della riservatezza, assicurando che il diritto all'informazione non sia usato per diffondere dettagli privati superflui o offensivi. Credo alla fine che in questa brutta storia ognuno dovrà assumersi la responsabilità di ciò che ha pensato e che ha detto.
Questa intercettazione, tra due ex pubblici ministeri importanti, secondo lei, può influenzare il procedimento legislativo in atto riguardante la separazione delle carriere?
Non dovrebbe essere così poiché sono due cose indipendenti, ma credo che alla fine se sfruttato a scopi politici, influenzerà il dibattito e anche l’iter legislativo in corso.
Il fatto che in Commissione antimafia due ex magistrati si siano messi d’accordo sulle domande da fare, secondo lei è una cosa grave?
Guardi ho avuto diverse audizioni in Commissioni Antimafia, nazionali e internazionali, di solito le domande si pianificano per individuare e focalizzare meglio gli argomenti da trattare. La cosa grave sarebbe, invece, se oltre alle domande si pianificassero anche le risposte. Questo costituirebbe un grande problema che inciderebbe sulla veridicità dei fatti e sul rispetto dei cittadini e delle istituzioni.
Che cosa direbbe ai più giovani che hanno ascoltato queste intercettazioni?
Che la storia di Paolo Borsellino parla da sola, non occorre che io dica nulla. I giovani sanno valutare e comprendere in maniera autonoma e indipendente.
A proposito dei giovani allora le domando cosa ne pensa della loro discesa in campo per protestare contro il genocidio e la pulizia etnica in corso a Gaza?
Non avevo dubbi che sarebbero scesi in campo e lo avrebbero fatto in maniera così massiccia e pacifica. Ho scioperato anch’io ed ero con loro in piazza. È stato bellissimo vedere questi ragazzi dibattere con competenza di temi che in tanti ancora oggi ignorano. Io provengo dal Molise, una terra spesso troppo sonnecchiante, ho visto davvero tantissimi ragazzi in corteo. È stata una meraviglia che mi ha ricordato le primavere di Palermo e di Casal di Principe che ho vissuto per ragioni anagrafiche.
Queste manifestazioni secondo lei sono utili?
Utilissime. Le manifestazioni di protesta dei giovani sono espressioni collettive di dissenso e richiesta di cambiamento, esprimono il malcontento verso problemi culturali, sociali e politici. In questo caso credo abbiano già spinto il Governo per l'ottenimento di obiettivi specifici, come la difesa della libertà e dei diritti umani. La discesa in campo dei giovani rappresenta la presa di coscienza e la loro volontà di incidere su quanto sta accadendo intorno a loro attraverso l’unione. Il tutto - tranne piccole scaramucce - si è svolto con modalità non violente e provocatorie. Chiedono soltanto che finisca il genocidio in corso a Gaza e mi pare sia una nobilissima rivendicazione.
Si risolverà mai la questione palestinese?
Questo non lo so. So però che per risolverla deve terminare il genocidio in atto e occorre assolutamente creare e riconoscere due Stati autonomi, quello Palestinese e quello di Israele.
Grazie professore.