In piena estate, alla chetichella, il senatore Maurizio Gasparri – ex missino ruspante, un (post) fascista doc – ha tirato fuori dal cilindro un disegno di legge dal titolo apparentemente innocuo: "Disposizioni per il contrasto all'antisemitismo e per l'adozione della definizione operativa di antisemitismo".
Un titolo che potrebbe pure sembrare accettabile... smentito però dalle norme in esso contenute.
Infatti, il ddl cerca di fondere due concetti che nulla hanno a che vedere tra loro: antisemitismo e antisionismo.
Con la sua legge, il (post) camerata Gasparri vuole adottare l'integrale definizione antisemitismo approvata nell'Assemblea plenaria dell'Alleanza internazionale per la memoria dell'Olocausto (International Holocaust Remembrance Alliance – IHRA), svoltasi a Bucarest il 26 maggio 2016:
"Ai sensi della definizione di cui al comma 1 e ai fini della presente legge, per « antisemitismo » si intende una specifica percezione degli ebrei che può essere espressa come odio nei loro confronti, le cui manifestazioni, di natura verbale o fisica, sono dirette verso le persone ebree o non ebree, i loro beni, le istituzioni delle comunità ebraiche e i loro luoghi di culto".
La definizione dell'Ihra, volutamente, non distingue le critiche agli ebrei con le critiche allo Stato di Israele: una trappola semantica che permette di marchiare come “antisemita” chiunque denunci i crimini di guerra di Tel Aviv, chi parli di apartheid, chi osi fare paragoni con i regimi del passato (nazista e fascista).
Secondo questa logica, anche ricordare che il popolo palestinese viene bombardato e privato dei propri diritti fondamentali finirebbe per diventare un atto sospetto. Lo sa bene Francesca Albanese, relatrice ONU per i Territori Palestinesi, accusata di antisemitismo solo per aver detto la verità: che Israele sta violando il diritto internazionale.
In Gran Bretagna, dove una norma simile è già in vigore, i danni prodotti sono stati enormi: conferenze cancellate, professori sotto indagine, ONG come Amnesty International accusate di antisemitismo solo perché hanno osato usare la parola "apartheid", manifestanti accusati di terrorismo.
Scuole e università sotto sorveglianza
Ma il vero colpo di grazia arriva con gli articoli 2 e 3 del ddl. Qui si entra nel cuore del controllo ideologico. Il governo vuole introdurre corsi obbligatori sulla "cultura ebraica e israeliana" – corsi che includono esplicitamente l' "antisionismo" tra le forme di antisemitismo! Tradotto: chi non sposa la narrativa ufficiale israeliana, dovrà rieducarsi.
Scuole e università, già nel mirino per aver ospitato riflessioni critiche sul massacro di Gaza, vengono trasformate in centri di sorveglianza politica. Gli insegnanti che non denunciano "atti antisemiti" – categoria vaga che può includere qualsiasi discussione sul conflitto israelo-palestinese – rischiano sanzioni disciplinari.
Un sistema di delazione istituzionalizzato.
Non è più educazione: è propaganda.
La voce della resistenza: la scuola non si piega
La Flc Cgil non usa mezzi termini: la scuola italiana non ha bisogno di corsi imposti dall'alto per insegnare il rispetto. Ha già una lunga tradizione di impegno civile, memoria e pace. Ciò che serve è libertà di insegnamento, non censura.
Come ha dichiarato la segretaria Gianna Fracassi, la scuola e l'università devono restare luoghi di pensiero critico, pluralismo e confronto democratico. Non caserme ideologiche dove ogni parola deve passare il vaglio del Ministero dell'Interno.
La verità è semplice: si vuole mettere il bavaglio a chi denuncia Gaza
Questo ddl non nasce per combattere l'antisemitismo. Nasce per proteggere l'immagine internazionale di Israele, anche a costo di schiacciare la libertà di espressione, di insegnamento e di pensiero.
È una legge pensata per intimidire, per silenziare chi nelle università, nelle scuole, nei media, osa dire che Gaza è una catastrofe umanitaria e politica.
La ministra Roccella ha definito le università “fra i peggiori luoghi di non riflessione”. Ecco l'obiettivo: spegnere il pensiero critico, trasformare il dibattito in un coro allineato.
Difendere la libertà è un dovere
Questo ddl non è un dettaglio tecnico. È un attacco politico e culturale che mira a riscrivere il significato stesso di libertà di parola in Italia.
Difendere il diritto di criticare Israele non significa negare l'antisemitismo: significa impedire che venga usato come arma per zittire la verità.
E la verità, oggi, è che il governo vuole decidere cosa possiamo pensare, dire e insegnare.
Per questo bisogna opporsi con fermezza. Nelle scuole, nelle università, nelle piazze.
Perché quando la libertà di pensiero viene messa sotto accusa, non è più solo questione di politica estera: è questione di democrazia.


