Di seguito la nota stampa con cui il Consiglio europeo ci informa di aver adottato nuove sanzioni contro l'Iran in relazione a gravi violazioni dei diritti umani e al costante sostegno alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina:
Il Consiglio ha deciso oggi di imporre misure restrittive in relazione a gravi violazioni dei diritti umani in Iran e al costante sostegno militare dell'Iran alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'Ucraina.
Violazioni dei diritti umani in IranIl Consiglio ha deciso oggi di imporre misure restrittive nei confronti di altre 15 persone e sei entità responsabili di gravi violazioni dei diritti umani in Iran, a seguito della violenta repressione delle proteste pacifiche, compreso il ricorso alla violenza, alla detenzione arbitraria e alle tattiche di intimidazione da parte delle forze di sicurezza nei confronti dei manifestanti.L'UE impone in particolare misure restrittive nei confronti di Eskandar Momeni, ministro dell'Interno e capo del Consiglio di sicurezza nazionale dell'Iran, e di membri del sistema giudiziario iraniano, tra cui Mohammad Movahedi-Azad, procuratore generale, e Iman Afshari, giudice presidente. Inoltre, gli inserimenti in elenco odierni riguardano una serie di comandanti dell'IRGC e di alti funzionari della polizia e delle Forze dell'ordine (LEF), tutti coinvolti nella repressione violenta delle proteste pacifiche e nell'arresto arbitrario di attivisti politici e difensori dei diritti umani.Tra le entità inserite oggi nell'elenco figurano, tra l'altro, la Iranian Audio-Visual Media Regulatory Authority (SATRA, Autorità di regolamentazione dei media audiovisivi), la Seraj Cyberspace Organization, il Working Group for Determining Instances of Criminal Content (WGDICC, Gruppo di lavoro per l'identificazione di casi di contenuti illeciti) e diverse società di software. Tali entità hanno partecipato ad attività di censura, a campagne di trolling sui social media, alla diffusione di disinformazione e misinformazione online o hanno contribuito alle diffuse perturbazioni nell'accesso a internet sviluppando strumenti di sorveglianza e repressione.Le misure restrittive relative alle violazioni dei diritti umani in Iran si applicano ora a un totale di 247 persone e 50 entità. Consistono nel congelamento dei beni, nel divieto di viaggio nell'UE e nel divieto di mettere fondi o risorse economiche a disposizione di entità e persone inserite in elenco. È in vigore anche il divieto di esportazione verso l'Iran di attrezzature che potrebbero essere usate per la repressione interna, comprese le attrezzature per la sorveglianza delle telecomunicazioni.L'UE esprime solidarietà al popolo iraniano, che manifesta la sua legittima aspirazione alla libertà e alla dignità e a un futuro in cui i diritti umani universali e le libertà fondamentali siano rispettati, protetti e onorati.
Sostegno dell'Iran alla guerra di aggressione della Russia nei confronti dell'UcrainaIl sostegno militare dell'Iran alla guerra di aggressione della Russia continua a costituire una minaccia diretta per la sicurezza dell'UE. Oggi il Consiglio ha inoltre imposto misure restrittive nei confronti di quattro persone e sei entità nell'ambito del regime di sanzioni specifico dell'UE, con particolare attenzione al programma sponsorizzato dallo Stato iraniano per lo sviluppo e la produzione di aeromobili senza equipaggio (UAV).Tra gli inserimenti in elenco odierni figurano Khojir Missile Development and Production, un'entità leader nel programma iraniano nel settore dei missili balistici, e Sahara Thunder, una società commerciale iraniana di import-export che funge da società di copertura del ministero iraniano della Difesa e del supporto logistico alle forze armate. Il Consiglio sta inoltre sanzionando altre società private che forniscono componenti critici al Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche (IRGC) o che hanno legami con entità coinvolte nel programma missilistico iraniano.Tra le persone inserite oggi nell'elenco figurano uomini d'affari, amministratori delegati e azionisti di società private che, essendo coinvolti nello sviluppo e nella produzione di missili balistici iraniani, sono pertanto coinvolti nel programma missilistico o di UAV iraniano.La decisione odierna porta il numero totale di soggetti sanzionati nell'ambito di tale regime a 24 persone e 26 entità. Il regime di sanzioni è stato prorogato da ultimo fino al 27 luglio 2026.Infine, il Consiglio ha deciso di estendere il divieto di esportazione, vendita, trasferimento o fornitura dall'UE all'Iran per includere ulteriori componenti e tecnologie utilizzati nello sviluppo e nella produzione di UAV e missili. Ciò vale per i materiali speciali e le relative apparecchiature (compresi i materiali energetici e le relative miscele), il trattamento e la lavorazione dei materiali, i materiali elettronici, i computer, le telecomunicazioni e la sicurezza dell'informazione, i sensori e i laser, il materiale avionico e di navigazione, il materiale aerospaziale e la propulsione e la tecnologia, progettati o specificamente adattati per il collaudo, lo sviluppo o la produzione di droni e missili.Gli atti giuridici pertinenti sono stati pubblicati nella Gazzetta ufficiale dell'Unione europea.
Riassumendo, l'Unione europea - correttamente - ha annunciato nuove sanzioni contro l'Iran: congelamento dei beni, divieti di viaggio, stop alla messa a disposizione di fondi, ampliamento dei divieti di export su componenti e tecnologie (anche per droni e missili). Il messaggio politico è chiaro: quando uno Stato viola il diritto internazionale, i diritti umani e il diritto umanitario, l'UE interviene. O almeno così dovrebbe essere.
