L’Argentina ha battuto l’Inghilterra per 2-1 nella semifinale del Mondiale disputata il 15 luglio all’Atlanta Stadium e si è qualificata per la finale contro la Spagna. La nazionale inglese, passata in vantaggio al 55’ con Anthony Gordon, è stata raggiunta all’85’ da Enzo Fernández e definitivamente superata al 92’ dal gol di Lautaro Martínez. Per l’Inghilterra resta soltanto la finale per il terzo posto contro la Francia, mentre la squadra di Lionel Scaloni avrà la possibilità di difendere il titolo mondiale nell’ultimo atto del torneo.

La sintesi dell’incontro è tutta nella successione dei tre gol: Gordon porta avanti l’Inghilterra nella ripresa, Fernández pareggia quando mancano cinque minuti al termine dei tempi regolamentari e Lautaro Martínez completa il ribaltamento nel recupero. L’Argentina non ha costruito la qualificazione attraverso un dominio continuo, ma ha saputo approfittare del progressivo, quanto incomprensibile, arretramento degli inglesi e della loro incapacità di amministrare il vantaggio fino al fischio finale. 

La rete di Gordon sembrava avere collocato l’Inghilterra nella posizione ideale. Dopo dieci minuti della ripresa, la formazione di Thomas Tuchel aveva il risultato dalla propria parte e la possibilità di sfruttare gli spazi che l’Argentina sarebbe stata inevitabilmente costretta a concedere nel tentativo di pareggiare.

Da quel momento, però, l’Inghilterra ha progressivamente smesso di fare la partita, dove era stata assoluta protagonista. Invece di continuare a muovere il pallone, tenere impegnata la difesa argentina e provare a colpire nuovamente, la squadra inglese ha abbassato il proprio baricentro, ha ridotto la pressione e ha accettato di difendere il risultato all'interno della propria area. La scelta ha consegnato l’iniziativa all’Argentina, che ha potuto avanzare con maggiore continuità e aumentare il numero dei giocatori presenti nella metà campo avversaria... in pratica,quasi come fosse un allenamento... al tiro al piccione!

La conseguenza è stata evidente. Con il passare dei minuti, l’Inghilterra ha perduto il controllo dell’incontro. Il vantaggio, anziché diventare il punto di partenza per gestire la semifinale attraverso il possesso e le ripartenze, si è trasformato in un peso da proteggere. L’Argentina ha continuato a spingere e ha trovato prima il pareggio con Enzo Fernández, all’85’, poi il gol della qualificazione con Lautaro Martínez al 90’+2.


Tuchel e un ritorno al calcio di mezzo secolo fa

Le responsabilità di Thomas Tuchel risultano pesanti. Dopo il gol di Gordon, il commissario tecnico inglese ha impostato la gestione della partita secondo una concezione del calcio difensiva e superata, quasi si potesse ancora proteggere un vantaggio ritirando l’intera squadra davanti alla propria area e rinunciando progressivamente a giocare.

L’Inghilterra è sembrata riproporre, con cinquant’anni di ritardo, alcuni aspetti del calcio dell’Italia di Ferruccio Valcareggi: squadra raccolta, difesa del risultato, riduzione dei rischi e speranza che il tempo trascorresse senza incidenti. Il paragone, però, finisce per diventare ancora più severo nei confronti di Tuchel. Valcareggi operava in un’epoca completamente diversa, con ritmi inferiori, possibilità più limitate di effettuare sostituzioni, regole differenti per il portiere e un calcio nel quale la gestione passiva del pallone e del risultato poteva avere un’efficacia maggiore.

Nel calcio contemporaneo, invece, una squadra che smette di pressare e si abbassa per oltre mezz’ora invita l’avversario ad attaccare. Le sostituzioni permettono di inserire giocatori freschi, il recupero è molto più ampio, la costruzione dal basso e il contropressing hanno modificato il modo di occupare gli spazi, mentre il portiere non può più raccogliere con le mani un retropassaggio volontario. Difendere significa continuare a governare il pallone, accorciare in avanti, impedire all’avversario di avanzare liberamente e conservare una minaccia offensiva.

Tuchel ha fatto l’opposto. Ha tolto coraggio alla propria squadra nel momento in cui avrebbe dovuto chiederle personalità. Ha trasformato una nazionale ricca di talento offensivo in una formazione impaurita, concentrata esclusivamente sulla protezione della propria area. La rimonta argentina non cancella i meriti di chi ha continuato a crederci, ma nasce soprattutto dal grave errore strategico dell’allenatore inglese.

Argentina premiata più dagli errori inglesi che dalla superiorità del gioco
La vittoria porta l’Argentina in finale e, dal punto di vista del risultato, non può essere discussa. La squadra di Scaloni ha avuto il merito di non arrendersi, di continuare ad avanzare e di sfruttare le occasioni decisive nel momento in cui l’Inghilterra ha smesso di opporre una resistenza organizzata.

Non è stata, tuttavia, una dimostrazione di superiorità... tutt'altro. Fino al progressivo arretramento inglese, l’Argentina non aveva costruito un vantaggio evidente né imposto un controllo tale da rendere inevitabile la rimonta. La partita è cambiata solo perché Tuchel ha rinunciato a giocarla dopo il gol di Gordon.

