NO, la Riforma Nordio non piace agli italiani
Si è concluso il Referendum sulla Riforma Nordio e si è chiuso con la vittoria dei NO. Prima che scoppino fuochi d'artificio o lapidazioni a seconda dei casi, meglio fare una analisi neutrale del risultato.
Andiamo ad analizzare alcuni numeri che dimostrano se questo referendum è il segno di uno spostamento a sinistra dell'elettorato o comunque di forte rigetto delle politiche del governo.
Innanzitutto, c'è l'affluenza al 58,9%. Alta, ma non quanto le Politiche del 2022 che raggiunsero il 65% di votanti. Iniziamo col dire che questo differenziale del 6% è un buon indicatore dei voti che mancano al Fronte del SI.
E' un indice di strategia di comunicazione non adeguata da parte del SI, ma anche di disaffezione verso il Centro-destra.
In secondo luogo, i voti raccolti dal vincitore, il Fronte del SI sostenuto da PD, M5S, AVS e la CGIL. In milioni, stiamo parlando di oltre 16 milioni di voti, se il dato si attesta oltre al 54% di preferenze.
Bene, benissimo, il Centrosinistra si è ricompattato e ne parliamo più avanti, ma ... ci sono anche altri numeri.
Il Centrodestra che si attesta verso i 14 milioni di voti, che - però - possono divenire oltre 16 milioni se ci si aggiunge una buona fetta di quel 6% che stavolta non ha votato.
Insomma, come sapevamo fin dall'inizio di questa vicenda circa 1 italiano su 2 era per il SI, mentre circa 1 italiano su 2 era per il no.
E l'effetto 'politico' di un risultato simile?
La vittoria del SÌ rafforza il Centro-Sinistra (CSX), conferendogli maggiore legittimità politica e slancio per le prossime sfide elettorali.
Per il Centro-Destra (CDX), invece, rappresenta una sconfitta strategica, costringendolo a rivedere le proprie priorità e, soprattutto, la comunicazione pubblica.
Nella sostanza, vincere con il 54,6% non dimostra che una fascia significativa dell'elettorato si sia spostata da destra a sinistra. Resta, però, un'iniziativa fortemente voluta da Maurizio Landini che è riuscita a ricompattare il fronte antigovernativo.
E' una tappa, però, da cui i due fronti politici trarranno informazioni preziose sulla fidelizzazione del proprio elettorato nei distretti elettorali.
Il traguardo è nella risposta a queste domande:
- il Fronte del NO ha dimostrato a se stesso che 'uniti si vince', ma su un obiettivo 'facile' come la Giustizia: riuscirà a farlo quando a breve dovrà scegliere un candidato comune e un programma da proporre?
- il Fronte del SI ha toccato con mano che la Giustizia non passa dalle riforme di palazzo, bensì da quelle del sistema e dei codici: riuscirà a bypassare l'impostazione voluta da Nordio?
- su ambedue i lati, cosa bolle in pentola in alcune zone del Sud dove troviamo bassa affluenza e/o maggioranze bulgare, come accadeva in tempi oscuri anche relativamente recenti?
- quanto questa vittoria referendaria voluta da Landini inciderà sulla elezione del nuovo segretario della CGIL in autunno?