Salute

Edilizia sanitaria, oltre 115 milioni tornano nelle casse dello Stato: revocati i finanziamenti per ospedali e strutture mai realizzati nei tempi previsti


Più di 115 milioni di euro destinati all'edilizia sanitaria tornano nella disponibilità dello Stato dopo che una serie di interventi programmati non è stata portata avanti entro i termini previsti dalla legge oppure non è mai arrivata alla fase di aggiudicazione dei lavori. È quanto stabilisce il decreto del 20 maggio 2026 del Ministero della Salute, adottato di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7 luglio, che aggiorna la ricognizione delle risorse rese nuovamente disponibili nell'ambito del grande programma nazionale di investimenti previsto dall'articolo 20 della legge 67 del 1988.

Si tratta di un provvedimento che fotografa una realtà significativa: fondi pubblici già stanziati per la modernizzazione della sanità italiana che, a causa del mancato rispetto delle scadenze previste dalla normativa, vengono revocati e rimessi a disposizione del programma nazionale di investimenti. Complessivamente vengono cancellati impegni di spesa per 115.163.325,05 euro.

Il decreto si inserisce nel più ampio piano pluriennale destinato alla ristrutturazione degli ospedali, all'ammodernamento tecnologico delle strutture sanitarie pubbliche e alla realizzazione di residenze sanitarie assistenziali per anziani e persone non autosufficienti. Un programma strategico che, come ricorda lo stesso provvedimento ministeriale, dispone complessivamente di 33,787 miliardi di euro, al netto delle riduzioni già intervenute negli anni.

La revoca delle somme non rappresenta un semplice taglio di risorse, bensì l'applicazione delle disposizioni previste dall'articolo 1, commi 310, 311 e 312 della legge 266 del 2005, successivamente modificata dalla legge 205 del 2017.

La normativa stabilisce infatti che gli accordi di programma possano essere risolti, limitatamente agli interventi interessati, in due casi ben precisi: quando non viene presentata entro i termini la richiesta di ammissione al finanziamento oppure quando, pur essendo stato ottenuto il finanziamento, i lavori non vengono aggiudicati entro diciotto mesi dalla comunicazione alla Regione o alla Provincia autonoma competente, salvo specifiche proroghe autorizzate dal Ministero della Salute.

L'obiettivo della norma è evitare che risorse pubbliche rimangano bloccate per anni su progetti che non avanzano, consentendo invece di rimetterle in circolazione per finanziare nuovi interventi realmente cantierabili.

La quota di gran lunga più consistente riguarda la Campania, alla quale fanno riferimento ben 94.050.000 euro, cioè oltre l'80% dell'intero importo revocato.

Il decreto individua due interventi previsti nell'accordo di programma sottoscritto il 23 agosto 2019.

Il primo riguarda la realizzazione del nuovo ospedale della zona occidentale di Napoli, affidato alla Asl Napoli 1 Centro, per un valore di 70,3 milioni di euro.

Il secondo interessa invece l'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli" e consisteva nell'acquisto delle apparecchiature necessarie alla costituzione del parco tecnologico del nuovo Policlinico di Caserta, per un finanziamento pari a 23,75 milioni di euro.

Secondo quanto riportato nel decreto, la revoca deriva dal mancato rispetto dei termini previsti per la presentazione delle richieste di finanziamento.

La seconda regione per entità delle somme revocate è la Toscana. In questo caso vengono liberati 12.648.988,75 euro destinati all'Azienda ospedaliero-universitaria Senese. Il finanziamento era stato previsto per la realizzazione del nuovo edificio magazzino del presidio ospedaliero Le Scotte di Siena.

Diversamente dai casi campani, qui il decreto evidenzia che l'intervento era stato ammesso al finanziamento ma non è stato aggiudicato entro i termini stabiliti dalla normativa, facendo così scattare automaticamente la revoca delle risorse.

Alla Lombardia vengono invece revocati complessivamente 8.013.810 euro.

Due gli interventi interessati.

Il primo riguarda la realizzazione di un'area oncologica multidisciplinare, il cosiddetto "Cancer Center", presso il presidio ospedaliero di Cremona, per un importo di 7.030.000 euro.

Il secondo interessa invece il presidio ospedaliero San Carlo Borromeo dell'Asst Santi Paolo e Carlo, dove erano stati programmati lavori di adeguamento strutturale e impiantistico dell'Anatomia Patologica per un valore di 983.810 euro.

Il decreto precisa che, oltre al mancato completamento dell'iter previsto, per quest'ultimo intervento si è aggiunta anche la rinuncia formalmente comunicata dalla stessa Regione Lombardia.

Più limitata la somma revocata all'Abruzzo, pari a 450.526,30 euro. Le risorse erano destinate alla Asl 202 di Chieti e avrebbero dovuto finanziare interventi di ristrutturazione, oltre all'acquisto di arredi e attrezzature, per la Residenza sanitaria assistenziale di Ortona e per il Distretto sanitario di base di Guardiagrele.

Anche in questo caso il provvedimento evidenzia il mancato rispetto delle scadenze previste per la presentazione della documentazione necessaria all'ammissione definitiva del finanziamento.

Il Ministero della Salute chiarisce che la ricognizione è stata effettuata attraverso verifiche congiunte con le Regioni interessate.

Dall'istruttoria è emerso che Abruzzo e Campania presentano interventi per i quali non erano state presentate nei tempi previsti le richieste di finanziamento.

Per Toscana e Lombardia, invece, si tratta prevalentemente di opere già ammesse ai finanziamenti ma mai aggiudicate entro i diciotto mesi previsti dalla legge. Nel caso lombardo pesa inoltre la rinuncia regionale relativa all'intervento del San Carlo Borromeo.

La tabella allegata al decreto riassume la distribuzione delle somme revocate: 450.526,30 euro per l'Abruzzo, 94.050.000 euro per la Campania, 8.013.810 euro per la Lombardia e 12.648.988,75 euro per la Toscana, per un totale complessivo di 115.163.325,05 euro.

La revoca non determina la perdita definitiva delle risorse per il sistema sanitario nazionale. Il decreto stabilisce infatti che i 115 milioni di euro rientrino nella disponibilità del programma nazionale di investimenti previsto dall'articolo 20 della legge 67 del 1988 e possano quindi essere destinati, secondo le procedure previste dalla normativa, ad altri interventi coerenti con le finalità del piano.

L'obiettivo rimane quello di sostenere il rinnovamento del patrimonio edilizio sanitario italiano, favorire l'ammodernamento tecnologico degli ospedali pubblici e rafforzare la rete delle strutture assistenziali per una popolazione sempre più anziana e con crescenti esigenze di assistenza.

Il provvedimento porta la firma del ministro della Salute Orazio Schillaci e del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ed è stato registrato dalla Corte dei conti il 16 giugno 2026, diventando operativo con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del 7 luglio.

Autore Vincenzo Petrosino
Categoria Salute
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