Scaloni ha raccolto il massimo risultato possibile da una semifinale che sembrava compromessa, ma il successo non deve essere trasformato nella celebrazione di un capolavoro tattico. L’Argentina ha approfittato degli spazi, della passività e dell’insicurezza regalati dagli avversari. Ha mostrato carattere, esperienza e capacità di colpire nei momenti decisivi, ma è stata anche aiutata in modo determinante dall’autolesionismo tecnico dell’Inghilterra.

La telecronaca di Adani e la trasformazione della rimonta in un’epopea
Anche la telecronaca Rai di Lele Adani ha offerto una rappresentazione discutibile dell’incontro. Il commentatore, da tempo apertamente coinvolto nel racconto dell’Argentina e di Lionel Messi, ha accompagnato la rimonta con un’enfasi che ha finito per deformare il reale svolgimento della partita. Le esultanze per i gol argentini e il tono celebrativo hanno dato l’impressione di assistere a una prestazione memorabile e a una vittoria costruita attraverso una superiorità schiacciante.

La realtà tecnica è stata meno epica. L’Argentina ha vinto perché ha creduto nella rimonta, ma soprattutto perché l’Inghilterra si è consegnata agli avversari dopo essere passata in vantaggio. La responsabilità decisiva appartiene a Tuchel, che ha imposto alla propria squadra una gestione rinunciataria e ha lasciato agli argentini campo, pallone e iniziativa.

Un commentatore tecnico dovrebbe aiutare lo spettatore a comprendere questo passaggio, spiegando come e perché una partita abbia cambiato direzione. Trasformare ogni successo argentino in una narrazione quasi mistica, invece, significa sostituire l’analisi con la partecipazione emotiva. La voce roca, le urla e l’entusiasmo incontrollato non possono prendere il posto della lettura tattica.


Lo striscione sulle Falkland: una provocazione politica estranea al calcio
La festa argentina è stata inoltre macchiata da un episodio gravissimo e completamente estraneo al risultato sportivo. Dopo la vittoria, Lisandro Martínez e Giovani Lo Celso hanno mostrato uno striscione con la scritta “Las Malvinas son Argentinas”, rivendicando come argentino il territorio delle Falkland.

Il gesto ha trasformato una celebrazione calcistica in una manifestazione politica. Non si è trattato di una semplice espressione patriottica, ma dell’utilizzo di un palcoscenico sportivo internazionale per riaprire una controversia territoriale che coinvolge la sovranità delle isole e il ricordo della guerra del 1982.

Il demerito dei giocatori coinvolti è evidente. Invece di limitarsi a festeggiare una qualificazione ottenuta sul campo, hanno scelto una provocazione deliberata nei confronti degli avversari appena eliminati. Il calcio non può essere utilizzato come strumento per sostenere pretese territoriali, alimentare nazionalismi o riaprire ferite storiche.

Le regole FIFA vietano l’esposizione negli stadi di messaggi politici. Al momento, secondo le notizie disponibili, la FIFA non ha ancora annunciato una decisione disciplinare definitiva, ma l’episodio ha già provocato richieste d’indagine.


Il quadro completo: Spagna-Argentina per il titolo, Francia-Inghilterra per il terzo posto
La semifinale del 15 luglio ha completato il programma delle partite che assegnano le prime quattro posizioni del Mondiale.

La finale per il terzo posto si disputerà sabato 18 luglio al Miami Stadium tra Francia e Inghilterra. La finale per il titolo è prevista domenica 19 luglio al New York New Jersey Stadium e metterà di fronte Spagna e Argentina.

Il pronostico: Spagna nettamente favorita, possibile anche un risultato molto ampio
La previsione per la finale è netta: la Spagna vincerà il Mondiale. Si tratta naturalmente di un pronostico personale, ma la differenza tecnico-tattica osservata nel torneo rende la nazionale di Luis de la Fuente chiaramente superiore all’Argentina di Scaloni.

La Spagna dispone di un’organizzazione collettiva più completa, muove il pallone con maggiore velocità, pressa in avanti senza perdere le distanze e riesce a controllare le partite anche quando non attacca. Contro la Francia ha dimostrato di poter limitare una delle nazionali più forti del torneo, concedendo poco e colpendo con lucidità. 

L’Argentina arriva alla finale con il prestigio dei campioni in carica, con l’esperienza di Messi e con una straordinaria capacità di sopravvivere alle difficoltà. Non ha però mostrato la stessa continuità di gioco. Contro l’Inghilterra ha avuto bisogno del suicidio tattico di Tuchel per ribaltare negli ultimi minuti una partita che sembrava perduta, mentre è riuscita miracolosamente a superare l'ostacolo Svizzera solo perché gli elvetici sono rimasti in dieci a causa di una inutile simulazione di Embolo. Contro la Spagna non troverà una squadra disposta a rinunciare a giocare a calcio dopo essere passata in vantaggio.

La formazione di De la Fuente cercherà di dominare il centrocampo, isolare gli attaccanti argentini e costringere Messi e compagni a difendere per lunghi tratti. La maggiore qualità nella pressione, nella circolazione e nell’occupazione degli spazi produrrà una partita a senso unico, dove gli argentini proveranno a giocare di rimessa, senza però avere velocità e qualità di gente come Yamal!

L’unica vera incertezza riguarda quindi quella che sarà la dimensione del punteggio a fine gara. Una vittoria spagnola con tanto di goleada non è da escludersi a priori... tutt'altro. In quel caso, l’ultima partita mondiale di Messi potrebbe trasformarsi non nella celebrazione di un altro titolo, ma in una pesante umiliazione sportiva per lui e per i suoi compagni.