Infatti, se questo principio fosse davvero rispettato, allora perché non vengono applicate sanzioni a Israele e agli Stati Uniti, che da decenni sostengono politicamente, militarmente ed economicamente il sistema di occupazione, segregazione e repressione nei territori palestinesi, dalla Cisgiordania a Gaza, che negli ultimi due anni e mezzo è diventato addirittura un genocidio?
Le politiche israeliane nei confronti del popolo palestinese sono state descritte da numerose ONG internazionali e organismi per i diritti umani come un sistema strutturale di apartheid: segregazione territoriale, discriminazione giuridica, controllo militare permanente, espropriazione delle terre, blocchi economici, punizioni collettive, uso sistematico della forza contro la popolazione civile... uccisioni indiscriminate.
A Gaza, la situazione ha assunto dimensioni ancora più estreme: assedio, distruzione sistematica delle infrastrutture civili, migliaia di vittime civili, attacchi su ospedali, scuole, campi profughi. Tutti elementi che pienamente sono etichettabili come crimini e genocidio nelle fattispecie del diritto umanitario internazionale e delle Convenzioni di Ginevra.
Eppure, da parte dell'UE:
- nessuna sanzione strutturale,
- nessun congelamento dei beni nei confronti di Israele e Stati Uniti,
- nessun embargo reale sulle armi,
- nessuna rottura degli accordi commerciali,
- nessuna sospensione degli accordi di cooperazione.
L'UE sanziona l'Iran per il sostegno militare alla Russia, mentre neppure s'interroga sul sostegno statunitense alle operazioni criminali israeliane, che hanno prodotto e continuano a produrre violazioni a tappeto del diritto internazionale.
La questione non è se l'Iran debba essere sanzionato. La questione è perché anche Israele e gli Stati Uniti non lo siano a fronte di violazioni sistematiche, documentate e continuative del diritto internazionale.
Finché l'Unione Europea continuerà a usare due pesi e due misure, quanto dice di fare per i diritti umani finirà sempre per non essere credibile. O il diritto vale per tutti. Oppure non vale più per nessuno.
E in questo caso, a perdere non è solo la Palestina, è anche la credibilità stessa dell'Europa come soggetto politico e morale.
Adesso, non possiamo permetterci di dare lezioni a nessuno!
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Per completezza di informazione, l'IRNA, citando il portale informativo del Governo, ha riportato il testo della dichiarazione del Consiglio dei ministri del 10 Bahman 1404 in cui si condanna la decisione dei ministri degli Esteri dell'Unione europea riguardo al Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica:
La decisione dei ministri degli Affari esteri dell'Unione europea sul Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica rappresenta un comportamento emotivo, non costruttivo e privo di fondamento giuridico nei confronti di una delle istituzioni della sovranità nazionale e di un pilastro importante della difesa dell'Iran, che ha avuto e continua ad avere un ruolo essenziale nel mantenimento della stabilità regionale e nel contrasto alle correnti e ai gruppi terroristici.Questa decisione dei ministri degli Affari esteri dell'Unione europea ha mostrato ancora una volta l'inaffidabilità delle strutture internazionali nel contrasto al terrorismo e nell'individuazione dei suoi reali esempi; mostra come un regime che è simbolo del terrorismo di Stato, del genocidio, dell'occupazione e delle espulsioni forzate venga protetto da coperture politiche e reso immune da ogni responsabilità, e come addirittura ci si pieghi al suo desiderio e alla sua volontà politica, fino al punto di collocare, con etichette costruite ad arte, una struttura ufficiale e legale di un Paese che è esso stesso vittima del terrorismo ed è in prima linea nella sua lotta nella regione.Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica, per tutti gli iraniani, è il simbolo del sacrificio di sé di fronte all'aggressione del nemico ba‘thista e al terrorismo di matrice qaedista e dell'ISIS; le Guardie della Rivoluzione non sono soltanto un organismo militare difensivo, ma una struttura patriottica che rafforza la sicurezza nazionale e la cooperazione regionale contro qualsiasi minaccia terroristica; i popoli della regione ne hanno visto gli effetti e i benefici e hanno vissuto sotto la sua protezione sicura.L'Unione europea ha intrapreso un percorso sbagliato; non si può trasformare la lotta al terrorismo in un giocattolo politico e contaminarla con desideri illegali. Non si può combattere un'istituzione nata dalla grande rivoluzione di un popolo e simbolo della sicurezza e della tranquillità di un Paese, e al tempo stesso pretendere di sostenere quello stesso popolo. Questo comportamento ipocrita e sconsiderato non produce altro risultato se non quello di compromettere completamente la posizione dell'Unione europea agli occhi del popolo iraniano e di indebolirne l'immagine di soggetto indipendente nel mondo.Il quattordicesimo Governo, condannando fermamente questa errata azione dei ministri degli Esteri europei, dichiara che le istituzioni patriottiche e religiose e i simboli della sovranità nazionale e della difesa territoriale sono stati e saranno sempre sostenuti da tutte le componenti del sistema della Repubblica Islamica e dal popolo iraniano; e nessuno di questi sinistri giochi esterni potrà intaccare la loro posizione elevata. Quando è il momento di difendere la terra e la patria, sono questi figli dell'Iran che fanno da scudo con il proprio petto e scendono in campo per proteggere la vita, l'onore, i confini e la dignità dell'Iran e per difendere la sicurezza della cara patria, senza curarsi del fatto che alcuni, sotto copertura diplomatica al di là dei confini, con presunte liste, ridicolizzino la sicurezza e facciano del terrorismo un gioco.


