Radicali e fragili: politica, estremismo e disturbi psichiatrici nell'era dei social
Nelle ore successive a un attentato, la narrazione pubblica si spacca quasi sempre in due. Da un lato c'è la condanna della matrice politica o religiosa; dall'altro, il tentativo di liquidare l'attentatore come un "pazzo isolato".
La realtà scientifica e investigativa degli ultimi anni sta però dimostrando che queste due dimensioni – l’estremismo ideologico e la vulnerabilità psichica – non si escludono a vicenda, ma si alimentano a vicenda. Soprattutto quando parliamo di "lupi solitari" o terroristi domestici.
I dati emersi dalle più recenti analisi criminologiche, inclusi i rapporti storici dell’FBI e i monitoraggi di Europol, tracciano un confine netto. Se tra i terroristi che operano all'interno di cellule organizzate la percentuale di disturbi psichiatrici è sorprendentemente bassa (tra il 3% e l'8%, in linea con la popolazione generale), la musica cambia drasticamente quando si analizzano i cosiddetti lone actors.
Tra gli attentatori individuali, la presenza di patologie psichiatriche diagnosticate oscilla tra il 25% e il 40%.
Un'approfondita indagine condotta dal Federal Bureau of Investigation (FBI) sul terrorismo individuale ha rivelato che il 25% degli attentatori solitari aveva ricevuto una diagnosi psichiatrica formale già prima di entrare in azione. A questi si aggiunge un ulteriore 13% la cui diagnosi è stata formalizzata subito dopo l'arresto.
Gli studi accademici internazionali guidati da esperti di radicalizzazione come Paul Gill (University College London) confermano questo trend: chi pianifica ed esegue un attacco da solo ha una probabilità fino a 13 volte superiore di soffrire di un disturbo mentale rispetto a chi milita in un gruppo strutturato.
Il motivo di questa discrepanza è logistico e relazionale. Le organizzazioni terroristiche tradizionali (come Al-Qaeda o lo Stato Islamico del passato) tendono a scartare i soggetti instabili, giudicati inaffidabili, imprevedibili e pericolosi per la sicurezza della cellula.
Al contrario, la rete internet e i canali di propaganda odierni – che spaziano dal jihadismo al suprematismo bianco, fino al canale dell’eco-terrorismo – non fanno selezione all'ingresso. Chiunque può radicalizzarsi davanti a uno schermo.
Le patologie riscontrate dagli esperti non seguono un unico binario, ma si dividono in macro-categorie:
- Disturbi dell'umore e d'ansia: Gravi forme di depressione, spesso alimentate da fallimenti personali, disoccupazione o emarginazione sociale.
- Disturbi di personalità: Tratti antisociali, borderline o narcisistici, dove il desiderio di rivalsa e di "lasciare un segno nel mondo" diventa ossessivo.
- Disturbi dello spettro psicotico: Casi di schizofrenia o deliri persecutori in cui le allucinazioni personali del soggetto trovano una "spiegazione" e una legittimazione nella retorica bellica dell'estremismo.
Gli psichiatri e i criminologi concordano su un punto fondamentale: il disturbo mentale non è quasi mai la causa diretta e unica dell'attentato.
La follia da sola non crea un terrorista. La malattia agisce piuttosto come un potente fattore di vulnerabilità. Un individuo isolato, affetto da un profondo senso di alienazione o da un disturbo persecutorio, sperimenta una costante frustrazione.
In questo vuoto esistenziale si inserisce la propaganda online. L'ideologia radicale offre a queste menti fragili una risposta preconfezionata: fornisce un nemico esterno a cui imputare le proprie sofferenze e propone una soluzione catartica: la violenza. L'atto di sangue viene così nobilitato, trasformando un uomo disperato e marginalizzato in un "guerriero" o in un "martire" agli occhi della propria comunità virtuale.
Cambia poco che il nemico siano i politici o il sistema, gli immigrati o una confessione religiosa, i ceti benestanti o i barboni, il colore della pelle o la regione di provenienza.
La sovrapposizione tra problemi di salute mentale e radicalizzazione rende i lupi solitari la minaccia più imprevedibile per le forze dell'ordine. Non essendoci scambi di messaggi interni a una cellula o passaggi di denaro tracciabili, l'attività di prevenzione non può più basarsi solo sulle classiche tecniche di intelligence.
Intercettare il disagio mentale prima che incontri la camera d'eco dell'estremismo online non è solo un fatto di salute personale e di sanità pubblica; è, oggi più che mai, l'unico vero modo per disinnescare la bomba prima che sia troppo tardi.