Il ministro temporaneamente assegnato a Trasporti e Infrastrutture, nonché vicepremier e segretario della Lega di lui stesso premier, stiamo parlando di Matteo Salvini, ha commentato così la "schiacciante" vittoria di Zohran Mamdani alle elezioni del 4 novembre, a seguito delle quali è stato eletto a sindaco di New York:
"Primo sindaco islamico a New York. Nella città ferita l'11 settembre hanno scelto un primo cittadino socialista, pro-pal, pro-gender che ha dichiarato che serve “togliere fondi alla polizia”, “non dovrebbero esistere i miliardari”, e nel 2021 aveva persino strizzato l'occhio all'abolizione della proprietà privata.In Gran Bretagna, la nuova Segretaria di Stato per gli Interni Shabana Mahmood, di recente ha affermato che “l'Islam è la cosa più importante della mia vita, tutto ciò che guida le mie azioni”.Ecco i nuovi idoli della sinistra. Che ne pensate?"
Il "che ne pensate" è l'invito rivolto ai suoi seguaci a commentare la dichiarazione facendo a gara a replicare le "bestialità" relative ai commenti inviati dai bot controllati dai suoi social media manager.
Perché parlare dell'ennesima "salvinata"? Perché tale dichiarazione è un concentrato di allarmismo, semplificazioni e insinuazioni tossiche.
Salvini usa l'attentato dell'11 settembre come arma retorica per insinuare che l'appartenenza religiosa del sindaco sarebbe, di per sé, un problema. Collegare “islamico” e “New York ferita” è un gioco sporco che alimenta sospetto e divisione. Costruisce l'idea che chi è musulmano e ricopre cariche pubbliche rappresenti automaticamente una minaccia o un tradimento verso i “valori occidentali”.
“Socialista, pro-pal, pro-gender” — tutto messo nello stesso calderone, come se fossero tre sinonimi di catastrofe, senza nemmeno argomentare perché queste posizioni sarebbero negative. L'articolo non discute idee, ma lancia parole come pietre per evocare un “mostro culturale” creato ad hoc.
Frasi come “togliere fondi alla polizia” o “non dovrebbero esistere i miliardari” possono essere discusse seriamente, ma qui vengono sparate come accuse morali, senza contesto, programma, motivazioni o alternative. Viene citata persino l'“abolizione della proprietà privata” del 2021, buttata lì per fare scandalo, senza spiegare che si trattava di provocazioni ideologiche o discussioni su modelli redistributivi.
La frase della ministra britannica (“l'Islam è la cosa più importante della mia vita”) viene presentata come se significasse: “governerà secondo la sharia”, quando nella realtà moltissimi politici dichiarano che la loro fede (cristiana, ebrea, ecc.) guida i loro valori — e nessuno grida allo scandalo quando lo dice un cattolico... oppure un ebreo. Qui invece la religione diventa automaticamente sinonimo di incompatibilità con la democrazia.
Il testo non chiede davvero “che ne pensate?”, sta chiaramente dipingendo “i nuovi idoli della sinistra” come invasori culturali, pericolosi e anti-occidentali.
Fa leva su un sottinteso inquietante: se non sei bianco, cristiano e di destra (preferibilmente estrema), allora sei da temere.
Tenta di associare Islam + sinistra + antisemitismo + anti-polizia + caos sociale in un'unica narrazione. Lascia intendere che democrazia = scegliere solo persone conformi a un certo standard identitario. Il resto è “tradimento”. Sfrutta la paura invece del ragionamento: non è un'analisi, è propaganda emotiva.
In sostanza, più che una riflessione politica, è una costruzione polemica che usa religione, terrorismo e ideologia come armi simboliche per alimentare diffidenza e divisione.
La dichiarazione di Salvini, in pratica, può essere considerata potenzialmente rilevante ai fini dell'articolo 3 della Legge Mancino, perché attribuisce implicazioni negative a persone sulla base della loro religione (Islam); associa la fede islamica a terrorismo, pericolo e incompatibilità con funzioni pubbliche; presenta esponenti musulmani come minaccia sociale o politica, alimentando un clima di disprezzo e diffidenza verso una categoria religiosa.
Ma uno che fa il ministro, non dovrebbe rappresentare e favorire l'unità nazionale e non divisioni e discriminazioni promuovendo concetti offensivi, senza alcuna relazione con la realtà dei fatti?


