Una campagna nazionale per far conoscere alle donne, soprattutto alle più giovani, il test di riserva ovarica: questo il cuore della proposta che approderà alla Conferenza Stato-Regioni. L’obiettivo è semplice: spiegare che il test esiste, a cosa serve e come si può effettuare. Uno strumento che può aiutare a valutare il momento più favorevole per una gravidanza e a individuare precocemente eventuali problemi dell’apparato riproduttivo.

La misura è prevista dalla legge di Bilancio 2025, che assegna al Ministero della Salute 500 mila euro per il 2025 e 1,5 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027. Risorse destinate a finanziare attività territoriali, strumenti informativi e una collaborazione con la RAI per ampliare la diffusione dei messaggi.

Come sarà organizzata la campagna
Le linee operative saranno definite da un tavolo di lavoro condiviso tra Ministero e Regioni, attivo presso il Ministero della Salute. Le Regioni sceglieranno un territorio capofila, incaricato di coordinare e promuovere le iniziative su scala nazionale. La campagna verrà quindi realizzata tramite un Accordo di collaborazione tra Ministero e Regione capofila.

Due comitati sosterranno le attività:

  • Comitato scientifico paritetico, responsabile dei contenuti tecnici e della definizione delle modalità di monitoraggio;
  • Comitato di redazione, composto da esperti di comunicazione istituzionale, con il compito di trasformare il materiale scientifico in contenuti chiari, fruibili e adatti al pubblico.

Il lavoro dei comitati non comporterà spese aggiuntive per le amministrazioni e non prevede compensi o rimborsi per i partecipanti.

Il ruolo dei territori e della RAI
Regioni e Province autonome dovranno diffondere i materiali informativi con gli strumenti considerati più efficaci per raggiungere le cittadine. Parallelamente, il Ministero della Salute utilizzerà un accordo specifico con la RAI per amplificare la campagna sui canali nazionali.

La ripartizione dei fondi 2025
I 500 mila euro previsti per il primo anno sono suddivisi così:

  • 300 mila euro alle Regioni per attività sul territorio nell’ambito dell’Accordo di collaborazione;
  • 200 mila euro alla RAI per la diffusione dei messaggi.

Come stabilito dalla normativa vigente, Trento e Bolzano non partecipano alla ripartizione dei fondi statali.