Secondo quanto riportano le agenzie di stampa, sulla base di Ynet, in un videomessaggio, Greta Thunberg e altri attivisti hanno dichiarato: “Stiamo salpando di nuovo per rompere l’assedio, e questa volta salperemo con decine di imbarcazioni e mobilitazioni coordinate da 44 Paesi in tutto il mondo“.
«Sarà un messaggio al mondo intero, un promemoria che i palestinesi a Gaza e in tutta la Palestina non sono soli, e che i popoli non resteranno in silenzio», hanno dichiarato gli attivisti della Global Freedom Flotilla.
Gli attivisti già avevano provato a raggiungere Gaza senza successo
A giugno scorso, tre iniziative pacifiche hanno cercato di rompere l’assedio israeliano in Palestina, grazie a migliaia attivisti e volontari. La Freedom Flotilla, infatti ha navigato verso gaza, mentre la Global March to Gaza e il Sumud Convoy via terra. Tentativi non riusciti, purtroppo. Nel primo caso, l’esercito israeliano ha sequestrato l’equipaggio che portava aiuti a Gaza, rimpatriandolo dopo diversi giorni di carcere. Molti giornalai questo aspettavano, per attaccare gli attivisti, i pacifisti e gli ambientalisti; insomma tutta gente scomoda per i loro padroni.
Un paio d’anni fa, Greta Thunberg, è stata esclusa dalle aule scolastiche israeliane e dalla tv: l’annuncio arrivò direttamente dal ministero dell’Istruzione israeliano, il quale annunciò l’intenzione di rimuovere ogni riferimento all’attivista svedese dopo un post con un cartello anti-israeliano con la scritta “stare con Gaza“. Anche in Italia non viviamo una felice stagione per la libertà di stampa e di opinione.
Anzi, molti mass media, giornalisti e programmi tv gridano all'allarmismo climatico come a qualcosa da arginare. Cosa faremmo senza petrolio? Magari meno guerre!
La flotta di navi per Gaza: Quale potrebbe essere la reazione di Israele?
Questa volta gli occhi del mondo intero sono puntati sulla spedizione di navi enorme e senza precedenti. La stampa sta dando poco risalto a questa notizia, per ovvie ragioni.
La reazione dello Stato genocida non dovrebbe, non può essere violenta, perché potrebbe scatenare un’indignazione della società civile internazionale — ad esempio con un rilancio del boicottaggio — seguita magari da qualche timido segnale dei nostri governanti? Chi lo può dire? Staremo a guardare, con occhi e orecchi bene aperti, e soprattutto con la mente e con il cuore aperti, da sempre contro ogni forma di guerra e di violenza.
Dittatori e governanti hanno potere, così sembra, ma spesso, come la storia ci insegna l'opinione pubblica, la mobilitazione generale possono fare la differenza. Non è vero che non conta cosa milioni di persone vogliono e pensano.
Lifestyleslow seguirà la spedizione con aggiornamenti e notizie a partire dal 31 agosto 2025.


