Nella media del 2025, l'indice delle retribuzioni orarie è cresciuto del 3,1% rispetto all'anno precedente. Nel settore privato la crescita, pari al 3,2%, è trainata dal settore agricolo (+5,0%), da quello industriale (+3,4%) e in misura minore dai servizi privati (+3,0%). Per la pubblica amministrazione l'incremento si ferma al +2,7%. Lo rileva l'Istat, l'istituto di statistica nazionale.
A dicembre 2025, l'indice mensile delle retribuzioni contrattuali orarie registra un aumento dello 0,2% rispetto a novembre 2025 e del 2,9% rispetto a dicembre 2024. Nel dettaglio, gli aumenti tendenziali più elevati riguardano i ministeri (+7,2%), le forze armate (6,9%) e i vigili del fuoco (6,8%); nessun incremento per farmacie private e telecomunicazioni. "Nel 2025, le retribuzioni contrattuali fanno registrare, per l'insieme dei settori economici, una crescita del 3,1% (stesso aumento del 2024); per il secondo anno consecutivo, si realizza un parziale recupero rispetto all'inflazione (IPCA), che si ferma al +1,7%. A livello settoriale la crescita più marcata si registra nel settore privato (+3,2%), nonostante la sensibile decelerazione negli ultimi due trimestri (+2,5% in entrambi, rispetto al +4,5% del primo trimestre e al +3,3% del secondo). Nel settore della pubblica amministrazione la crescita del 2,7% è legata ai rinnovi contrattuali relativi al triennio 2022-2024", è il commento dell'Istat ai dati.
Sempre secondo l’Istat, poi, il prossimo anno dovrebbe registrare un incremento medio delle retribuzioni pari al 2,4%, dopo un rialzo stimato al 2,9% nel 2025. Si tratta di una dinamica che, come già avvenuto nel 2024, consentirebbe di assorbire integralmente la crescita dei prezzi. A settembre, le retribuzioni contrattuali reali risultavano ancora inferiori dell’8,8% rispetto ai valori di inizio 2021. Nell’analisi sulle prospettive economiche per il biennio 2025-2026, l’Istat evidenzia come nel terzo trimestre del 2025 gli aumenti salariali abbiano continuato a superare l’inflazione, seppur con un ritmo meno sostenuto rispetto ai trimestri precedenti. Questa moderazione viene attribuita alla sostanziale stagnazione dei servizi privati e al rallentamento dell’industria, solo parzialmente compensati dal contributo del pubblico impiego, sostenuto dall’erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale.
Un ruolo centrale nell’aumento degli stipendi sarà giocato dalle misure fiscali previste dalla manovra finanziaria. In particolare, per tutto il 2026 è attesa una tassazione ridotta su lavoro notturno, prestazioni festive e ore straordinarie, applicabile ai lavoratori dipendenti con redditi fino a 40mila euro. Su queste maggiorazioni sarà introdotta una flat tax del 15%, con l’obiettivo di incrementare il netto in busta paga e incentivare la disponibilità al lavoro aggiuntivo.
Nel settore pubblico dovrebbe arrivare un’analoga agevolazione fiscale sul salario accessorio, sempre con aliquota al 15%, ma con un tetto massimo di 800 euro annui per i dipendenti con redditi fino a 50mila euro. A questo si aggiunge una misura specifica per il settore privato. Una flat tax del 5% sugli aumenti contrattuali per i lavoratori con stipendi fino a 28mila euro, applicabile anche ai contratti che verranno firmati nel corso del 2026. Secondo le stime, questo intervento interesserà circa 3,3 milioni di lavoratori.
Il ceto medio guarda inoltre con attenzione al ritocco dell’Irpef, che riduce dal 35% al 33% l’aliquota per lo scaglione di reddito compreso tra 28mila e 50mila euro. La misura dovrebbe beneficiare circa un terzo dei contribuenti. Le valutazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio stimano un vantaggio medio annuo pari a 408 euro per i dirigenti, 123 euro per gli impiegati e 23 euro per gli operai, mentre i lavoratori autonomi otterrebbero mediamente 124 euro e i pensionati circa 55 euro.

