Politica

7 ottobre: continua il complice silenzio di Mattarella sulle responsabilità dello Stato ebraico

«Il 7 ottobre del 2023 rimane e rimarrà nelle coscienze come una pagina turpe della storia: un vile attacco terroristico che avvenne contro inermi cittadini israeliani, recando grave danno alla causa della pace e della reciproca sicurezza in Palestina. Una ferita che ha colpito ogni popolo.L'orrore e la condanna, pubblicamente e ripetutamente espressa, per la violenza crudele e inaccettabile delle armi di Israele - che fa pagare alla popolazione di Gaza un intollerabile prezzo di morte, fame e disperazione, cui è indispensabile porre fine, con la necessità che Israele applichi con pienezza le norme del diritto internazionale umanitario - non attenua orrore e condanna per la raccapricciante ed efferata violenza consumata quel giorno da Hamas.L'uccisione e le violenze contro centinaia di ragazze e ragazzi che ascoltavano musica in un rave, quelle, nelle loro abitazioni, contro persone inermi di ogni età, dall'infanzia alla vecchiaia, richiamano al dovere di una condanna perenne, rifiutando un accomodante e cinico modo di pensare che rimuova l'infamia di quella giornata.Quanto avviene a Gaza e i diversi sentimenti che suscita non possono confluire in quello ignobile dell'antisemitismo che, particolarmente nel secolo scorso, ha toccato punte di mostruosa atrocità, e che oggi appare talvolta riaffiorare, fondandosi sull'imbecillità e diffondendo odio.A due anni dal 7 ottobre 2023 desidero rinnovare la vicinanza al popolo di Israele e ai familiari delle vittime e delle persone rapite, che vanno immediatamente liberate, nell'auspicio che i tentativi di porre fine a questa inaudita ondata di violenza abbiano al più presto esito positivo».
Le parole pronunciate dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, sul 7 ottobre suonano oggi come una resa morale, un copione ripetuto per non disturbare l'ordine geopolitico imposto da Israele e dai suoi alleati. Ancora una volta condanna i crimini di Hamas e delle altre milizie della resistenza palestinese — e fin qui nulla da eccepire — ma si ferma sempre un passo prima di chiamare le cose col loro nome: genocidio.

Mentre Gaza viene cancellata dalle mappe, mentre migliaia di civili — donne, bambini, anziani — vengono annientati dai bombardamenti, il presidente della Repubblica continua a recitare la formula che include la "necessità che Israele applichi il diritto internazionale umanitario". Una formula talmente vuota da suonare come complicità.

Mattarella parla di "orrore e condanna per le armi di Israele", ma il suo linguaggio è calibrato, prudente, studiato per non urtare. Non una parola sulle responsabilità dirette dello Stato israeliano in anni di occupazione, apartheid e massacri documentati. Se sono da considerarsi un pogrom i 1139 israeliani uccisi il 7 ottobre, come dovremmo allora chiamare i circa 14.000 palestinesi uccisi da Israele tra il 2000 e il 2023? Perché non citare anche loro come origine di quanto accaduto il 7 ottobre? Il sangue versato ha lo stesso colore, da qualunque parte scorra. Oppure dobbiamo credere che il sangue dei palestinesi valga meno?

Il Presidente ammonisce contro l'antisemitismo, ma evita accuratamente di distinguere tra la religione e l'ideologia di uno Stato coloniale che si appropria di quel dolore per giustificare nuove atrocità. Criticare Israele non è antisemitismo: è dovere morale. Denunciare i crimini di guerra, le deportazioni e le esecuzioni sommarie non è odio: è umanità. La vera follia è ridurre ogni voce di protesta a "odio verso gli ebrei", come se la solidarietà con il popolo palestinese fosse una colpa.

Il silenzio, però, è una forma di scelta politica. E Mattarella, scegliendo di non nominare il genocidio, lo legittima. Scegliendo di non ricordare i bambini di Gaza, si schiera — anche se non lo ammette — con chi li bombarda. La neutralità, in tempi di sterminio, non è equilibrio: è complicità.

Qualcuno ricordi a Mattarella che il presidente dell'Italia, Repubblica che si fonda sull'antifascismo, e non il presidente dello Stato ebraico di Israele, una presunta democrazia, che si fonda su un preciso piano di pulizia etnica messo in atto fin dal 1948.

Mattarella smetta di farci vergognare.

Autore Piero Rizzo
Categoria Politica
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