Amarcord: Walter Casagrande
Avete mai visto un gol segnato calciando dalla linea di fondo? Certo.
E calciando dalla linea di fondo spalle alla porta?
Siamo ad Ascoli : nel campanello sul portone non c’è scritto nulla, ma è la casa di Walter Junior Casagrande. E’ via Assisi, quartiere residenziale di Villa Pigna, il regno di Costantino Rozzi con le terrazze degradanti in un boschetto. Casagrande abita al secondo piano, a mezza collina, come quasi tutti i calciatori dell’Ascoli: “E’ vero, in Brasile abitavo in una metropoli come San Paolo e qui sono 50 mila abitanti, ma con mia moglie qui ad Ascoli stiamo benissimo”. Cosa fai di solito quando non giochi e non ti alleni? “Non siamo mai andati al mare a San Benedetto e raramente andiamo in centro. Siamo saliti a Monte Piselli una sola volta, per far vedere la neve al piccolo Hugo Casagrande che ha un anno. Però quando siamo arrivati, la neve non c’era. Mia moglie Monica va a insegnare pallavolo, perché è professoressa di educazione fisica e io vado all’allenamento. La sera ce ne stiamo a casa ad ascoltare musica o a vedere la tv”.
Eppure Walter Casagrande tradisce questa liturgia da casa e bottega per ben due volte a settimana. Ma si può sapere dove vai ? “Al conservatorio Cori Jesus a studiare musica teorica e per imparare a suonare la viola. Non c’è solo il calcio . Ho un’altra grande passione: il blues e ho tutti i dischi di Janis Joplin e Jimi Hendrix. Poi faccio le parole crociate. Tantissime, ma in portoghese : me le faccio spedire”. Volto pulito e simpatico incastonato in una criniera fluente e riccioluta. Quattro sigarette al giorno al massimo, un caffè dopo i pasti, zero alcolici: “E’ vero che in Brasile certi equivoci nacquero per la mia adesione alle idee politiche del mio amico Socrates. La gente bisogna conoscerla prima di giudicarla e le chiacchiere non contano”.
E’ stato un buon inizio di campionato: Ascoli-Empoli 2-0, piazzato a giro col destro e palla sotto l ‘incrocio. Poi Ascoli-Verona 1-1, drop violento di destro e palla nell’angolino. E quell’ Inter-Ascoli 2-2 a San Siro con gol splendidi di Carillo e Dell’Oglio, in cui ha messo lo zampino con due tocchi di prima. Dopo poche settimane, parla già un buon italiano, legge i giornali e adora le storie sul calcio: “Parlate delle grandi squadre, delle grandi partite, ma ci vorrebbero le storie sulle piccole che lottano per la salvezza. Anche i loro tifosi vorrebbero sapere”.
E i tuoi inizi nel calcio? “Ho fatto calcetto a 8 anni. Poi pallavolo in collegio. E’ arrivato il Corinthians e mi hanno inserito nel loro settore giovanile. Ho militato sempre lì, tranne un’annata alla Caldense e mezzo campionato nell’ ’84 al San Paolo con Careca: insieme facemmo 12 gol e insieme siamo andati in Nazionale. Sua moglie ha tenuto a battesimo mio figlio. Ho segnato 96 gol in 5 stagioni in Brasile, poi fatto 19 partite e 8 gol nella Selecao, giocandone 3 (tutte vinte) a Messico ’86. Adesso però la Nazionale non m’interessa più. Troppi problemi e io problemi non ne voglio”.
Adesso sei in Italia. E’ il campionato più bello del Mondo? “Ho sempre sognato di venire in Italia e tutti mi ripetevano che sarei stato adatto al vostro calcio, perché io non gioco con la palla nei piedi, ma cerco di sempre di intuire dove la palla può andare. Vedo sempre prima la giocata, la studio, sperando nell’errore dell’avversario. Ci provo una, due, tre volte. Nel dicembre ’86 sono stato parcheggiato al Porto e nella finale di Coppa dei Campioni contro il Bayern ero in panchina: posso dire di essere campione d’Europa”.
E il tuo rapporto con Castagner? “ E’ incredibile una cosa: mister Castagner aveva una cassetta su di me fin dai tempi in cui allenava il Milan e l’Inter. Forse gli è servita per decidere sul mio acquisto. L’estate scorsa mi voleva il Torino, ma alla fine hanno preferito Polster. Non erano sicuri che fossi guarito completamente dall’infortunio alla tibia. Invece eccomi qua. E sono felice ad Ascoli. Sono venuto qui perché m’interessava farmi conoscere da voi, ma voglio andare a giocare in una grande squadra. Fin da ragazzino ero sempre affascinato dall’Inter, ma non so il perché e mi piace moltissimo Milano come città”.
Qual è la punta straniera più forte in Italia, fai una classifica?
“Primo Careca, secondo Elkjaer, terzo Casagrande”.
Salta con sua moglie sulla Fiat Croma e se ne vanno: destinazione stadio, campo di pallavolo e scuola di musica.
Pochi giorni dopo l’intervista, tutti al Del Duca. E’ domenica pomeriggio, 20 dicembre 1987: la riprende dopo un palo di Scarafoni, la controlla, la protegge coi suoi 85 chili nel suo metro e 91 sul filo della linea di fondo, ma è spalle alla porta.
Inventa una giravolta col destro e la incastona nell’altro angolo. Impossibile per tutti.
Tranne per Walter Junior Casagrande. Ascoli-Fiorentina 3-0.
Ed è solo l’inizio.
A proposito, buon compleanno.
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(Fonte: Raffaele Dalla Vite - Gazzetta)