La chiamano "pace", ma è una pace costruita con i droni e i dollari. Quella di Trump e Netanyahu non è una tregua, è un patto di ferro e denaro per trasformare Gaza in un protettorato d'affari e - per chi non lo avesse ancora capito - ridurre i palestinesi a manodopera amministrata dai ricchi del Golfo. Un condominio coloniale, dove gli israeliani gestiscono la sicurezza e gli emiri finanziano la facciata della ricostruzione, mentre lo Stato palestinese scompare dalle mappe e dalle coscienze.
È la pace delle armi e delle banche
Dietro i sorrisi e i proclami, la realtà è brutale. Israele continua a occupare metà della Striscia, i coloni armati (terroristi ebrei) divorano la Cisgiordania pezzo dopo pezzo con il consenso delle democraticissime istituzioni dello Stato israeliano, e i palestinesi vengono confinati in lembi di terra frammentata, come riserve umane in un deserto di cemento e filo spinato. Trump applaude, Netanyahu incassa, e l'Occidente finge di non vedere. Dall'altra parte, Turchia ed Egitto si fanno attrarre dal miraggio dei miliardi qatarioti e delle monarchie del Golfo. Tutti a spartirsi la carcassa di un popolo esausto. Allo stesso tempo gli opinionisti della pulizia etnica firmata Tel Aviv minacciano e irridono chiunque non applauda a questo schifo (in Italia, stiamo parlando di pseudo giornalisti come Parenzo, Mieli, Sechi, Porro, Sallusti e altra "gente" di tal calibro).
L'affronto di Doha e la vendetta americana
Non è un mistero come ci siamo arrivati. Il 9 settembre Israele ha bombardato i mediatori di Hamas a Doha senza nemmeno avvisare l'emiro che ospita 10.000 marine statunitensi. Netanyahu ha colpito un cliente d'oro del complesso militare-industriale americano, e Trump gliel'ha fatta pagare a modo suo: aprendo una base del Qatar in Idaho. Il messaggio è chiaro: "I clienti di Washington non si toccano". E il resto del mondo può solo allinearsi o essere escluso dal banchetto.
Il Consiglio della "Pace" ovvero il comitato d'affari del secolo
Trump, nel suo discorso trionfale alla Knesset, si è autoproclamato presidente del "Consiglio della Pace" — "il più ricco della storia", come ama ripetere. Ma dietro quella formula si nasconde la vera natura del piano: un cartello di interessi economici costruito sul Patto di Abramo, dove i ricchi decidono e i poveri devono obbedire. Gaza, ridotta a un cimitero di macerie, diventa il laboratorio di un capitalismo post-bellico che promette stabilità solo a chi si arrende.
Il 7 ottobre come giustificazione eterna
Nella narrativa di Trump e Netanyahu, quanto accaduto il 7 ottobre diventa la licenza per ogni crimine successivo. Serve a cancellare il genocidio di Gaza, a insabbiare le responsabilità, a riabilitare Netanyahu dagli scandali interni con la complicità della Casa Bianca. Tutti assolti, mentre le ruspe spianano le macerie e preparano il terreno per il Nobel della vergogna: la "pace" costruita sui cadaveri.
Da Camp David a Oslo, la storia ha già mostrato il prezzo della pace imposta dall'alto: Sadat e Rabin l'hanno pagata con la vita. Ora si pretende che la tregua nasca da un cumulo di morti. E chi non applaude, viene escluso dalla foto di Sharm el Sheikh, trasformata in un galà diplomatico per chi può permettersi il biglietto d'ingresso.
La tregua dell'imposizione
Quello di Trump non è un processo di pace: è un diktat. Nessun negoziato tra le parti, nessuna visione politica per i palestinesi, nessuna sovranità da ricostruire. Solo una tregua fragile, imposta con la forza e garantita — forse — da una forza internazionale di stabilizzazione che non esiste ancora. E anche se arrivasse, servirebbe a chi? A proteggere una Palestina senza Stato o a imporre un ordine militare sotto copertura "umanitaria"?
Intanto, nel caos, Trump concede a Hamas — sì, ai "terroristi" di Hamas — il ruolo di polizia temporanea di Gaza. Un cortocircuito grottesco, ma funzionale al progetto: mantenere un equilibrio artificiale tra occupanti e occupati, in attesa che la memoria si spenga.
Un futuro senza orizzonte
Abu Mazen, stanco e isolato, continua a rappresentare un'Autorità Palestinese ormai vuota, mentre Hamas e la Jihad islamica riempiono il vuoto politico. L'illusione della "fine dell'Islam politico" è solo propaganda: Trump lo sa bene, visto che a Riad stringe la mano a ex membri di Al Qaida riciclati in uomini d'affari. Il prossimo "comitato della pace" potrebbe includere anche loro!
Il fallimento annunciato
La verità è che questa pace non esiste. È una tregua mercenaria, costruita sul sangue, sull'opportunismo e sull'oblio. È un esperimento di dominio travestito da ricostruzione. E come ogni pace imposta dall'alto, è destinata a esplodere.
Perché nessun popolo può essere comprato per sempre, e nessuna guerra può essere sepolta sotto una colata di cemento e contratti miliardari.
Il Medio Oriente non ha bisogno del "Consiglio della Pace" di Trump: ha bisogno di giustizia. E finché la giustizia sarà calpestata da chi bombarda di giorno e firma accordi di notte, la pace resterà solo una parola vuota.


