In Trentino il numero di infermieri disponibili è diventato così scarso che alcune strutture sanitarie non sono riuscite ad aprire i punti di primo intervento in località turistiche importanti durante un periodo dell’anno in cui la domanda di assistenza è particolarmente alta. La mancanza di personale ha costretto i dirigenti a sospendere l’avvio di quei servizi perché non c’erano professionisti sufficienti da poter assegnare a quei turni, nonostante i tentativi di far fronte alla situazione attingendo alle graduatorie e alle agenzie esterne.
Non si tratta di un problema appena nato: da tempo le corsie degli ospedali e dei servizi sanitari territoriali sono sotto pressione. Gli infermieri rimasti in servizio si trovano a coprire turni estenuanti, spesso ben oltre le otto ore previste, senza riuscire a prendere tutte le ferie accumulate. La combinazione di turni lunghi e carenza di personale sta portando molti a segnalare un carico di lavoro pesante, con ripercussioni sia sulla loro salute sia sulla qualità delle cure che possono offrire.
Il Trentino, pur avendo un numero di infermieri per abitante leggermente superiore alla media nazionale, è ancora sotto la soglia considerata adeguata nei paesi sviluppati. Secondo le analisi di chi monitora questi dati, nella provincia mancherebbero centinaia di professionisti per poter affrontare con tranquillità sia l’assistenza ordinaria sia le esigenze che emergono con l’invecchiamento della popolazione e l’espansione dei servizi sul territorio.
Un altro elemento critico riguarda l’età media del personale infermieristico. Molti sono prossimi all’età pensionabile e si prevede che ogni anno decine di infermieri lasceranno il servizio per andare in pensione. A questo si aggiunge il fenomeno di chi sceglie di lasciare il servizio pubblico per lavorare nel privato o in altre regioni dove le condizioni contrattuali possono risultare più favorevoli.
Questa combinazione di pensionamenti, trasferimenti e scelte professionali sta erodendo progressivamente l’organico. Le ripercussioni si avvertono non solo nei reparti ospedalieri ma anche nella pianificazione futura dei servizi sanitari che si desidera ampliare o riorganizzare, come le strutture di prossimità orientate alla prevenzione e all’assistenza territoriale.
Gli osservatori ritengono che senza un intervento serio per rendere la professione infermieristica più sostenibile — con migliori condizioni di lavoro, percorsi di carriera più chiari e una maggiore valorizzazione dell’esperienza sul campo — la situazione rischia di peggiorare, con potenziali ricadute negative sull’accesso alle cure da parte dei cittadini e sulla capacità delle strutture di far fronte alle necessità sanitarie future.


